Lavoro

Dalla Ciociaria a Weimar: “In Germania premiano il merito”

25 Ottobre 2012

La passione per le lingue e per la cultura tedesca l’ha portata a vivere prima in Austria, dove ha lavorato all’Istituto italiano di cultura e come insegnante, e ora in Germania. In Italia tornerebbe volentieri, ma solo a una condizione: che le arrivasse una proposta lavorativa seria, “una di quelle per cui vale veramente la pena”. Benedetta Raso, 29enne della provincia di Frosinone (“sono di un paesino di 800 anime sperduto nella Ciociaria”), si è laureata nel gennaio 2010 alla specialistica in Traduzione tecnico-scientifica all’Università La Sapienza di Roma. Oggi vive a Weimar e dirige Buongiorno Italia, un magazine rivolto ai ristoratori italiani presenti in Germania. “Organizzo il giornale, coordino i collaboratori, assegno gli articoli e scrivo – racconta –. Diamo consigli utili sulla ristorazione, ma trattiamo anche temi di attualità, abbiamo dato spazio alla campagna AlmaLaurea per avvicinare le imprese tedesche ai laureati italiani. La fuga dei cervelli è un argomento a cui sono molto sensibile”.

Prima di arrivare a Weimer hai a lungo girovagato. Dove sei stata?
“Ancora prima di laurearmi alla specialistica ho vinto una borsa Mae-Crui che mi ha portata all’Istituto italiano di cultura di Vienna. Il tirocinio durava tre mesi, ma sono riuscita a prolungarlo a quattro: peccato soltanto che non fosse previsto un rimborso, perché senza il sostegno dei miei non avrei potuto permettermelo. L’Istituto mi ha poi fatto un contratto di 4 mesi per la sostituzione di una collega in malattia: ho tenuto corsi di italiano, ho collaborato all’organizzazione di eventi culturali, congressi, convegni, mostre e mi sono occupata della redazione di due riviste, un’esperienza  che oggi si sta rivelando utile. A Vienna ho insegnato italiano anche nelle università popolari, in un’azienda e a privati, rimanendovi in tutto circa due anni”.

E poi?
“Grazie al progetto Comenius mi sono trasferita nella Germania dell’ovest, in un paesino vicino Coblenza, per insegnare italiano in una scuola pubblica. Anche se l’insegnamento non era la mia massima aspirazione, è stata una bellissima esperienza da tutti i punti di vista, che mi ha anche permesso di migliorare il mio tedesco”.

Hai provato a cercare lavoro anche in Italia?
“Certo. Dal momento che il progetto Comenius dura un anno, ho inviato il mio curriculum in particolare ad aziende italiane che hanno rapporti con la Germania. Non ho avuto nessun riscontro, è stato frustrante. Ciò che più mi ha amareggiato è stato non vedere minimamente riconosciuti gli sforzi che ho fatto. In Italia c’è una mentalità anti-meritocratica, l’esatto opposto di quella che c’è qui in Germania: i tedeschi ti trattano esattamente per quanto vali, sono più corretti, c’è più rispetto e il lavoro è più tutelato. Per come stanno le cose oggi, comunque, io non ci penso proprio a tornare in Italia”.

Dalla Germania che immagine hai del nostro Paese?

“La mia è una visione da lontano e quindi, credo, più obiettiva. Vedo un’Italia che si impoverisce a livello umano e professionale. Noi cervelli all’estero, e ne ho incontrati tanti nel mio girovagare, dovremmo tornare e fare una rivoluzione culturale”.

Che consigli ti senti di dare quindi a un giovane italiano?

“Ai coraggiosi che vogliono restare auguro un grande, grande in bocca al lupo. Agli altri di andare all’estero. In Germania, ma anche in Austria, per esempio, ci sono molte più possibilità”.