Lavoro

Il commerciale poliglotta

04 Luglio 2011

Ha sempre avuto il pallino per le lingue Alfonso De Paolini, trentenne originario della provincia di Asti, che oggi lavora per una società di Torino specializzata nella progettazione e produzione di macchine, accessori e prodotti di consumo indirizzate al settore dentale, occupandosi di commercio con l’estero. Di lingue Alfonso ne parla sei: francese e inglese studiati a scuola e poi tedesco, spagnolo, polacco e russo, che ha imparato per iniziativa personale. “Ma le lingue da sole non bastano per trovare lavoro – racconta –, occorre fare esperienza e avere una buona preparazione formativa e aziendale”. Dopo la maturità scientifica, il suo percorso di studi è proseguito all’università di Torino nella facoltà di Scienze politiche, indirizzo in Scienze internazionali e diplomatiche. Alfonso puntava infatti a una carriera nelle organizzazioni internazionali. Ma durante gli studi, come spesso capita, ha cambiato idea, interessandosi più agli aspetti giuridici: “Una scelta pragmatica, che mi avrebbe permesso di trovare più facilmente lavoro anche in ambito privato”. Laureatosi nel 2004, si è specializzato con un master in diritto commerciale internazionale presso l’International labour organization e quindi ha intrapreso la sua carriera professionale: che è partita in un call center in lingua tedesca (“un’esperienza molto utile”), è proseguita per una società esterna dell’Iveco e che ora l’ha portato a lavorare nella vendita di apparecchiature e prodotti per laboratori odontotecnici. “Il dentale è un settore buono ma numericamente abbastanza piccolo, così molte aziende si rivolgono anche ai mercati esteri – dice –. Per questo sono apprezzate le capacità di un commerciale estero come me”.

Cosa ti ha attratto di più della facoltà di Scienze politiche?
“L’aspetto che più mi interessava all’epoca era la varietà: non avevo ancora deciso con precisione che cosa avrei fatto dopo, ma la diversità tra gli insegnamenti che avrei studiato negli anni a venire a Scienze internazionali diplomatiche è stata senza dubbio il fattore che ha guidato la mia scelta. Sotto l’aspetto delle lingue poi ero avvantaggiato: sono state da sempre la mia passione, e oltre al francese e all’inglese imparati a scuola, negli anni ho studiato privatamente tedesco, spagnolo, polacco e russo”.

Soddisfatto quindi degli studi che hai fatto?
“Mi rendo conto che la mia esperienza accademica rispetto alla media italiana sia stata non comune: il mio corso era a numero chiuso, ed essendo solo 180 studenti eravamo molto seguiti. Durante gli studi mi sono reso conto che sarebbe stato molto più difficile entrare nel mondo delle organizzazioni internazionali a cui inizialmente puntavo, e che una scelta più pragmatica sarebbe stata pensare anche al settore delle imprese: così ho scelto per gli ultimi due anni del corso di frequentare l’indirizzo giuridico, e anche la mia tesi è stata su un argomento di diritto commerciale”.

Durante l’università hai svolto un Erasmus in Germania.
“Fare l’Erasmus è stato bellissimo. La mia scelta anche qui è stata guidata da ragioni pratiche: sapevo che ottenere una borsa Erasmus per una destinazione come la Germania sarebbe stato più facile che per altri paesi. Inoltre avevo già grande familiarità con la lingua e conoscevo vari amici in Germania, quindi è stato anche molto piacevole”.

Quali differenze hai notato tra l’università italiana e quella tedesca?
“Rispetto alla mia esperienza in Italia, gli studenti tedeschi sono lasciati molto più a sé stessi. Questo può diventare un problema se lo studente non ha chiaro fin dall’inizio cosa vuole fare e come gestirsi, ma è invece molto formativo se la persona è capace di organizzare il proprio lavoro: in tal caso la maggiore autonomia concessa al singolo è uno stimolo per la crescita. Trovo poi che l’università in Germania sia più selettiva e forse addirittura più formativa di quella italiana, questo perlomeno sulla base delle esperienze che ho avuto io”.

Ti è stato utile il master in diritto commerciale internazionale che hai svolto?

“Ho voluto partecipare al master dell’International labour organization per proseguire lungo il percorso che avevo scelto al termine dei miei studi universitari, arricchendolo dell’aspetto internazionale che da sempre mi interessava. Questa mia scelta di continuare il mio avvicinamento al settore delle imprese private in effetti è stata premiata: il master, che si è svolto a Torino ma si è tenuto interamente in lingua inglese, è stato argomento di conversazione in numerosi colloqui di lavoro”.

Quali sono state le tue prime esperienze lavorative?

“Il primo lavoro dopo il master forse non è stato all’altezza delle mie aspettative, ma lo ricordo comunque con piacere. Ho lavorato per alcune settimane in un call center in lingua tedesca, e sebbene questo sia generalmente percepito come un impiego umile e alienante, trovo che sia stato invece molto utile. Di questi tempi è necessario che qualunque figura professionale, anche e soprattutto un commerciale come me, sappia parlare bene al telefono, esprimendosi con chiarezza e precisione. Io ho appreso attraverso questo lavoro i trucchi per farlo bene”.

E come è continuata la tua carriera?
“In seguito ho lavorato per quasi due anni come help desk tecnico per la Tech-Value Spa, una società che fornisce servizi e assistenza tecnica alle sedi estere Iveco nell’ambito di software di disegno tecnico. Anche lì sono state fondamentali le mie conoscenze linguistiche di francese, tedesco e spagnolo. In seguito ho ricevuto contemporaneamente due proposte di lavoro, per la stessa posizione di commerciale estero. Ho scelto l'azienda per la quale lavoro attualmente e ora gestisco i clienti esteri, a volte effettuando anche brevi trasferte. Il mercato in cui opera la mia azienda è numericamente piccolo, così il lavoro dei commerciali esteri come me è particolarmente apprezzato”.

Cosa ti senti di consigliare a chi sta svolgendo i tuoi stessi studi?
“Preparatevi seguendo gli argomenti che più vi interessano, ma anche quelli che ritenete più utili”.

E ai ragazzi che come te hanno la passione per le lingue?
“A loro suggerisco di integrare la conoscenza delle lingue con esperienze professionali qualificanti e a formazione di diverso tipo. Da sole le lingue che conosco non mi hanno permesso di trovare più di un lavoro di call center. Solo quando ho avuto più esperienza dei contesti imprenditoriali e aziendali, sono state valutate positivamente dai selezionatori e mi hanno permesso di puntare a un lavoro più soddisfacente”.

Cosa ne pensi di AlmaLaurea?
“Ne ho un’opinione positiva, ma credo che abbia bisogno di molta più visibilità. In Italia è conosciuta, ma se chiedi in Germania tutti conoscono solo Monster e solo in pochi l’hanno sentita nominare. È un peccato perché l’idea è azzeccata, ma credo dovrebbe essere promossa maggiormente soprattutto in ambito internazionale”.