Università

"Per fare carriera meglio andare all'estero"

07 Marzo 2011

Advaisor negoziatore di contratti per l'area Mediorientale. E' la qualifica che Jacopo Brilli, 28 anni di Fiesole, provincia di Firenze, riveste da più di tre anni a Rijeka, in Croazia, per conto di Eni, alla Saipem Mediterranean Services. "Appena conclusa la specialistica ho mandato il curriculum a Eni perché mi interessava lavorare nel campo dell'energia, dopo una serie di colloqui mi hanno preso" racconta Jacopo laureato con il massimo in voti in Giurisprudenza all'ateneo fiorentino. "Certo -ammette- il percorso di studi mi è servito, mi ha dato quella forma mentis necessaria per lavorare in una grande multinazionale, ma il fatto di essere di madrelingua inglese, di conoscere molto bene il francese e di essere disposto a viaggiare, di certo mi ha dato quella marcia in più che ha poi determinato la mia assunzione in Eni".

Come ti sei trovato all'università?
"Sono stato uno dei primi a iscrivermi al corso di laurea riformato in Giurisprudenza, il cosiddetto "3+2". In via generale, mi sono trovato abbastanza bene, anche se la specialistica mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca. Due anni puramente accademici con alcuni esami che erano la semplice duplicazione di quelli già dati nel corso della triennale. Inoltre, non avendo la libertà di scegliere le materie di studio, non ho potuto crearmi un percorso formativo vicino a quelli che erano i miei interessi professionali. Il mio obbiettivo era lavorare in ambito internazionale, per esempio nel settore dell'energia".

E ci sei riuscito ugualmente?
"Dopo la laurea conseguita a ottobre del 2006 con una tesi in diritto fallimentare, ho compilato l'application per entrare in Eni. Ho seguito una serie di step di selezione e a marzo del 2007 mi hanno assunto. Ho iniziato a lavorare nell'ufficio legale di una controllata del gruppo Eni, la Saipem, con sede a Milano. Nel 2008 sono stato trasferito a Rijeka, in Croazia, dove lavoro tuttora. Ho accettato questa proposta perché la consideravo un'esperienza di crescita professionale importante per il mio futuro. E così è stato. A breve dovrei essere distaccato a Londra come capo dipartimento dei contratti dell'area baltica e del Mar del Nord. Un bel salto, ma anche una bella sfida, di cui sono molto contento".

Di che cosa ti occupi a Rijeka?
"Sono distaccato nella controllata del gruppo Saipem (ENI) Saipem Mediterranean Services in Croazia, precisamente nell' Ufficio Legale, dipartimento contrattualistica internazionale progetti offshore. Mi occupo dell'assistenza legale e contrattuale per la realizzazione di progetti nel bacino del Mediterraneo, Golfo Persico, Arabia Suadita, South Caspian Sea e West India in Pakistan. In via generale, svolgo attività di supporto per la redazione e negoziazione di contratti per la realizzazione complessi infrastrutturali in mare nell'industria dell'Oil & Gas. Quando lavoravo a Milano il mio compito prevedeva inoltre la valutazione e la negoziazione di transazioni di natura finanziaria con istituti di credito internazionali, e la fornitura di assistenza legale e contrattuale al dipartimento degli asset, in particolare nelle fasi di costruzione e acquisizione di mezzi navali speciali".

Quali sono le chiavi del tuo successo professionale?
"Il fatto che sia di madrelingua non solo italiana, ma anche inglese e che conosca molto bene anche il francese, in qualche modo mi ha favorito. E' grazie a queste caratteristiche che sono entrato in Eni. Ma è piuttosto ovvio, se vuoi lavorare per una multinazionale, la conoscenza delle lingue è fondamentale. Non solo, ma rispetto a molti miei coetanei che hanno preferito restare in Italia, io non ho avuto timore di andare a vivere lontano da casa. Anzi, era quello che cercavo perché l'estero è la sola strada per crescere sia come persona, che a livello professionale. Anche dal punto di vista economico, i vantaggi sono notevoli. Certo il mio incarico è delicato, richiede un certo spirito di sacrificio, precise doti comunicative e delle conoscenze multidisciplinari molto ampie. Il che, è ancora più vero se si ha a che fare con i paesi della zona mediorientale, che hanno una cultura e una struttura sociale, legislativa ed economica profondamente diversa dalla nostra. Diciamo, che mi sono fatto le ossa".

Cosa pensi di quello che è accaduto e sta accadendo in paesi come Egitto, Libia, Tunisia?
"E' difficile formulare un giudizio su questi eventi. Certamente sono avvenimenti di notevole rilievo. Le differenze tra Tunisia, Egitto e Libia sono notevoli, a partire dai dati demografici fino alle rispettive strutture economiche. In Egitto ed in Tunisia la transizione sembra essere avvenuta in modo piuttosto indolore. In Egitto l'esercito ha svolto un decisvo ruolo di garante della stabilità ed anche delle regole democratiche. Sono stato di recente al Cairo e posso confermare che la situazione e' tornata alla normalita'. In Libia invece le contestazioni sembrano essere scivolate inesorabilmente verso una violenta guerra civile. La Libia a differenza della Tunisia e dell'Egitto non possiede istituzioni definite ed un quadro costituzionale chiaro. Il caso libico pone quindi interrogativi maggiori rispetto agli altri due paesi. L'auspicio e che i regimi oggetto di contestazione lascino il posto alle forze democratiche di questi paesi. Per una multinazionale è sempre meglio trattare con un regime democratico e trasparente, che un domani onererà in contratti e li collocherà all'interno di un quadro legislativo e giudiziario chiaro ed affidabile.

Che consigli daresti a un giovane che s'iscrive all'università?
"Di non arrivare alla laurea senza avere un buon livello di inglese. Meglio se si conosce anche un'altra lingua e se si arricchisce il proprio curriculum con esperienze di studio o di lavoro all'estero. Se poi si vuole fare carriera e arrivare a guadagnare un po', bisogna stare qualche anno lontani da casa, magari operando per una multinazionale anche italiana con sedi all'estero. Questo ha poi un notevole ritorno professionale anche se decidi di tornare nel tuo paese".

Cosa ne pensi del sistema AlmaLaurea? Credi possa aiutare le università a monitorare le loro performance formative e i laureati a entrare in contatto con il mondo del lavoro?
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A mio avviso il sistema AlmaLaurea presenta un'indubbia potenzialità perché introduce per la prima volta uno strumento per valutare la capacità dell'università italiana di preparare gli studenti al mondo del lavoro. Questa verifica viene svolta su un periodo sufficientemente lungo e acquisisce perciò un apprezzabile valore aggiunto. Non sono sicuro però che da sola possa aiutare i laureati a entrare in contatto con il mondo del lavoro. Questa funzione può, a mio avviso, essere assolta efficacemente solo attraverso atenei e docenti, superando con coraggio quello che è un vero e proprio ritardo culturale del sistema universitario italiano: l'incomunicabilità con il mondo del lavoro".