Lavoro

Una formazione internazionale tra Italia e Usa

14 Gennaio 2013

Nonostante un doppio titolo riconosciuto anche negli Stati Uniti, e un curriculum universitario di tutto rispetto che potrebbe aprirle una carriera internazionale, Anita Guglietta, 25enne di Lenola, provincia di Latina, ha un sogno: quello di restare a lavorare in Italia. Ingegnere civile, nel dicembre del 2011 si è laureata con lode all’Università di Cassino e contemporaneamente ha conseguito un “master degree” presso il Politecnico dell’Università di New York, dove è stata per nove mesi grazie a un programma interuniversitario per la formazione universitaria. Non solo: superato l’esame per l’abilitazione professionale, si è iscritta alla Federico II di Napoli a un master internazionale di secondo livello in Design of steel structures. “Ho concluso il master poche settimane fa – racconta –, ora sto svolgendo un tirocinio formativo e dopo vorrei aprire un mio studio”.

Hai un doppio titolo in ingegneria civile. Come sei riuscita a conseguirlo?
“Il mio corso di laurea all’Università di Cassino prevedeva proprio la possibilità di prendere un doppio titolo. L’Università mi ha concesso infatti una borsa di studio tramite il programma H2CU (centro interuniversitario per la formazione internazionale), che ha coperto le spese per uno scholarship al Polytechnic Institute of New York University, ovvero le tasse universitarie e l’alloggio negli Usa. Inoltre, alcuni esami che ho dato a Cassino mi sono stati riconosciuti negli Stati Uniti e tutti quelli sostenuti a New York mi sono stati convalidati in Italia”.

Quanto ti è servita l’esperienza negli Usa e quali sono le differenze più grandi tra il sistema universitario italiano e quello americano?
“Sono stata negli Usa nove mesi ed è stata un’esperienza che mi è servita moltissimo, in primo luogo per l’inglese. Ho trovato l’università americana molto diversa da quella italiana e più simile alla nostra scuola superiore. Le lezioni erano serali: si svolgevano quasi sempre alle 17, quindi dopo la fine dell’orario lavorativo, perché in America si dà per scontato che, dopo la triennale, i giovani abbiano già iniziato a lavorare. Inoltre, ogni settimana ci venivano dati dei compiti da svolgere a casa e, al termine del periodo delle lezioni, abbiamo dovuto sostenere degli esami scritti con test a risposte chiuse e aperte.  Infine, a conclusione del corso abbiamo dovuto discutere davanti a tutta la classe lo sviluppo di un progetto”.

Come mai, dopo la laurea, hai frequentato un master alla Federico II di Napoli?
“Ho scelto il master perché mi interessa molto la progettazione delle strutture in acciaio, un argomento di cui ho capito l’importanza durante l’esperienza negli Stati Uniti e che ho deciso di approfondire. Ho concluso il master poche settimane fa. Era un corso internazionale, quindi tutte le lezioni erano in inglese”.

Il master prevedeva stage?
“Al termine dei corsi potevi scegliere se fare uno stage o una tesi, io ho preferito fare la tesi. Come argomento ho scelto un progetto studiato durante l’ultimo semestre del master, che prevedeva la valutazione economica della progettazione di un edificio e un confronto tra le varie alternative possibili”.

E ora cosa vorresti fare?
“La libera professionista. A settembre ho sostenuto e superato l’esame d’abilitazione per ingegneri e mi piacerebbe moltissimo mettermi in proprio e aprire un mio studio”.

Ma attualmente stai lavorando?
“Sto facendo un tirocinio formativo presso uno studio. Non è un vero e proprio lavoro, ma mi serve per conoscere e apprendere il mestiere”.

Vorresti restare in Italia o tornare negli Usa?
“Io sinceramente sogno di poter restare a lavorare in Italia o, al massimo, spostarmi in Europa”.

Conosci AlmaLaurea? Cosa ne pensi?
“Sì, la conosco anche perché al termine degli studi dobbiamo iscriverci e compilare i questionari. A me è stata molto utile per la scelta del master. Però la trovo non molto funzionale a trovare opportunità lavorative”.