Lavoro

“La crisi colpisce i giovani”

26 Marzo 2012

Alcuni Paesi risentono più di altri della crisi e l’Italia è tra questi. La pensa così Kate Purcell, dell’Istitute for Employment research dell’Università di Warwick. Intervenuta a Roma al convegno “Dopo la laurea: studi ed esperienze di lavoro in Italia e nel contesto internazionale”, Kate Purcell commenta i risultati della XIV indagine AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati parlando di dati “allarmanti”: la percentuale di disoccupazione giovanile, pari al 30%, “potrebbe essere semplicemente l’effetto della recessione che sicuramente sta colpendo tutti i Paesi europei”. Questo dato, inoltre, va incrociato con il calo demografico di cui da anni soffre l’Italia. L’idea di Kate Purcell è che la materia sia di competenza del governo, “Se io fossi un ministro – dice – la mia priorità sarebbe quella di guardarmi in giro per vedere in che modo si potrebbero creare posti di lavoro di qualità in grado di assorbire i laureati italiani”. Mentre su AlmaLaurea, dice: “E’ un’istituzione di incredibile successo”.

Di seguito la trascrizione dell’intervista. Vedi un estratto video.

Il XIV Rapporto AlmaLaurea sulle condizioni di lavoro dei laureati fa luce su un peggioramento, rispetto agli anni scorsi, delle condizioni dei laureati italiani relativamente ai tassi d’impiego, agli stipendi e alla stabilità lavorativa. Come commenta questa situazione?
“I risultati sono davvero allarmanti perché, anche se riflettono un fenomeno molto più diffuso nel mondo in generale e in Gran Bretagna, il 30% di disoccupazione giovanile è una percentuale molto alta e ci segnala che l’economia, qui, non assorbe i giovani, anche quelli che escono dall’università, non li mette nella condizione di usare le loro abilità. Ora, le ragioni di questa situazione potrebbero essere molte, potrebbe trattarsi semplicemente dell’effetto o dell’esacerbarsi della recessione che sicuramente sta colpendo tutti i Paesi europei, e alcuni più di altri, che in effetti hanno alti tassi di disoccupazione giovanile. Ma, considerato anche che in Italia si registra un decremento demografico e che ci sono meno giovani di quanti non ce ne fossero nelle generazioni precedenti, sembra che i laureati italiani stiano incontrando degli ostacoli particolari in questo momento. Se io fossi un ministro del governo, la mia priorità sarebbe quella di guardarmi intorno per vedere in che modo si potrebbero creare posti di lavoro di qualità, e in che modo le aziende che ne hanno la capacità potrebbero produrre e offrire impiego per utilizzare un po’ di questa forza lavoro”.

Può il sistema AlmaLaurea aiutare a valorizzare i laureati nel mondo del lavoro?
“AlmaLaurea è un’istituzione di incredibile successo, e uno dei suoi grandi successi è stato l’aiuto nel mettere i laureati in contatto con i datori di lavoro alla ricerca di persone con le loro abilità. Ho potuto capire che molti dei datori di lavoro che utilizzano il database di AlmaLaurea non sono italiani, sono multinazionali, vengono da altri Paesi, ma prestano molta attenzione ai laureati italiani, li vedono come persone in possesso di abilità e conoscenze che possono essere loro utili. Questo può essere un bene per quei laureati che hanno le particolari capacità che questi particolari datori di lavoro stanno cercando”.

Qual è la situazione attuale dei laureati in Gran Bretagna?
“Abbiamo una situazione simile a quella italiana. Il tasso di disoccupazione, che è probabilmente tra il 7% e 8%, ma potrebbe anche essere più elevato, è alto per gli standard della Gran Bretagna. In questo momento, credo che sia soprattutto un prodotto della recessione e mi aspetto che diminuisca man mano che il Paese si risolleva dall’impatto della crisi. Comunque, ci sono ancora molti interrogativi sulla capacità, da parte del Paese, di sostenere l’espansione dell’educazione superiore. Ci sono stati degli avvenimenti molto radicali in Gran Bretagna, il governo che abbiamo adesso è anche più attento del precedente ai costi di questa espansione. Dovremo farci delle domande molto difficili, dovremo chiederci chi debba pagare per i costi dell’istruzione”.

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