Lavoro

Una bibliotecaria all’università

20 Settembre 2011

Denise Picci rappresenta il caso, non più tanto anomalo, di chi già lavorando decide di tornare fra i banchi di scuola. Forlivese, classe 1961, subito dopo il liceo ha iniziato a lavorare come animatrice socio-culturale, occupandosi anche del “Progetto Giovani” del Comune di Forlì. Nel 2002 ha vinto un bando ed è entrata in Sala Borsa, la nuova e grande biblioteca comunale di Bologna. Non bastandole la formazione sul campo e sentendo la necessità di avere solide basi teoriche, ha deciso di iscriversi all’Università, conseguendo, alla sede forlivese dell’ateneo bolognese, prima la laurea triennale in Conservazione dei beni culturali e quindi la specialistica in Archivistica e biblioteconomia, entrambe con il massimo dei voti. Dopo un passaggio alla Biblioteca universitaria di Giurisprudenza, sempre a Bologna, è riuscita a riavvicinarsi a casa e adesso lavora presso la biblioteca Aurelio Saffi di Forlì. Ma oltre all’attività di bibliotecaria, Denise Picci gestisce e organizza corsi d’aggiornamento per i suoi colleghi, un’opportunità che non avrebbe avuto senza aver frequentato l’università.

Come mai dopo la maturità classica ha deciso di non iscriversi all’Università?

“Non è proprio così. In realtà mi ero iscritta a Lettere, ma poi, cominciando a lavorare, ho lasciato perdere. Comunque non è stato tempo perso. Quando mi sono iscritta al corso in Conservazione dei beni culturali, mi sono stati riconosciuti una serie di esami che avevo già sostenuto a Lettere”.

Qual è stata la sua prima esperienza lavorativa?
“La mia prima esperienza è stata con una cooperativa che seguiva il Progetto Giovani del Comune di Forlì. Si trattava essenzialmente di animazione socio-culturale. La Forlì degli anni ‘80 è stata seconda soltanto a Torino per quanto riguarda i servizi giovanili. È stata un’esperienza molto interessante. Poi sono passata a una fondazione che si occupava della organizzazione di iniziative culturali, incontri, conferenze”.

Com’è arrivata a lavorare in biblioteca?

“Grazie al concorso per Sala Borsa nel 2002. Questo concorso è stato forse uno dei più grandi degli ultimi anni, almeno per quanto riguarda noi bibliotecari. Era molto affascinante perché si trattava di una nuova biblioteca, moderna e multimediale. Al tempo io avevo già una figlia di 8 anni e un’altra di 5 mesi, è stata dura vivere a Forlì e lavorare a Bologna, ma l’esperienza di Sala Borsa è stata estremamente interessante, oserei dire irripetibile”.

Dove è nata l’esigenza di iscriversi all’Università?
“Ho sentito veramente il bisogno di avere basi teoriche solide. Non mi bastava più la formazione sul campo e volevo approfondire certi aspetti del mio mestiere”.

Com’è stato l’impatto con l’Università riformata?
“Sicuramente l’università era cambiata negli anni, e il mio impatto è stato  estremamente positivo. Ho avuto la fortuna di avere professori molto preparati. Soprattutto gli insegnanti di materie strettamente legate alla mia attività in biblioteca hanno sempre valorizzato la mia esperienza. Comunque ho notato che, rispetto a prima, i rapporti insegnante-studente sono significativamente cambiati. Ma forse era dovuto al fatto che io non avevo più venti anni. Comunque l’esperienza mi è piaciuta moltissimo, tanto che ho deciso di proseguire con la magistrale”.

E qual è stato il rapporto con gli studenti colleghi?
“In realtà non ho avuto grandi rapporti, anche perché seguivo solo parzialmente. Immaginatevi una vita a Forlì, con un lavoro a Bologna e l’Università a Ravenna. Sì, certo, potevo usufruire delle 150 ore concesse per lo studio ma poter frequentare era comunque un lusso”.

Ha conseguito sia la triennale che la magistrale con il massimo dei voti. Si ritiene soddisfatta della preparazione che ha ricevuto? E le è servita a migliorare la sua posizione lavorativa?
“La mia formazione è stata ottima, ma il problema è che in Italia non esistono grandi possibilità di avanzamento di carriera. Soprattutto negli enti pubblici. Mancano le condizioni e tutti gli avanzamenti sono bloccati. Poi, avendo una famiglia, io non sono disponibile a spostarmi. Comunque, grazie all’università ho avuto modo di compilare una tesi che è poi diventata un articolo pubblicato su una rivista specializzata. Trattandosi di un aspetto sconosciuto in Italia, ha subito attirato l’attenzione di chi lavora nel settore. Da lì è arrivata la proposta di fare corsi di aggiornamento per i miei colleghi”.

In cosa consistono questi corsi?
“Sono corsi sul ruolo della narrativa in biblioteca. Solitamente sono moduli di due giornate gestiti da enti pubblici o da cooperative che si occupano di formazione professionale. Faccio 3 o 4 incontri l’anno: sono stata in Lombardia, in Veneto e a Modena. Tratto argomenti come l’acquisto di narrativa, la sua catalogazione e anche il nuovo ambito degli e-book. La catalogazione della narrativa è stato il mio argomento di tesi. Piuttosto innovativo in un paese come l’Italia dove per soggetti si catalogano solo i saggi”.

Che consiglio dare a chi, come lei, vorrebbe specializzarsi in archivistica e biblioteconomia?
“Sicuramente il corso universitario dà ottime basi, seppur generali. Per un livello superiore consiglio di fare particolarmente attenzione alle lingue. Ormai buona parte della bibliografia o del materiale da leggere è disponibile solo in inglese. Inoltre è necessaria una buona dimestichezza con i mezzi informatici e le nuove tecnologie, anche perché non ci sono soltanto gli archivi storici”.

È soddisfatta del suo lavoro?
“Attualmente lavoro presso la biblioteca Aurelio Saffi di Forlì. Sono contenta  perché sono vicino a casa. Inoltre sto sperimentando un nuovo modo di fare la bibliotecaria. In Sala Borsa il rapporto con l’utenza era molto diverso, più rarefatto. Invece qui sono a stretto contatto con il pubblico e questa esperienza sul campo è molto interessante”.

Conosce AlmaLaurea e che cosa ne pensa?
“Non me ne sono avvalsa più di tanto. Il mio percorso è stato anomalo proprio perché quando mi sono iscritta all’università già lavoravo. Ho guardato il sito con grande interesse e ho compilato più che volentieri il curriculum, ma data la mia situazione non l’ho sfruttato. È un servizio che comunque mi piace, tempo fa non c’era niente di tutto ciò!”.