Lavoro

Bar-tender in attesa di una "missione"

04 Luglio 2011

Spillare la birra, preparare cocktail, gestire clienti e fornitori, sognando però di partire, andare lontano, molto lontano, fuori dall’Italia e probabilmente anche fuori dall’Europa. Torinese, classe 1983, Angelo Valsesia ha conseguito nel maggio 2010 all’Università di Firenze la laurea specialistica in Relazioni internazionali, con una tesi sul conflitto civile in Sierra Leone che gli è valsa la lode. Nel suo curriculum, anche dieci mesi vissuti in Lituania, un master in Peacekeeping management e un’esperienza con una ong in un campo profughi nel sud-est asiatico. Carte in regola, quindi, per svolgere una professione non comune, quella di andare a risolvere problemi e a mantenere la pace in territori, prevalentemente nel sud del mondo, da cui tutti gli altri si tengono accuratamente lontani. Ma l’accesso ai progetti di cooperazione è difficile, anche a causa degli alti standard di specializzazione richiesti dalle organizzazioni internazionali. Lui, per il momento, è deciso a non mollare e, nell’attesa, per mantenersi lavora in un pub di Firenze.

Perche hai scelto di occuparti di relazioni internazionali?
“E’ un campo che mi ha sempre interessato, così dopo le superiori ho valutato diversi atenei, Milano, Torino, ma poi ho scelto Firenze, la città mi affascinava, e, per dirla tutta, volevo anche iniziare a vivere da solo”.

Come giudichi la tua esperienza universitaria?
“Sono rimasto molto soddisfatto, ma devo aggiungere che in buona sostanza l’impegno ho dovuto metterlo tutto io, non esisteva un buon rapporto tra studenti e insegnanti, anzi da questo punto di vista la situazione era abbastanza carente. Speravo di mantenere i contatti con alcuni docenti, ma loro non si sono mostrati interessati in questo senso. In compenso ho un ottimo ricordo dei miei colleghi studenti”.

Dal tuo curriculum è evidente il tuo interesse per la cooperazione internazionale. Hai avuto qualche esperienza all’estero?
“La più significativa è stata in Thailandia, dove sono stato otto settimane per raccogliere informazioni e documenti su quella che poi sarebbe diventata la tesi della triennale. In quel periodo sono stato in un campo profughi al confine con la Birmania gestito dalla associazione fondata dal premio Nobel Aung San Suu Kyi. Lì mi sono occupato dei bambini del campo ed è stata un’esperienza estremamente positiva”.

Con l’Erasmus, invece, hai vissuto per dieci mesi in Lituania. Come ti sei trovato?
“Il contesto universitario in Lituania è veramente ottimo. L’atmosfera è stimolante, gli insegnanti sono di alto livello e lo stesso si può dire per le strutture accademiche. Devo precisare però che è assolutamente doveroso mantenere un basso profilo con gli studenti locali e i cittadini lituani, essere gentili con loro e non tirare troppo la corda. Io ho seguito questa linea e tutto è andato bene. Studenti provenienti da altri paesi, ricordo in particolare alcuni francesi un po’ troppo esuberanti, hanno deciso di comportarsi diversamente e se ne sono pentiti: i lituani infatti reagiscono alle provocazioni passando abbastanza velocemente ai fatti…”.

Tra il 2007 e il 2008 a Torino hai frequentato un master in Peacekeeping management. Ti è stato utile?
“Era un master di primo livello. Sul piano pratico mi è piaciuto molto, abbiamo frequentato training veramente interessanti su tutte le situazioni in cui ci si può imbattere nelle zone calde del mondo. Abbiamo persino fatto una simulazione che prevedeva il nostro sequestro da parte di combattenti ribelli. In più abbiamo collaborato con i carabinieri, con la Nato e con la Croce Rossa che si occupavano della nostra formazione. Tuttavia, a mio avviso, il Master è stato molto meno adeguato sul piano teorico, senza contare che alla fine del tutto non c’è stato alcun periodo di tirocinio, cosa che dal mio punto di vista sarebbe stato fondamentale”.

E oggi cosa fai?
“Lavoro in un pub come bar-tender, che in pratica vuol dire che faccio il barman. Come lavoro temporaneo va bene, ma ovviamente aspetto la prima occasione per trovare il modo di partire per mettere in pratica quello che ho imparato. Il fatto è che bisogna saper aspettare il momento adatto”.

Che consiglio daresti ad uno studente che sta facendo il tuo stesso percorso di studi?
“Fondamentalmente darei un solo consiglio: per seguire questo percorso lo studente deve trovare una grande motivazione in se stesso”.

Cosa pensi di AlmaLaurea?
“Secondo me AlmaLaurea è un po’ un mito, a dire il vero non ne so molto, di sicuro è una buona mailing list, ma per ora mi hanno fatto poche offerte e non molto interessanti”.