Lavoro

Formazione e lavoro tra la Cina e gli Usa

06 Novembre 2012

Una laurea in ingegneria civile al Politecnico di Torino, MBA e specializzazioni tra la Hong Kong University of Science and Technology (UST) e la SDA Bocconi. E un lavoro prima in Italia, per tre anni all’Eni, poi all’estero: in Arabia Saudita, in Cina e negli States. È la storia di Stefano Di Genua, 35 anni, ora strategy planner in Siemens Financial Services nell’area di New York.

Perchè la scelta di formarsi e lavorare all'estero?
“La mia è stata una scelta dettata dalla necessità di essere più tramite l’acquisizione di nuove conoscenze a contatto con ambienti di lavoro e di studio internazionali. Prima di questa scelta ho comunque lavorato per tre anni in una grande azienda italiana, ma non ritengo di poter definire tale esperienza di essere stata in grado di darmi gli strumenti necessari per operare con confidenza al di fuori del nostro Paese”.

Come mai un master alla Hong Kong University of Science and Technology?

“La scelta è stata presa nel 2005, parliamo del periodo in cui la Cina stava macinando crescite a cifre doppie. Per chi aveva la voglia di crescere quello era il posto dove andare in quanto campo di allenamento perfetto dove sperimentare curve di apprendimento uniche. Scegliere l’Hong Kong UST è stato semplice visto che solo due Business School erano nei ranking del Financial Times in quegli anni e quella ad Hong Kong era quella più internazionale in fatto di facoltà, studenti e materiale di studio”.

Per quattro anni ha lavorato a Pechino come Project Manager prima e come capo del Back-Office dopo, che tipo di esperienza è stata?
“A livello lavorativo, vivere in Cina è stato proprio quello che mi aspettavo: imparare molto in poco tempo. In aggiunta, mi sento di dire che, a livello personale, la Cina è stata un’esperienza unica. Certo, un’esperienza d’amore (per la sua cultura millenaria) e d’odio (per la società che ha creato). Questo misto di sentimenti mi ha portato molte volte ad avere scontri di valori con colleghi e manager, ma il fatto di provenire anch’io da un Paese con un storia antica, mi ha sempre aiutato a superare tali momenti trovando una giusta via di mezzo. Credo che siano proprio tali frizioni ed il dialogo che le accompagna quello che fa maturare velocemente un giovane nella sua professione”.

E il lavoro attuale, negli Stati Uniti, quali possibilità le dà?
“Qui le regole sono più semplici e dirette: se si lavora sodo, si viene ricompensati di conseguenza. La società americana è la più meritocratica al mondo. Ed il mondo del lavoro americano non fa altro che rispecchiare tale stato di fatto”.

Cina, Stati Uniti: come vengono valorizzati i migliori talenti nel confronto con l’Italia?
“E’ difficile una comparazione diretta in quanto si tratta di tre Paesi con situazioni economiche e sistemi di pensiero molto diversi tra loro. Partendo da un confronto tra Cina ed Italia, la Cina ha bisogno oggi di talenti (intendendo con tale termine cinesi che abbiano avuto esperienze di studio e lavorative internazionali) semplicemente perché la Cina di oggi è come l’Italia degli anni’50 in fatto di boom economico e, pertanto, necessitante di persone in grado di sostenerne la crescita. Confrontando l’Italia e gli Stati Uniti, invece, purtroppo devo toccare il dolente tasto della meritocrazia, un concetto per noi italiani molto distante per diverse ragioni. E, mi creda, lo è in Italia come lo è nelle aziende italiane che ho visto operare in Cina. La crisi in Italia non ha fatto che accentuare questa pecca del sistema italiano e, purtroppo, a farne i conti, sono ancora una volta i giovani tra i 25 e i 35 anni”.

Voglia di tornare, un giorno, in Italia?
“Non c’è dubbio che l’Italia sia il Paese più bello al mondo, e non lo dico soltanto per ripetere un luogo comune. Tutti invidiano il nostro stile di vita e il nostro modo di pensare ed approcciare con creatività i problemi, rimane una qualità di cui noi stessi non ce ne rendiamo davvero conto. Lavorando con i tedeschi ormai da cinque anni mi sono accorto in parecchie occasioni come quest’aspetto dell’essere italiano sia nel nostro Dna. Ma sono dovuto andare fuori dall’Italia per capirlo. Ci sono pochissime aziende italiane conosciute a livello internazionale che creino una cultura aziendale basata su un fatto molto semplice: essere italiane. Tornare in Italia? Sì, anche subito, ma soltanto in aziende che mettono l’italianità al centro del loro modello di business”.

Che consigli darebbe a chi vuole fare esperienze di formazione e lavoro all'estero, in particolare ai futuri ingegneri?
“Un’esperienza all’estero è sempre importante oggi. Attenzione però, esterofili come siamo noi italiani, ci troviamo sempre a denigrare l’Italia quando all’estero percependo qualunque esperienza fatta fuori dal nostro Paese migliore di quanto si possa trovare dietro l’angolo. Andare all’estero quindi sì, ma mantenendo sempre un occhio sulle opportunità che si potrebbero creare in Italia”.

Se il Ministro del lavoro le chiedesse cosa ne pensi di AlmaLaurea e del servizio avviato da 18 anni di incontro tra domanda e offerta di lavoro per i laureati, cosa gli diresti?
“Tutte le volte che aggiungo qualcosa al mio profilo su LinkedIn, la aggiungo anche su AlmaLaurea. Questo perché ritengo AlmaLaurea estremamente importante per mettere in comunicazione il mondo dell’università e quello del lavoro. Purtroppo ancora oggi le Università italiane (private e non) offrono pochi servizi ai neo-laureati nella ricerca di una prima esperienza professionale. Ci vorrebbero altri servizi simili a quello di AlmaLaurea, soprattutto oggi, in un periodo così difficile per il mondo del lavoro in Italia”.

La Commissione Europea ha approvato tre nuovi progetti per diffondere il modello AlmaLaurea in Marocco, Tunisia, Armenia. Come valuti questo processo di internazionalizzazione?
“Significa che il modello funziona allora. Come detto, AlmaLaurea è un ponte di comunicazione importante e pertanto è normale che altri Paesi lo vogliano implementare.  Sarebbe interessante confrontarne l’utilizzo e l’efficacia in Italia e in altri Paesi tra qualche anno. Sono sicuro che si potrebbero scoprire interessanti dinamiche del mondo del lavoro in Italia rispetto a quelle di altri Paesi e chissà che questo non aiuti a migliorare ancora di più il servizio offerto oggi da AlmaLaurea”.