Università

Cervelli in fuga, ma per scelta

06 Novembre 2012

Una scelta “nata da una passione, quella per il computer”, una laurea magistrale in Informatica conseguita con il massimo dei voti all’Università di Salerno, la valigia pronta. Così Andrea Bruno, avellinese classe 1981, è partito per Praga per uno stage finanziato dal progetto Transynergy del programma europeo Leonardo, un’iniziativa organizzata dall’Università degli studi di Milano che permette ai neolaureati di realizzare un’esperienza di stage internazionale nel settore del cloud computing. Nella capitale ceca, Andrea lavora all’help desk di un’azienda italiana. Prima di partire per lo stage, ha trascorso un mese in Inghilterra, dove ha perfezionato la conoscenza dell’inglese e svolto alcuni colloqui con importanti aziende informatiche. “Le lauree italiane all’estero sono stimate – dice Andrea – anche perché forniscono un’eccellente preparazione teorica”. Attenzione però, perché “si rischia di venire penalizzati per la mancanza di preparazione pratica: l’ideale – dice Andrea – sarebbe lavorare durante gli studi, per non trovarsi impreparati una volta che si entra in azienda”. Andrea ha progetto di rimanere all’estero, ma non si ritiene propriamente un “cervello in fuga”: “Se una persona ha studiato 5 anni cercherà un lavoro adeguato: all’estero lo si trova mentre in Italia, purtroppo, c’è spesso bisogno della raccomandazione. Io non ho voluto affrontare questa realtà perché ho scelto di cercare il mio futuro all’estero”.

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Che tipo di lavoro stai svolgendo a Praga?
“Lo scopo del progetto consiste in uno scambio di competenze: io porto le mie conoscenze all’azienda e questa mi dà la possibilità di fare esperienza. Mi trovo bene, al momento mi sto occupando dell’help desk ma sto iniziando anche a lavorare anche sul software aziendale in modo da conoscere poco a poco la ditta e fare esperienza. Quello che ci guadagno è proprio l’esperienza, e soprattutto il confronto con un altro Paese e con un’altra lingua. Al momento comunico in inglese, che qui è molto usato, ma sto studiando anche il ceco”.

Cosa ti ha portato a scegliere di trasferirti a Praga?
“Lavorare all’estero è un’idea che ho da prima di laurearmi perché mi piace confrontarmi con le persone e viaggiare. Prima di venire a Praga ho passato un mese in Inghilterra, durante il quale ho perfezionato l’inglese e ne ho approfittato per fare qualche colloquio con le aziende sul posto, come Google ed Ibm. Il problema in questo caso si è rivelato essere la lingua, che era ancora in fase di perfezionamento”.

Attraverso i colloqui che hai svolto e la tua esperienza attuale ti sei fatto l’idea che le lauree italiane siano stimate all’estero?
“Sì, e vivendo nella Repubblica Ceca questa idea si sta rafforzando ancora di più. A Praga c’è un gran numero di italiani, molti di essi sono laureati e sono ricercati e stimati. Per la mia esperienza, posso osservare che noi lavoriamo molto sulla parte teorica mentre all’estero si punta di più sulla praticità. Questo a volte ci penalizza perché, se non scegliamo di studiarci la parte pratica per conto nostro e seguiamo esclusivamente il percorso universitario rischiamo di rimanere staccati dal mondo del lavoro”.

Cosa consiglieresti ai giovani che stanno per laurearsi?
“Consiglierei di iniziare a lavorare prima della laurea, per mettere in pratica le proprie conoscenze: so che non è semplice, ma esistono anche dei programmi specifici che permettono, ad esempio, di scrivere la tesi facendo uno stage. In questo modo si può riunire l’alto livello teorico delle nostre università con un buon livello pratico.  Ad esempio, io ritengo molto formativo lo stage che sto svolgendo anche perché mi fa conoscere le dinamiche aziendali, di fronte alle quali un neolaureato senza esperienza rischia di rimanere disorientato”.

Cosa hai in progetto per il tuo futuro?
“Spero di rimanere qui anche oltre la scadenza del mio progetto, che è fissata per il 25 gennaio 2013. Se ce ne sarà la possibilità, rimarrò in questa azienda, altrimenti cercherò un altro lavoro. In un futuro più lontano vorrei spostarmi verso Paesi anglofoni, in ogni caso non prevedo di tornare in Italia”.

In Italia si parla molto dell’emigrazione dei giovani laureati, ti ritieni un “cervello in fuga”? Cosa pensi di  questo fenomeno?
“Sono un ‘cervello in fuga’, ma non a causa del fatto che non ho trovato lavoro in Italia: ho invece puntato sulla possibilità di fare un’esperienza all’estero.   Penso che la mobilità internazionale sia una cosa positiva perché aiuta lo scambio di idee, anche se per lo Stato italiano è penalizzante, dopo aver investito in un’alta formazione di qualità, vedere andare via le risorse umane qualificate. Se una persona ha studiato cinque anni, cercherà un lavoro di livello adeguato al suo titolo di studio: all’estero avrà la possibilità di trovarlo mentre in Italia, purtroppo, avrà spesso bisogno della raccomandazione. Questa è una realtà che non ho voluto affrontare perché ho scelto di cercare il mio futuro fuori dal mio Paese”.

AlmaLaurea mette a disposizione delle aziende italiane e straniere una banca dati con circa un milione e 620mila curricula di laureati. Pensi che questo servizio sia utile?
“Sì, ritengo utile avere il mio curriculum inserito in un data base a cui le aziende possono accedere. Ho sempre tenuto aggiornato il mio cv sul sito di AlmaLaurea”.