Lavoro

Per entrare nel mercato del lavoro, serve la bussola

23 Novembre 2010

“Orientamento”. Ecco cosa spesso manca ai laureati che si presentano ai colloqui di lavoro secondo Valerio Verdi, direttore del personale del Gruppo Concorde, una delle più importanti realtà imprenditoriali del comparto ceramico internazionale. A oggi raccoglie più di dieci marchi di successo e opera attraverso dieci sedi produttive in Italia, due all’estero e filiali commerciali in diversi paesi. “Dobbiamo creare un meccanismo che aiuti i giovani a muoversi sul mercato del lavoro dopo l’università perché la laurea è solo il primo passo” precisa il direttore passando in rassegna i vantaggi del sistema AlmaLaurea di cui Concorde è cliente.

Che tipo di candidati ricercate?
“Essendo un’azienda manifatturiera cerchiamo soprattutto profili tecnici ed economici: si tratta prevalentemente di ingegneri ma anche geologi, laureati in chimica, scienze politiche, designer e architetti. Diciamo che in fase di selezione molto dipende dalle caratteristiche del laureato: è in base a questo aspetto, oltre che alla sua formazione accademica e alle esperienze professionali maturate, che decidiamo chi assumere e per quale ruolo”.

Dal punto di vista del titolo di studio, meglio laureati triennali o specialistici?
“Anche in questo caso non ci sono delle preferenze aprioristiche, dipende dal tipo di mansione che il candidato selezionato andrà a ricoprire. Di solito, puntiamo su giovani con un titolo specialistico perché abbiamo l’impressione di essere di fronte a laureati più strutturati, con una maturità tecnica maggiore e un know how più solido. Un dato rilevante visto che nella nostra azienda cerchiamo soprattutto profili che possano eventualmente ricoprire ruoli di responsabilità e che siano capaci di intraprendere in breve tempo percorsi di crescita professionale”.

Inglese e informatica: quanto conta avere questi skill per entrare nel mercato del lavoro?
“La conoscenza delle lingue e le competenze informatiche sono un requisito importante, una “commodity” decisiva, anche se non esclusiva ai fini della valutazione di un profilo, soprattutto oggi che il mercato è sempre più allargato e globale. L’Erasmus e in genere le esperienze oltreconfine da questo punto di vista sono un buon segnale di alcune prerogative possedute dal laureato che poi possono tradursi in competenze professionali per l’azienda. Mi riferisco al fatto di muoversi in contesti culturali differenti, di avere maturato ottime capacità relazionali, di sapersi mettere in gioco confrontandosi con persone di altra nazionalità e avere la padronanza della lingua. Tutti indici forti della personalità del candidato”.

I giovani che incontrate in fase di selezione che “debolezze” dimostrano di avere?
“Molto spesso i laureati non hanno le idee chiare, non solo sul loro futuro, ma anche su progetti professionali di breve e medio termine. Sono disorientati, non conoscono bene il tipo di azienda per la quale si stanno candidando e non sanno se le loro competenze saranno più adatte a un ruolo piuttosto che a un altro. La colpa non è tuttavia solo ed esclusivamente del laureato, dipende soprattutto dal sistema vigente. Un circolo vizioso dove la voce orientamento è poco o zero contemplata. In questo senso, auspico che si arrivi presto a un cambio di rotta: a ogni step di vita le persone dovrebbero essere dotate di tutti gli strumenti necessari per fare il punto sulla loro situazione professionale e formativa”.

Da questo punto di vista crede che AlmaLaurea possa rappresentare per il laureato una guida verso il mercato del lavoro?
“AlmaLaurea è uno strumento di riflessione che proietta lo studente in una dimensione diversa da quella a cui si è abituato, ovvero fuori dall’università. E’ un ponte tra formazione e mercato del lavoro. Il pericolo più grande per un giovane è rappresentano infatti dalla stagnazione: studia per anni, si impegna senza badare a cosa accade oltre i quattro muri dell’aula. Quindi, spesso non riesce a vedere cosa si verifica sul mercato, finché non è la vita stessa che lo porta oltre quella soglia. E a quel punto resta spiazzato. Basti pensare che la tesi di laurea è vista molte volte come un obbiettivo finale e non un come un mezzo o un semplice step per poi affrontare concretamente le sfide professionali che la vita ti propone. Il laureato in molte occasioni pensa che la conquista della pergamena sia la conclusione e invece è solo l’inizio di un percorso. Il rischio è che si perda di vista il concetto di lavoro e di impresa e si rimanga chiusi nel mondo della formazione”.

Guardando al mondo delle imprese, AlmaLaurea che vantaggio competitivo dà?
“Siamo già stati clienti di AlmaLaurea perché crediamo nel suo lavoro. Abbiamo avuto sicuramente un periodo di riduzione degli inserimenti in azienda a causa della crisi: un meccanismo che ha portato le imprese a mettere da parte molte varabili, alcune, gioco forza, fondamentali per garantire un futuro. Oggi, stiamo cercando di sviluppare un sistema di selezione e di ricerca del personale più completo e di qualità superiore. Un meccanismo che avrà certamente come base anche AlmaLaurea”.