Lavoro

Fare "impresa", ma in Mali

01 Marzo 2011

Quei viaggi "illuminanti" in Yemen, in Islanda e poi in Mali gli hanno trasformato la vita. Leonardo Francesco Paoluzzi, ventotto anni di Terni, ha fatto della sua passione per "l'oltreconfine" un'autentica professione. Dopo la laurea in Comunicazione e istituzioni d'impresa conseguita a Perugia con il massimo dei voti, già mentre "lavoricchiava", si è iscritto a un master in Marketing Management promosso dalla Gema.
Poi, mentre aggiungeva al suo curriculum significative esperienze professionali nel campo del marketing, ha seguito un altro corso post laurea, un formula week end in Gestione e strategia di impresa del Sole 24 Ore. Finché, non è arrivato lo stage alla Ericsson, nel settore del business development.
"E' stata un'ottima palestra" racconta. Ma la crisi gli si è messa di traverso. "Mi hanno rinnovato il contratto di stage, ma le mie aspettative erano di avere almeno un contratto a tempo determinato. In più, l'ambiente di lavoro non era sereno, così ho deciso di lasciare". "Eppure- precisa Leonardo- la negatività di quel periodo mi è servita, mi ha permesso di trovare la mia strada". Così, senza starci troppo a pensare, è ripartito da zero e si è costruito passo dopo passo un nuovo cammino professionale. "Mi sono messo a viaggiare. Quando sono arrivato in Mali, ho deciso di fermarmi. Ho fondato un'associazione, la G.A.O.C. Jekabaara (www.gaoc-jekabaara.org) e, a seguire, anche l'agenzia viaggi/tour operator Kanaga Adventure Tours (www.kanaga-at.com)".

Come mai hai scelto di iscriverti al corso di laurea in comunicazione e istituzioni d'impresa?
"Nel 2000, quando decisi di frequentare la laurea vecchio ordinamento in Scienze della Comunicazione, l'intenzione era di fare il giornalista. Ma ben preso mi accorsi che ero più interessato al mondo dell'impresa e continuai gli studi seguendo l'indirizzo in Comunicazione e istituzioni d'impresa. Non frequentavo moltissimo le lezioni perché, avendone la possibilità, preferivo fare esperienza sul campo: così, mentre studiavo lavoravo nel mondo della comunicazione per una piccola azienda e collaboravo con un servizio di catering".

Raccontaci la tua tesi in psicologia sociale e marketing?
"La passione maggiore ai tempi dell'università era il marketing, non mi perdevo una lezione. Il professore, da autentico esperto, insegnava la materia a partire dall'analisi di casi reali. In aula proponeva situazioni concrete su cui ragionare e intervenire: un metodo che considero molto efficace perché avvicina gli studenti al mondo del lavoro. Peccato, sia ancora poco presente nelle nostre università. Quindi, al momento della scelta dell'argomento di tesi, senza esitare, puntai sul marketing. Ma la coda per essere seguiti dal quel professore era di oltre un anno. Dopo una serie di tentativi andati in fumo, come mia sesta scelta decisi allora di indirizzarmi sulla psicologia sociale, una materia che mi piaceva e che riuscii ad accostare al marketing".

Dopo la laurea, il master?
"Avevo bisogno di una formazione più concreta, maggiormente vicina al mondo del lavoro, così mi iscrissi al master in Marketing Management promosso dalla Gema. Un corso intensivo di un anno: mi trovai abbastanza bene, molta meno didattica che all'università, lezioni dinamiche, fondate su case history e project work e tanti incontri con i professionisti del settore. Tuttavia, oggi con il senno di poi, rimpiango di non aver scelto il master in Marketing management della Luiss. Più avanti, segui anche il corso post laurea formula week end in Gestione e strategia di impresa del Sole 24 Ore. Anche in quel caso, andò molto bene. Nel frattempo lavoravo".

Di che cosa ti occupavi?
"Per un anno lavorai in un centro di formazione per commercianti, tenevo lezioni di marketing e organizzavo eventi. Poi, fui assunto a Terni da un'azienda che si occupava di cosmesi e medicina naturale. Anche in quel caso, si trattava di fare marketing. Furono esperienze importanti: mi permisero di mettermi alla prova nel campo per cui avevo studiato. Ma la formazione maggiore arrivò quando entrai in stage retribuito alla Ericsson, nel settore del business development. Un'ottima palestra, anche se l'ambiente era molto competitivo. A causa delle crisi stavano tutti sul chi va la e tra giovani leve e "anziani" del gruppo non correva buon sangue. Alla fine, decisi di lasciare".

A quel punto, che cosa hai fatto?
"Iniziai a viaggiare. Prima in Yemen, poi in Islanda e infine in Mali, nell'africa occidentale, dove tutt'ora vivo e lavoro. Furono momenti difficili, non sapevo cosa fare della mia vita e soprattutto che professione svolgere. Poi, quando arrivai a Bamako, la capitale del Mali, capii. Cominciai lavorando per un'associazione umanitaria che operava in Mali. Poi, mi resi conto che queste azioni il più delle volte nascondo interessi economici e politici ben più grandi. Così, mollai il posto insieme a altri miei colleghi. In quello stesso periodo, contrassi la malaria: un'esperienza tremenda da cui alla fine uscii rafforzato. Appena rimesso ho fondato con altre persone il Gruppo di Aiuto alle Organizzazioni Comunitarie G.A.O.C. Jekabaara, una parola bambara che significa lavoriamo insieme".

Come ti trovi?
"Molto bene, quello che faccio mi piace. Ho creato anche l'agenzia viaggi/tour operator Kanaga Adventure Tours, di cui sono l'amministratore. Ci sto mettendo anima e corpo. Pensare, che in Italia non avrei mai potuto fare una cosa simile, sarebbero serviti molti più fondi. Qui, invece, organizziamo tour ecoturistici di tutta la regione, dal Senegal al Benin, accompagnando i viaggiatori a conoscere da vicino la cultura e le tradizioni dei popoli africani. E' un turismo sostenibile ed equo. Tutto il contrario del tipico soggiorno di massa. Lo scopo è dare una visibilità sempre maggiore al Mali e a tutta l'Africa dell'Ovest che ha potenzialità turistiche enormi. Ci sono tante risorse, ma sono poco sfruttate perché mancano gli investimenti. Servirebbero strade, pozzi e tanti altri servizi sociali. Tuttavia, sebbene ci sia ancora molto da fare, siamo ben lontani dallo stereotipo di povertà e degrado che trasmettono certi media occidentali. Le persone sono cordiali, vivono del loro lavoro, di cose semplici, ma non muoiono di fame".

 Che cosa ne pensi di AlmaLaurea: credi sia un buono strumento per avvicinare gli studenti al mondo del lavoro?
"
Penso che Almalaurea sia un riferimento molto utile per gli studenti per "affacciarsi" al mondo del lavoro, un trait d'union spesso trascurato all'interno delle facoltà. Spero che negli anni a venire servizi del genere siano più presenti all'interno degli atenei, ad esempio,  attraverso l'organizzazione di seminari e workshop per aiutare gli studenti dalla redazione di un cv, alla scelta corretta della formazione post-laurea, fino ai sevizi di placement".