Università

La carriera? Meglio all'estero

13 Giugno 2011

C'è il "pallino" per l'alimentazione alla base della carriera di Massimo Morganti, giovane torinese alle prese con un dottorato in Scienze agrarie, forestali e agroalimentari alla Facoltà di Agraria di Torino. Nel 2007, Massimo ha conseguito la laurea specialistica in Scienze e tecnologie agroalimentari, da cui è uscito con il massimo dei voti. L'anno successivo ha cominciato il dottorato, che gli ha permesso di continuare i suoi studi sulle filiere alimentari del mais e del frumento. Grazie all'incontro con un professore indiano, Massimo ha poi avuto la possibilità di recarsi in India per tre mesi, durante i quali ha intrapreso una ricerca sulle produzioni locali di frumento. Oggi, con la fine del dottorato alle porte, Massimo è pronto a dire addio all'Ateneo per dedicarsi a una imminente carriera in azienda: "In Università mancano fondi e concorsi, meglio rivolgersi ai privati e rendersi disponibili a un trasferimento all'estero"

Come hai maturato la scelta di studiare le tecnologie alimentari?
"A dire il vero, ho sempre avuto il pallino per l'alimentazione e la nutrizione. Dopo avere conseguito il diploma all'istituto per geometri ho interrotto gli studi per circa 2 anni, durante i quali ho lavorato e fatto il Servizio civile. Nel 2002 mi sono iscritto all'Università: nel corso di Laurea triennale in Tecnologie alimentari, e poi in quello specialistico in Scienze e tecnologie agroalimentari, si studia la qualità dei prodotti alimentari nello sviluppo di tutta la filiera di produzione. Si toccano cioè aspetti legati all'alimentazione e alla nutrizione, ma anche all'analisi delle produzioni, dell'igiene, degli aspetti economici. Insomma, si affronta l'argomento a 360 gradi".

 In cosa ti sei specializzato, attraverso gli studi universitari e il dottorato?
"Da studente, mi sono specializzato sulla filiera di produzione del mais. Per la laurea triennale ho presentato uno studio sul commercio internazionale del mais e per la specialistica mi sono concentrato sulla produzione di un mulino, di cui ho fatto l'analisi di costi e ricavi. Quest'ultima tesi era incentrato sul ritorno economico della vendita delle farine: ho cercato di scoprire se una farina di qualità garantisce un guadagno aggiuntivo rispetto a una farina standard. Per il dottorato, invece, sto facendo una ricerca sul mercato del frumento in Piemonte, che ho analizzato sia sul piano economico sia su quello organizzativo. In particolare sto analizzando il settore della trasformazione, per cui ho visitato e proposto dei questionari all'interno degli impianti molitori industriali e dei panifici industriali e artigianali. Lo studio è volto a verificare come è organizzata la filiera, quali sono le problematiche più frequenti e qual è il livello di qualità dei prodotti. Ho fatto le tesi della laurea triennale e di quella specialistica e ora sto facendo il dottorato con la stessa professoressa: sono contento del mio percorso di studi".

Cosa ti ha portato a fare ricerca in India?
"Mi piace molto viaggiare e conoscere altre culture. Penso che restare confinato per tutta la vita nello stesso posto sia limitante, quando invece la differenza è fonte di ricchezza. Anche per questo motivo, ho un forte interesse per i paesi in via di sviluppo. Nel mio percorso di studi, mi sono trovato ad approfondire temi relativi alla cooperazione allo sviluppo e a studiare l'impatto delle produzioni alimentari su questi paesi. Il dottorato che sto svolgendo prevede un periodo tre mesi per la ricerca all'estero e, grazie all'incontro con un professore indiano avvenuto nel corso di un convegno internazionale in Belgio, ho avuto la possibilità di recarmi in India. Là ho fatto una ricerca sulle produzioni locali di frumento: ho studiato l'organizzazione della filiera produttiva e dei processi di trasformazione e confrontato le performance a livello economico di Italia e India. A dire il vero, avrei voluto rimanere in India più a lungo, sia per accrescere la mia conoscenza dell'inglese sia per approfondire maggiormente la ricerca. Ora, all'interno del dottorato c'è l'idea di prolungare il periodo di studi all'estero fino a 6 mesi".

Il tuo dottorato finisce quest'anno. Cosa farai dopo?
"Al momento sto facendo dei colloqui con diverse aziende alimentari. Ho iniziato il dottorato con l'idea di fare carriera in Università e mi sarebbe piaciuto continuare a fare ricerca. Tuttavia, in ateneo non ci sono né fondi per la ricerca né concorsi. Al contrario, nelle aziende ci sono posizioni aperte e rispetto al dottorato ci sono maggiori possibilità economiche e anche più possibilità di fare carriera, soprattutto se si è disposti a trasferirsi all'estero anche in forma definitiva".

 E tu saresti disposto a trasferirti?
"Bisogna essere disponibili a viaggiare e se si vuole restare sul proprio territorio le possibilità si riducono. Dunque non mi metto come limite la necessità di restare in Italia, perché rischierei di precludermi delle occasioni. Sto facendo colloqui con una multinazionale irlandese e con una italiana e anche quest'ultima mi chiede una certa flessibilità negli spostamenti".

Dove ti piacerebbe vivere?
"I paesi in via di sviluppo mi piacciono molto, ma non sono una priorità. Oltre a questo, vivere in un paese in via di sviluppo per tutta la vita non deve essere il massimo. Penso più a un paese come la Germania, dove potrei trasferirmi anche per tutta la vita".

 Cosa pensi di AlmaLaurea?
"Si tratta di un'iniziativa utile e interessante, soprattutto per le statistiche e le informazioni. Una delle due aziende con cui sto facendo colloqui mi ha contattato due anni fa proprio attraverso AlmaLaurea, ma io avevo iniziato il dottorato da cinque mesi"