Università

Calano le matricole all'università

09 Marzo 2011

Si svuotano le aule e i giovani credono sempre meno nel valore della laurea. I dati 2010 sul numero delle immatricolazioni nelle università pubbliche italiane presentati dal Cun, il Consiglio universitario nazionale, congiuntamente al XIII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati di AlmaLaurea, non lasciano dubbi.
Rispetto al 2009 i neoiscritti sono calati del 5%, confermando quella tendenza alla diminuzione già registrata negli ultimi quattro anni (-9,2%), con un record al Sud dove, nello stesso periodo, il calo ha toccato addirittura il 19,6%.
"L'università pubblica italiana si contrae, oggi abbiamo meno studenti e quindi avremo meno laureati. Questo è certamente un grave danno anche di fronte ad un presente e soprattutto a un futuro basati sulla conoscenza dove la capacità d'innovare è diventata motivo di sopravvivenza per i paesi industrializzati".
A parlarne, numeri alla mano, è Andrea Lenzi, presidente del Cun che difronte a "questa crisi della vocazione universitaria" non vede alternative: "Dobbiamo mettere in campo degli strumenti nuovi e più incisivi che affrontino, oltre al consueto problema del diritto allo studio, anche il tema della scelta consapevole del proprio futuro".
Dal rapporto si evince così che Sud e Centro Italia soffrono di più con un calo di immatricolazioni nel 2010 rispettivamente del 6,9% e del 5,4%. Mentre al Nord le cose sembrano andare un po' meglio: le defezioni ammontano allo 0,5% per il Nord ovest e al 3,2% per il Nord est.
A livello di facoltà, tranne quelle scientifiche che nel 2010 hanno raccolto il 33,5% delle immatricolazioni contro il 32,6% nel 2009, tutte sono in caduta in libera.
La diminuzione più pesante si è registrata nelle facoltà umanistiche (il 16,8% delle immatricolazioni, nel 2009 erano il 17,1%) e sociali (37,8% nel 2010, 38,4% nel 2009). Stabili le lauree sanitarie anche perché a ingresso contingentato (costituiscono il 12% degli immatricolati).
In netta controtendenza ci sono invece le università "non statali" (le cosiddette "private" e gli atenei di Enna, Aosta e Bolzano). Nel 2010 i neoiscritti crescono del 2%, cifra che, negli ultimi quattro anni, le ha fatte salire dal 6,1% al 6,6% sul totale degli immatricolati in Italia.
Aumento che tuttavia non compensa ancora il calo rispetto al 2007 (- 0,8%).
Tra i banchi delle superiori nel 2010 troviamo invece qualche diplomato in più (+0,9% nel 2010). Anche se scende il numero di chi poi sceglie di iscriversi all'università: nel 2010 sono il 62 % contro il 66% del 2009 (nel 2008 era il 65% e nel 2007 il 68%). Un calo, negli ultimi due bienni, del 6%.
"Il Cun- promette Lenzi- continuerà a svolgere il suo ruolo di stimolo e di proposizione nei confronti del Ministero e gli Atenei perché svolgano delle politiche volte a dare un corretto orientamento ai giovani con cui decidere consapevolmente dove proseguire gli studi dopo la maturità e per prevenire il fenomeno degli abbandoni. In un momento di riduzione degli studenti che si iscrivono nei nostri atenei si deve fare il massimo possibile in modo da recuperare la perdita di immatricolazioni a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni".