Lavoro

Formazione allo specchio

27 Giugno 2011

"Il Regno Unito ha uno dei sistemi universitari pi internazionalizzati al mondo. E’ il paese che attrae più studenti internazionali dopo gli Stati Uniti, ed e’ uno dei paesi leader nell’offerta di educazione transazionale, ovvero l’offerta di programmi e corsi fuori dal territorio nazionale. La popolarità del sistema universitario britannico è in larga misura dovuta alla qualità della sua offerta formativa. Un ruolo cruciale nel mantenere la reputazione di qualità delle università britanniche è svolto dalla Quality Assurance Agency for Higher Education (QAA), l’agenzia nazionale per la valutazione della qualità dell’offerta accademica". Fabrizio Trifiro’, 36 anni, Development Officer nel reparto relazioni internazionali della QAA, laureato in Filosofia a Bologna, ci spiega come si svolge questo processo di "quality assurance" e cosa lo ha spinto a trasferirsi in Gran Bretagna.

Come mai dopo la laurea a Bologna hai deciso di trasferiti in Gran Bretagna?
"La mia aspirazione era quella di perseguire una carriera accademica. Entrare nel mondo della ricerca nel nostro paese però, allora come adesso, non è cosa facile. Così decisi di iscrivermi ad un istituto di ricerca del Birkbeck College di Londra per seguire un dottorato in filosofia politica. Mi sono trovato piuttosto bene, anche se, per certi versi, l’istituto offriva una formazione non proprio conforme ai miei obiettivi. Sopratutto, essendo un istituto esclusivamente dedicato alla ricerca, non vi erano occasioni di insegnamento. Al tempo lo ritenevo un vantaggio, perché potevo dedicarmi ai miei studi pienamente, ma in seguito si è rivelato un ostacolo nel trovare posti di insegnamento. L’approccio interdisciplinare dell’istituto in cui ho condotto il dottorato ha in ogni modo arricchito notevolmente il mio repertorio accademico ed ha contribuito al mio percorso professionale successivo. Non sempre l’interdisciplinarietà in quanto tale pero viene apprezzata nel mondo accademico. Mi è capitato successivamente di condurre ricerca in dipartimenti o istituti in cui l’interdisciplinarietà veniva intesa poi come collaborazione, se non semplice co-abitazione di specialismi diversi, piuttosto che il vero e proprio abbraccio di discipline diverse e la  dissoluzione di rigide barriere disciplinari".

Com’è la vita del ricercatore in un’università inglese?
"Il sistema accademico britannico, ed infatti la società britannica, si distingue per la sua struttura meritocratica e dinamica. I giovani ricercatori, ed infatti i giovani in generale, vengono valorizzati e responsabilizzati in maniera difficile da vedere nelle università e nella società italiane. Questo fu uno dei motivi stessi per cui mi trasferii in Gran Bretagna, e posso dire tuttora che è una scelta che rifarei. I giovani ricercatori nelle università britanniche hanno un ruolo professionale che non è riscontrabile in Italia, ed hanno maggiori opportunità di avanzare professionalmente. Il mercato del lavoro nelle università britanniche, e, ancora una volta, a livello più generale in Gran Bretagna, e’ più vivace e dinamico, e per questo la precarietà di molti contratti di ricerca preoccupa di meno che in Italia. Sebbene le cose stiano cambiando nella presente congiuntura economica e politica in Inghilterra".

Cosa hai fatto dopo aver conseguito il dottorato?
"Mentre aspettavo di discutere il mio dottorato sono tornato a Bologna per frequentare un master in diritti umani presso la facoltà di Scienze Politiche. Ho trovato particolarmente utile che il programma, finanziato da fondi europei, includesse uno stage lavorativo. Io andai due mesi a Bruxelles a lavorare come EU-liaison officer e assistente ricercatore per Terre Des Hommes International, un’organizzazione internazionale non governativa. Alla fine del corso ritornai a Londra, dove ho condotto della ricerca per un’altra organizzazione non-governativa locale, per poi trasferirmi al Trinity College di Dublino dove avevo trovato un posto di post-dottorato per perseguire una ricerca sulla società civile globale e la democratizzazione della globalizzazione. Terminato il contratto a Dublino, e dopo un periodo di precariato in cui ho insegnato a contratto in istituzioni inglesi ed italiane, studiando anche per un master in metodi di ricerca sociale presso l’Università del Sussex, ho trovato lavoro nell’agenzia dove sono ora, la Quality Assurance Agency for Higher Education".

Di che cosa ti occupi alla QAA?
"Conduco prevalentemente ricerca sugli sviluppi e i trend internazionali riguardanti l’educazione terziaria e la ‘quality assurance’ in particolare. Supporto inoltre il lavoro internazionale dell’agenzia, per esempio dall’elaborazione di guide per le università britanniche nel gestire e migliorare l’esperienza accademica degli studenti internazionali, alla censita e valutazione dell’offerta educativa britannica all’estero. Questo richiede continua collaborazione con altre organizzazioni britanniche ed estere del settore".

Quale e’ il ruolo di QAA nel sistema universitario anglosassone?
"Premetto che nel Regno Unito, a differenza che in Italia, le università sono istituzioni autonome. Questo vuol dire che esse non sono di proprietà statale, sebbene la maggior parte riceva fondi pubblici e soltanto quegli istituti che sono state approvati dal governo possono legalmente offrire educazione universitaria. Questa autonomia significa anche che le università britanniche sono ultimamente responsabili per gli standards e la qualità della loro offerta formativa. Tuttavia, al fine di garantire il proprio uso dei finanziamenti pubblici e dell’autorità’ di elargire titoli universitari, le università britanniche devono sottoscrivere ad un sistema pubblico di valutazione della qualità dell’offerta accademica. La funzione primaria di QAA e’ proprio quella di garantire l’interesse pubblico in un’offerta di  educazione terziaria di qualità provvedendo un tale servizio di valutazione o ‘quality assurance’ esterno. In particolare, QAA provvede tale servizio pubblico attraverso visite da parte di ‘review teams’, composti da docenti universitari e studenti, volte a stabilire se le università sono capaci di mantenere e svolgere le proprie responsabilità per un’offerta accademica di qualità. I ‘review teams’ vengono guidati nel fare tali valutazioni da un insieme di punti di riferimento esterni, sviluppati da QAA in consultazione con altre organizzazioni del settore. Questi punti di riferimento includono il ‘Framework for Higher Education Qualifications’, equivalente al Quadro dei Titoli Italiani, ed un Codice di Buona Pratica, che copre un ampio ambito di aree di pratica accademica. QAA non svolge soltanto una funzione di valutazione o ‘quality assurance’ delle università, ma anche di supporto alle istituzione o ‘quality enhancement’. Per esempio, conduciamo ricerca sui diversi aspetti riguardanti la qualità e gli standards accademici, produciamo documenti informativi e guide su diversi aspetti topici riguardanti la gestione della qualità accademica e della esperienza degli studenti universitari, e lavoriamo con altre organizzazioni nazionali ed internazionali condividendo idee e ‘expertise’, e promuovendo sviluppo nella valutazione e lo sviluppo della qualità accademica".

Avete un sistema simile ad AlmaLaurea in Gran Bretagna?
"Non vi e’ un esatto corrispettivo ad AlmaLaurea in Gran Bretagna. Comunque il mercato del lavoro qui, ed in particolare quello per i neo-laureati e’ più accessibile che in Italia. In particolare vi sono diversi canali attraverso cui e’ possibile accedere all’offerta lavorativa esistente in maniera comprensiva e settorialmente mirata. Le università anglosassoni inoltre offrono eccellenti servizi di avvisi alla carriera per laureandi e neo-laureati. Un servizio che ritengo particolarmente utile è per esempio quello di preparazione ai colloqui di lavoro. Inoltre vi e’ un crescente coinvolgimento da parte di aziende ed industrie nel definire e contribuire all’offerta educativa, anche attraverso offerta di tirocini. QAA e’ in fatti coinvolta in prima linea in questo processo, agendo allo stesso tempo come catalizzatore e ‘regolatore’ di quella che qui viene chiamata ‘employment-led provision".

Credi che il modello AlmaLaurea possa essere applicato a livello Europeo per mettere in comunicazione mondo del lavoro e università?
"Indubbiamente un modello AlmaLaurea a livello Europeo sarebbe desiderabile, sebbene ho più difficoltà ad esprimermi sulla sua applicabilità. L’assenza di uno strumento comunitario che faciliti la cooperazione e comunicazione al di la dei confini nazionali tra università, studenti, laureati e aziende rappresenta sicuramente un ostacolo al pieno di sviluppo di un mercato del lavoro europeo. Un’agenzia a livello comunitario capace mettere in relazione aziende e laureati e di offrire un "one stop shop" per tutto ciò che riguarda gli studi universitari e l’occupazione, come potrebbe essere un AlmaLaurea Europea, sarebbe dunque altamente desiderabile. Immagino però che ostacoli relativi alla raccolta dati, ad atteggiamenti protezionisti verso il mercato del lavoro nazionale, e a diverse culture dell’università’ e del lavoro tra i paesi europei, possano rendere tale modello di difficile realizzazione".