Lavoro

Da economista a designer in carriera

03 Gennaio 2011

Capita a tutti di sbagliarsi. L'importante è capirlo e, riconoscendo i propri errori, decidere di dare una svolta alla propria vita per inseguire le vere passioni. Così ha fatto Alberto Vendrame, trentatreenne veneziano che, a un passo dalla laurea in economia, ha capito che la sua strada era un'altra: il design. Si è iscritto allo Iuav di Venezia, nel 2007 si è laureato con tanto di lode nella specialistica in Disegno industriale del prodotto e, subito dopo, ha trovato un lavoro che lo gratifica. Fondamentali nella sua formazione e nel dare l'avvio alla sua carriera da designer sono stati lo stage in un noto studio di architettura e due esperienze all'estero: un workshop in Scozia insieme a studenti di tutto il mondo e l'Erasmus in Germania, dove ha imparato a conciliare rigore e talento creativo. "Se non avessi ricevuto una proposta lavorativa subito dopo la laurea - racconta - sarei tornato in Germania, dove tutto, dal sistema universitario a quello lavorativo, è organizzato in modo eccellente".

Come mai hai deciso di interrompere gli studi di economia e di passare a disegno industriale?
"Ero a un passo dalla laurea in economia, mi mancavano solo quattro esami, ma capii che non era quello il mio futuro. Così decisi di prendere un po' di tempo per chiarirmi le idee, facendo nel frattempo qualche lavoretto per mantenermi. Giunsi alla conclusione che la mia ambizione era di diventare designer e così mi iscrissi allo Iuav di Venezia. Oggi mi ritengo molto soddisfatto di questa scelta".

Sei stato in Erasmus in Germania. Come ti sei trovato?
"Benissimo. Sono stato all'Università  di Darmstadt, vicino Francoforte, dove sono rimasto per sei mesi. Entrare in contatto con un sistema universitario così diverso da quello italiano, mi ha arricchito davvero tanto, ha ampliato le mie conoscenze".

E che differenze hai notato con l'università  italiana?
"Ne ho notate parecchie e molte hanno evidenziato i lati negativi del nostro sistema. Quello tedesco lo ritengo ottimo perchè riesce perfettamente a conciliare la razionalità  del metodo con la libertà  creativa. In Germania tutto il sistema è più serio, per esempio le selezioni, sia degli studenti che del corpo docente, avvengono secondo parametri molto rigorosi. Lì tutto è coerente con l'idea centrale che il rettore assegna al corso di studi".

Hai fatto altre esperienze all'estero?
"Sì, ho vinto una borsa di studio in Scozia. Sono stato selezionato insieme ad altri colleghi universitari per partecipare a un workshop internazionale di design. Si lavorava in piccoli gruppi per creare prodotti dal design innovativo e originale legati al tema del cibo. Come esperienza è stata breve, ma molto qualificante".

Durante gli studi hai fatto anche uno stage. Di cosa ti sei occupato?
"Ho fatto lo stage in un noto studio milanese di architettura e design, l'aMDL di Michele De Lucchi. Mi sono occupato di design trasversalmente, in più settori, dagli impianti luminosi all'arredamento di interni. E' stata un'esperienza importante, che mi ha fornito i cosiddetti strumenti del mestiere".

La tua tesi di laurea è stata sul design per la disabilità . Come mai questa scelta?
"Non è stata una scelta casuale. Ero partito con l'idea di fare una tesi sperimentale, che però ho abbandonato dopo sei mesi di ricerca. Così, dovendo cambiare argomento, ho preferito farla sulla disabilità , essendo questo un argomento di mio vivo interesse e con il quale mi ero già  confrontato in occasione di un concorso. Il mio scopo era capire come alleggerire le difficoltà  quotidiane di chi non riesce più, temporaneamente o definitivamente, ad afferrare gli oggetti. E così ho fatto. Ho progettato un prodotto per tutti, con un'ottica di 'utenza allargata' e di 'design for all', che permette di afferrare e rilasciare gli oggetti, restituendo in pratica movimenti persi o limitati.

E attualmente di cosa ti occupi?
"Io sono uno dei pochi, forse, che non ha mai mandato un curriculum per cercare lavoro. Forse perchè durante gli anni dell'università  ho sempre accettato tutte le proposte che mi sono state fatte da professori e professionisti, per cercare di farmi conoscere. Poco prima di terminare la tesi, quello che era il mio relatore e in precedenza mio professore, l'architetto Tobia Scarpa, mi ha chiesto se volevo far parte del suo staff. E così è stato: era la classica offerta che non si può e non si deve rifiutare! Nel suo studio ci occupiamo di design e architettura: dal cucchiaino alla città . Il massimo per poter aprire veramente la mente! Cerco poi di portare avanti i miei progetti personali e insegno disegno tridimensionale".

Cosa consiglieresti a uno studente che sta per iniziare il suo percorso universitario?
"Consiglio di andare via dall'Italia e soprattutto lo consiglio a chi deve studiare. Magari anche solo per un biennio specialistico o per un master. Io faccio il confronto con il sistema tedesco e riconosco una forte differenza qualitativa su tutti i fronti, a partire dall'organizzazione pratica, fino alla preparazione dei docenti e alla qualità  dei corsi di studi. In Italia mancano dei piani di studi intelligenti, coerenti e utili per farsi una carriera, tanto che anche una laurea viene poco riconosciuta nelle selezioni lavorative. Ti dico di più, se io dopo la laurea non avessi avuto una proposta lavorativa seria, sarei subito ritornato in Germania, dove tutto è organizzato in modo eccellente e rigoroso".