Lavoro

Bye Bye Italia!

09 Febbraio 2011

"Uscire dall'università con in tasca una laurea in Storia del mondo antico? Oggi come oggi, in Italia equivale a fare il disoccupato a vita. E nel sentire comune c'è ben poco da lamentarsi: è un titolo che magari ti arricchisce dal punto di vista culturale, ma non dà profitto, per lo meno non nell'immediato. Peccato che all'estero le cose non vadano allo stesso modo. Sia in America che in Germania, nonostante la crisi, ci sono molti centri di ricerca anche del campo delle scienze umane dove si investe sui giovani". La testimonianza di Daniele Umberto Lampasona, 26 anni di Catania, è una di quelle che fa male. Laureato specialistico con il massimo dei voti in Storia, Filologia e letterature del mondo antico all'ateneo di Venezia, non usa giri di parole. "Nel nostro paese insegnare all'università storia o filosofia, o comunque una materia umanistica è quasi impossibile perché i docenti non vanno in pensione e, se ci vanno, non vengono rimpiazzati visti i tagli operati dalla riforma. Lavorare nei centri di ricerca, anche se ce ne sono di eccellenti, men che meno, perché i posti di dottorato si contano sulle dita della mano".
Daniele è consapevole di essere uno dei pochi fortunati che ha vinto una borsa di dottorato all'università Napoli l'Orientale, ma questo non placa certo i suoi timori, anzi. "Per due anni sono sistemato, ma se penso al futuro ho i brividi. Spero di trovare qualcosa all'estero". 

Come mai hai deciso di studiare Storia del mondo antico?
"All'inizio mi sono iscritto alla laurea triennale in Lettere e filosofia all'università Statale di Milano. Nel frattempo, ho studiato ex novo il greco antico: è difficile, ma ne è valsa la pena. Facevo tutto molto volentieri, mi affascinava lo studio e la ricerca delle origini. Così, dopo la laurea triennale conseguita con il massimo dei voti, mi sono iscritto all'ateneo di Venezia al corso in Storia, Filologia e letterature del mondo antico".

Come ti sei trovato?
"Molto bene, è un ottimo ateneo con professori di alto livello. Al corso in Storia antica gli insegnamenti sono molto approfonditi. Durante gli studi ho avuto l'opportunità di fare l'Erasmus a Vienna: sei mesi di full immersion. Non potevo fare scelta migliore: la capitale austriaca in questo settore fa scuola, ha dei docenti di fama internazionale. Quando sono rientrato in Italia, ho consegnato la tesi di laurea, "Navigazione in Mesopotamia nel III millennio" e mi sono laureato con il massimo dei voti".

Poi hai vinto un dottorato di ricerca all'università Napoli L'Orientale?
"Dopo la specialistica ho fatto domanda per una borsa di dottorato, pensando di avere zero possibilità. E invece, con mia grande sorpresa, sono stato preso all'università Napoli L'Orientale. E' un ottimo centro di studi classici. Svolgo indagini sul vicino Oriente antico, soprattutto di natura economica per la ricostruzione di archivi pubblici e privati in Mesopotamia tra il 2100-2000 a.C. Quello che faccio mi entusiasma. So di essere stato molto fortunato: tanti miei colleghi infatti per fare carriera nell'ambito del classicismo hanno dovuto trasferirsi all'estero. Chi a Vienna, a Copenaghen o a Oxford, dove ci sono nuclei di ricerca all'avanguardia e, soprattutto, tanti finanziamenti, quello che manca in Italia. Non basta infatti avere isole di sapere eccellenti se poi non ci sono soldi da investire. Nel mio paese, sulla ricerca in genere già si punta poco, figuriamoci se riguarda il mondo classico. La laurea in storia oggi viene considerata inutile, fine a stessa. Forse, perché non si è compreso il valore che ha la cultura".

Ora sei in Germania, come mai?
"A ottobre 2010 sono partito per l'università di Münster, città tedesca situata sopra Düsseldorf. Faccio attività di ricerca, i docenti sono molto disponibili e non c'è tutta quella distanza tra studenti e professori che si vede nelle nostre università italiane. A marzo rientrerò all'ateneo di Napoli, dove continuerò il dottorato per altri due anni. Ma poi? Mi sto già guardando intorno: in Italia non posso sperare di trovare lavoro, non voglio fare la fine di altri colleghi più grandi, bravissimi, che dopo anni di precariato hanno cambiato strada, entrando in settori completamente diversi, come nelle assicurazioni o in aeroporto".

Pensi di andare all'estero?
"Stavo valutando l'ipotesi di trasferirmi negli Stati Uniti dove ci sono molti centri di ricerca di storia antica specializzati e ben contenti di accogliere cervelli italiani. Un esempio per tutti: da anni sono iscritto a una mailing list internazionale a cui periodicamente vengono inviate le posizioni aperte per laureati con il mio profilo. E mai, nemmeno una volta, ho letto di qualche nuovo lavoro proveniente dall'Italia. Questo la dice lunga".

Cosa ne pensi delle proteste portate avanti in questi ultimi mesi da molti tuoi colleghi scesi in piazza per dire basta ai tagli imposti all'università?
"Sono perfettamente d'accordo con la protesta, la condivido in pieno. Tant'è vero che, anche qui in Germania molti ricercatori italiani sono scesi in piazza contro i tagli operati dalla riforma. Tuttavia, sono molto scettico sulla possibilità che questo possa cambiare le cose. In Italia le manifestazioni non hanno mai portato a nessun risultato. Forse, tutti noi dovremmo ripensare alle modalità".

Pensi che il sistema AlmaLaurea possa contribuire a migliorare il rapporto tra mondo della formazione e mercato del lavoro? La sua banca dati di oltre un milione e settecentomila curricula di laureati rappresenta una risorsa strategica per il nostro paese e per le giovani generazioni?
"
Credo che possa essere un ottimo strumento per mettere in contatto i giovani e il mondo del lavoro: andando a pescare direttamente tra i curriculum universitari, le aziende possono fare una prima scrematura e risparmiare tempo. Contemporaneamente, gli studenti, quasi "senza far niente", possono visualizzare quali ambienti lavorativi, magari non direttamente correlati al proprio titolo di studio, potrebbero essere più adatti per loro".