Lavoro

Flessibili e internazionali

01 Marzo 2011

Che l'area Euro Mediterranea sia ormai un dato di fatto è evidente.  Lo conferma il professore Fulvio Attinà, presidente del corso di laurea in Politica globale e relazioni Euro Mediterranee dell'ateneo di Catania. "Nell'ultimo decennio -spiega- molti paesi del Mediterraneo, in primis quelli del Nord Africa, hanno cercato, passo dopo passo, di correggere il carattere delle loro economie nazionali, dirette dal potere politico, per trasformarsi sempre di più in mercati aperti al libero scambio. Un meccanismo che ha incoraggiato gli investimenti da parte dei paesi industrializzati e che ha dato il la a profondi cambi di mentalità di cui sono figli non solo gli avvenimenti degli ultimi mesi, ma anche e soprattutto progetti sociali, culturali ed economici di importante valore internazionale". E se cresce la collaborazione tra paesi e culture così distanti, anche se vicine geograficamente, di pari passo aumentano le professionalità richieste: dagli ingegneri di cantiere, ai negoziatori, per non parlare dei ricercatori e degli operatori umanitari. Ma quali skill servono per entrare nel mondo delle relazioni Euro Mediterranee. Lo abbiamo chiesto al professore Attinà.

Si sta cercando di creare con sempre maggiore evidenza un ponte tra il mondo occidentale e i paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. Come mai?
"La globalizzazione e la creazione dell'Unione Europea hanno spinto in questi anni i paesi dell'occidente a confrontarsi con le regioni più prossime geograficamente. Una politica di vicinato che sta portando, nonostante la crisi internazionale di questi ultimi anni, alla creazione di un unico grande spazio Euro Mediterraneo. Si tratta di un'area che in futuro avrà un ruolo economico, sociale e culturale strategico e molto importante a livello globale. Ma come in ogni processo di integrazione, nulla è semplice. I paesi  mediterranei sono infatti tanti e diversi. E' sotto gli occhi di tutti: stiamo assistendo a un incrocio tra popoli con idee, tradizioni e culture diverse. Gli avvenimenti di questi ultimi mesi ne sono la testimonianza. Il punto, è allora di evitare chiusure identitarie che producono solo esclusione, focalizzando l'attenzione sul dialogo con l'altro, su principi quali la multiculturalità, il rispetto per il diverso, l'uguaglianza e la valorizzazione del particolare. E' questo il vero significato della parola integrazione. Ed ecco perché oggi più che mai servono figure professionali di raccordo, comunicatori, intermediari specializzati, negoziatori".

Ci sono dei paesi, secondo lei, al momento più vicini al modello europeo?
"Direi che si stanno muovendo un po' tutti in questa direzione. Certo, ognuno a suo modo e secondo i suoi tempi. Tra i paesi del Nord Africa, chi ha fatto passi da gigante ad esempio è il Marocco. Uno stato con cui moltissime nazioni stanno portando avanti progetti di gittata non solo nazionale, ma anche internazionale nel campo della formazione, dell'energia, dei trasporti e dell'edilizia. Poi ci sono realtà come Algeria, Egitto o Tunisia, Libia e Israele dove si collabora e si fanno progetti, ma qui le complessità da affrontare sono maggiori. Anche con la Turchia e i paesi dell'area balcanica i rapporti commerciali crescono in modo esponenziale".

Che tipo di figure professionali sono maggiormente ricercate nei paesi del Mediterraneo?
"Questa vicinanza tra l'Europa e i paesi del Mediterraneo ha creato un forte indotto economico spingendo molte imprese europee del settore energetico, dei trasposti, delle costruzioni, per citarne solo alcune, a investire in queste aree emergenti. Si ricercano quindi figure professionali di diverso tipo attingendo sia dal bacino dei laureati italiani che alle risorse presenti in loco. Molti sono tecnici, ingegneri meccanici, chimici, edili o del settore energetico. Ma per entrare in contatto con queste realtà ci sono altri ruoli professionali, per così dire di cerniera, altrettanto indispensabili. Si tratta di profili con una formazione avanzata nel campo delle scienze politiche, organizzative e amministrative internazionali, ferrati su temi riguardanti i meccanismi di integrazione europea e le relazioni euro-mediterranee. Sono esperti che conoscono molto bene la realtà, la cultura e le tradizioni del paese in cui si trovano a operare". 

 Che lavoro possono svolgere queste figure professionali di "cerniera"?
"Sono laureati con ottime competenze gestionali e organizzative: manager che possono fare da ponte tra realtà diverse, dirigere progetti e portare avanti iniziative imprenditoriali innovative e sostenibili. Possono essere impiegati in istituzioni, amministrazioni e organizzazioni pubbliche e private, internazionali o non. Ambasciate e Ong. E ancora, imprese private, di consulenza e di comunicazione di massa, ma anche in centri di studio e di ricerca. Si tratta, in poche parole, di specialisti nelle pubbliche relazioni, con ottime conoscenze storiche, artistiche, politiche e filosofiche, giuridiche, sociali ed economiche".

Come si preparano queste figure?
"I laureati che vogliono lavorare in questo settore devono acquisire conoscenze approfondite dal punto di vista sia generale che metodologico in riferimento al territorio in cui saranno inserite. Dallo studio delle logiche che soggiacciano ai diversi sistemi politici, fino alle relazioni diplomatiche ed economiche mondiali. Devono poi conoscere i diversi legami tra istituzioni politiche e opinione pubblica, sia negli stati europei che nei paesi del mediterraneo. Senza dimenticare tradizione e cultura del paese di riferimento. In definiva, devono avere maturato un bagaglio di conoscenze multidisciplinari che gli permetta di intervenie in situazioni di crisi interna o globale e di programmare e svolgere autonomi progetti di apprendimento, di analisi di problemi fino alla formulazione e messa in opera di strategie operative. Molto dipende poi dalla regione in cui saranno".

Quanto conta la conoscenza delle lingue?
"E' fondamentale. Chi lavora in queste zone, a seconda dei paesi in cui opera, conosce l'inglese, il francese, ma anche lo spagnolo e l'arabo. Più lingue e più esperienze si sono fatte in questi territori, maggiori sono le competenze e le abilità maturate sia dal punto di vista professionale che personale, aspetto che conta moltissimo, perché se non si è flessibili, propensi a conoscere l'altro da se, a dialogare con il diverso, a interagire con culture diametralmente opposte alla propria, non si può in nessun modo lavorare nel mondo delle relazioni internazionali, nel Mediterraneo come nel resto del mondo".