Università

La fortuna aiuta gli audaci

31 Maggio 2011

Quando si dice il caso. E' bastato prendere un treno e trovare sul sedile una copia del giornale Il Corriere del Ticino. Sfogliarlo distrattamente e scorgere tra le pagine un annuncio di lavoro, di quelli che fanno trasalire. Insomma, il posto che sogni da una vita e in cui pensi che non ti prenderanno mai. E invece Giancarlo Porta, nato a Genova 35 anni fa, quel lavoro l'ha ottenuto eccome, complice un pizzico di fortuna, tanta intraprendenza e molte capacità, formative e professionali. Dopo la laurea in Chimica conseguita all'ateneo del capoluogo Ligure, Giancarlo ha arricchito il suo curriculum con un diploma da esperto in internazionalizzazione delle imprese alla Fondazione Cuoa. Un corso "pionieristico" che gli ha aperto le porte del mondo del lavoro grazie a uno stage in un'impresa farmaceutica veneta. Da lì all'assunzione il passo è stato breve, sono cresciute le responsabilità, le soddisfazioni e viaggi in giro per il mondo. E infine, sette anni fa il lavoro che gli ha cambiato la vita, quello che svolge a Lugano per una multinazionale del settore farmaceutico, dov'è responsabile commerciale dell'area asiatica. "Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare". Giancarlo identifica con una massima di Anatole France, scrittore francese, premio Nobel per la letteratura nel 1921, il senso della sua avventura. "Il lavoro che faccio mi piace tantissimo, è quello che sognavo. Magari se capitasse, tornerei anche in Italia, ma al momento non ho ricevuto offerte all'altezza del mio ruolo".

La laurea in chimica: una decisione immediata o, all'inizio qualche indecisione?
"Appena diplomato non avevo le idee chiare sul tipo di università che avrei voluto frequentare. Ero molto indeciso, mi affascinava la filosofia, ma anche la chimica. Alla fine, ho optato per chimica all'ateneo di Genova, sicuro che mi avrebbe offerto maggiori opportunità professionali. Gli anni dell'università sono stati importanti, mi hanno dato una base di conoscenze fondamentale per entrate nel mondo del lavoro. A lezione eravamo pochi e quindi molto seguiti. Tuttavia, una volta ottenuta la laurea, ho deciso di proseguire gli studi con una formazione molto pratica e vicina al mondo delle imprese. Non avevo l'indole per stare in un laboratorio e fare ricerca. Così, mi sono iscritto a un corso di specializzazione in Internazionalizzazione delle imprese alla Fondazione Cuoa di Altavilla Vicentina. Un iter all'epoca pionieristico, che mi ha permesso di entrare nell'ottica aziendale: da come si penetrano i mercati stranieri a come si gestisce un cliente estero, dalle strategie commerciali agli aspetti finanziari e gestionali. Il tutto, completato da uno stage in azienda di quattro mesi".

Come ti sei trovato?
"Grazie allo stage sono entrato in questa piccola azienda farmaceutica in provincia di Venezia, dove sono rimasto per ben quattro anni. E' stata un'esperienza decisiva per la definizione della mia carriera professionale: il gruppo voleva aprirsi ai mercati esteri, e mi hanno assunto proprio perchè mi occupassi di internazionalizzazione. Ero il solo a svolgere questa attività, giravo il mondo, principalmente Russia e Bielorussia, all'epoca mercati emergenti, ma anche Grecia e Germania, mettendo a frutto non solo le competenze pratiche acquisite con il corso Cuoa, ma anche le conoscenze chimiche apprese all'università. Poi, grazie ai viaggi all'estero compiuti da adolescente, avevo un'ottima padronanza della lingua inglese che per il mio lavoro si è rivelata fondamentale. Nel frattempo, mi sono messo a seguire anche un corso di russo".

Pensi che lavorare in una piccola azienda, per lo meno agli inizi, per un laureato sia preferibile perché ti permette di crescere e di maturare più esperienze?
"Con il senno di poi, devo dire che come prima esperienza di lavoro è stata ottima, entrando in una realtà piccola ho avuto modo di imparare tantissime cose e di farmi le ossa su argomenti che magari lavorando per una multinazionale avrei affrontato solo dopo molti anni. Nel giro di poco tempo ho maturato una visione a 360° delle attività aziendali, toccando con la mano tutto il ciclo produttivo di un'impresa farmaceutica. Certo, anche le responsabilità e gli impegni raddoppiano".

Poi, hai cambiato lavoro, quasi per caso
"Dopo un paio di anni che lavoravo per l'azienda di Venezia mi sono reso conto che se volevo crescere dovevo fare un salto di qualità. Ho cominciato a inviare i curriculum a diverse aziende italiane, ma a ogni colloquio mi sentivo ripetere sempre la stessa filastrocca: che ero troppo giovane e che avevo poca esperienza. Ero demoralizzato. Poi, un giorno, mentre ero in treno mi sono messo a leggere una copia del giornale Il Corriere del Ticino e ci ho trovato un annuncio di lavoro per una multinazionale sempre del settore farmaceutico con sede a Lugano. Era il lavoro dei miei sogni, cercavano un manager junior che si occupasse del mercato giapponese. Senza pensarci, ho inviato la mia candidatura, certo che non mi avrebbero preso in considerazione. E invece, a settembre ho ricevuto una telefonata e ho sostenuto un primo colloquio telefonico. Poi, mi hanno richiamato mentre ero in viaggio per lavoro a Mosca, per fissare un colloquio de visu nella loro sede di Milano".

Quando si dice essere al posto giusto nel momento giusto
"E'stata una vera botta di fortuna. Ho sostenuto il colloquio in inglese. Mi hanno chiesto qualche informazione sui composti chimici con cui si preparano i farmaci giacché l'azienda produce i principi attivi che servono per la creazione del prodotto finale. Erano argomenti che a grandi linee masticavo già da tempo, quindi non ho incontrato particolari difficoltà.  Già in fase di colloquio, mi è parso un ottimo ambiente di lavoro, i responsabili erano molto professionali: mi hanno perfino chiesto di tenere i biglietti del treno, sia andata che ritorno, per rimborsarmeli. Era la prima volta che mi capitava una cosa del genere. Dopo poco tempo, mi hanno richiamato per farmi una proposta: io ho chiesto una cifra e loro mi hanno offerto anche di più. Non ci ho pensato un attimo, ho fatto le valige e mi sono trasferito a Lugano".

Come ti trovi?
"Molto bene, in questi anni il mio ruolo è cresciuto, più responsabilità, più riconoscimenti e uno stipendio più alto. Poi faccio il lavoro che mi piace, sono sempre in contatto con persone di diversa nazionalità, mi confronto e conosco culture e tradizioni diverse e propongo progetti che in azienda sono sempre presi in considerazione anche se non sempre possono essere realizzati Nella maggior parte delle imprese italiane, quello che ho avuto modo di conoscere, è tutta un'altra storia: i giovani sono messi ai margini. Mi capita ancora oggi, quando faccio un colloquio in Italia mi sento dire che sono troppo giovane, che ho uno stipendio troppo alto, perfino che sono troppo qualificato".

Quindi, il tuo futuro non sarà mai in Italia?
"Non escludo nulla a priori, ma credo sia difficile che riceva una proposta di lavoro comparabile con quella che ho oggi. Quando parlo con i miei colleghi, laureati anche loro in chimica, farmacia o Ctf, scopro che tutti hanno un lavoro, sono professionalità tecniche molto ricercate, ma pochi sono soddisfatti di quello fanno, sia a livello professionale che dal punto di vista del guadagno. Eppure, in Italia ci sono delle ottime aziende farmaceutiche, è la mentalità che è sbagliata: i giovani non hanno spazio, ma in un contesto come quello attuale, concorrenziale e internazionale, la competizione vera si gioca su pochi fattori chiave: idee, giovani, formazione di qualità e abbattimento delle barriere".

AlmaLaurea secondo te svolge abbatte le distanze tra mondo della formazione e il mercato del lavoro e tra contesto italiano e europeo?
"Il servizio offerto da AlmaLaurea è eccellente e molto utile. Con la sua banca dati offre uno specchio retrovisore alle università che in questo modo sono in grado di valutare il loro operato, ai laureati per orientarsi nella scelta dell'università e sul sul mercato del lavoro e alle imprese per cercare i profili più adeguati alle loro esigenze. Tuttavia, c'è un problema a monte, strutturale, legato alla formazione di qualità e alla valorizzazione dei talenti, che si fatica a risolvere e che, nonostante l'ottimo lavoro svolto da enti come AlmaLaurea, lascia il nostro paese ancora ai margini".