Lavoro

Formazione universitaria

02 Novembre 2010

Formazione universitaria sì, ma anche tanta professionalità, interesse e consapevolezza del ruolo. Per il Gruppo Sysdata senza questi skills i laureati rischiano di restare troppo distanti dal mercato del lavoro. A parlarne è Gianmarco Vecchione Director di Sysdata. "C'è un distacco profondo tra quello che è il mondo dell'università e il mondo esterno. Probabilmente in aula non si è scelta ancora la linea giusta: ci si concentra solo sullo studio dei manuali allacciandosi poco alle esigenze delle imprese, senza capire che quelli che oggi sono studenti un giorno proprio grazie al titolo acquisito saranno dei professionisti". Sysdata, società presente da oltre trent'anni nel mercato della consulenza, progettazione e sviluppo di soluzioni It, lavora per imprese pubbliche e private nazionali realizzando progetti di business intelligence complessi e all'avanguardia.

Quali difficoltà incontrate nella ricerca dei candidati?
"In molte occasioni non si trovano ragazzi che dimostrano un interesse specifico, spesso e volentieri non conoscono i settori aziendali, escono dall'università totalmente o quasi impreparati dal punto di vista professionale. Invece già al momento della formazione dovrebbero avere la capacità di guardarsi intorno, di capire come ci si muove sul mercato del lavoro. Questa distanza tra aula e ufficio è in alcune aree produttive pesa più che in altre. Ad esempio in campo tecnologico, ma anche commerciale o della comunicazione fare esperienza sul campo è decisivo, aiuta a capire a quale settore professionale si è più interessati, se si è più adatti a un ruolo che a un altro. Questo va a vantaggio dell'azienda ma anche e soprattutto del laureato che così facendo acquisisce maggior consapevolezza di se e delle sue potenzialità professionali".

Che tipo di profili cercate?
"Candidati che abbiamo un background tecnologico e una comprovata dimestichezza con alcuni linguaggi, quindi laureati in ingegneria, informatica, scienze dell'informazione e affini. La capacità di lavorare in team e con passione sono poi elementi imprescindibili. Nell'It dimostrare interesse per alcune applicazioni di gestione è molto importante: dal marketing al settore commerciale".

Per quanto riguarda i tempi di studio, avete delle preclusioni nei confronti dei titoli triennali?
"Avere due anni in più di formazione come avviene per i titoli specialistici è un valore aggiunto di cui in fase di selezione si tiene conto. Ma bisogna valutare per caso per caso senza fare pedisseque generalizzazioni. Tutto dipende dalla maturità della persona e dal suo grado di professionalità. A volte, chi ha tre anni di studio e qualche esperienza professionale è pronto a entrare nel mercato del lavoro molto più di quanto non lo sia un giovane con un secondo livello".

Inglese ed esperienze oltreconfine contano anche in ambito It?
"
La conoscenza delle lingue è importante: l'inglese é di fatto uno standard del mondo della tecnologia. Tutti i testi di riferimento e i manuali sono in lingua e chi lavora in questo settore deve come minimo saperli leggere in lingua. Per questo motivo ci interessa che abbiano effettuato anche qualche esperienze all'estero sia di studio che di lavoro, sono indice della capacità di un candidato di sapersi gestire in autonomia, ma anche di lavorare in gruppo relazionandosi in modo corretto".

In questo periodo di crisi come si presenta il mercato della tecnologia?
"E' un settore che subisce le fluttuazioni del mercato, quindi non si può dire che sia anticiclico: le società quando vanno bene spendono in consulenza e servizi informatici molto di più, investono maggiori risorse ed energie nell'It. Purtroppo, anche se è poi questo il futuro del mercato, il periodo di recessione non aiuta, ha messo con le spalle al muro quasi tutte le aree produttive, compresa la tecnologia. Ad ogni modo, credo che i giovani nonostante le difficoltà non debbano mai demoralizzarsi, anzi devono formarsi professionalmente sempre di più spingendo su alcuni fattori chiave decisivi, quelli che poi li rendono maggiormente competitivi".

AlmaLaurea rappresenta un ponte tra università e mondo del lavoro?
"In generale ritengo che Almalaurea debba avere sempre di più come mission quella di mettere in contatto domanda e offerta ponendosi come referente unico per il mondo delle imprese. Mi preme infatti segnalare una criticità che caratterizza il mercato del lavoro "primario" , ovvero dall'università all'azienda: una criticità che un organismo universitario trasversale come AlmaLaurea potrebbe aiutare a calmierare. Negli ultimi anni vi è stata indubbiamente una proliferazione delle facoltà e dei corsi di laurea, alla fine si sono formati professionisti con competenze simili o assimilabili. Questo crea confusione nelle aziende che devono continuamente mappare nuovi centri di formazione, facoltà o corsi. Da questo punto di vista, Almalaurea potrebbe candidarsi ad interfaccia tra il variegato mondo universitario e i settori di sbocco nel mondo del lavoro promuovendo iniziative verticali, facilitando il flusso informativo, accorpando l'offerta di professionalità in categorie e competenze simili".