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Futuro Euro Mediterraneo: c'è anche AlmaLaurea

29 Marzo 2011

"AlmaLaurea permette di ricostruire un clima di fiducia tra due mondi, imprese e sistema della formazione, che spesso tendono a ignorarsi". Gerard Mayen, Human Capital Development Specialist Operations Department dello European Training Foundation, agenzia dell'Unione europea con sede a Torino, istituita nel 1990 per contribuire allo sviluppo dei sistemi di istruzione e formazione dei paesi partner dell'UE, intervenendo a  margine della Conferenza internazionale "Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterranea", è ottimista sul ruolo che AlmaLaurea potrà avere all'interno del mondo arabo. "La metodologia utilizzata dal Consorzio è esemplare e potrebbe essere facilmente applicata anche nei paesi della sponda sud del Mediterraneo". "E' un supporto- precisa Mayen- per tutti coloro che devono decidere del proprio futuro, studenti ma anche famiglie, per lo sviluppo economico e politico di ogni paese".
Ma sugli effetti che la "Primavera araba" avrà all'interno del mercato del lavoro a sud del continente europeo, Mayen non è altrettanto fiducioso. "Spero di sbagliarmi -commenta- ma ho timore che i laureati di questi paesi non vedranno un miglioramento della loro situazione, per lo meno non in tempi rapidi. La costruzione dell'area Euro Mediterranea è una necessità , ma ci vorrà del tempo, tanta cooperazione e pochi interessi politici".

Il modello AlmaLaurea, secondo lei, può essere replicato anche in altri paesi?
"Senza dubbio sì. Nella corso della Conferenza internazionale "Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterranea", la presentazione dei dati AlmaLaurea mi ha molto colpito. Ritengo sia uno strumento estremamente interessante. In Francia svolgiamo delle indagini simili, più o meno comparabili con quelle di AlmaLaurea. Tuttavia, credo che l'aspetto più importante, il plus di AlmaLaurea, soprattutto in questa fase, sia la capacità di sviluppare precise metodologie di analisi di dati. Quella utilizzata dal Consorzio è esemplare e potrebbe essere facilmente applicata anche nei paesi della sponda sud del Mediterraneo. Ad esempio, il progetto pilota avviato con il Marocco credo possa essere esteso anche alla Tunisia che dispone di ottime banche dati".

Qual è il valore aggiunto del lavoro svolto da AlmaLaurea?
"Il Consorzio ha un ruolo ponte tra il mercato del lavoro e il sistema educativo, e come tale rappresenta un buon sistema di informazione, un strumento di supporto per tutti coloro che devono decidere del proprio futuro, studenti ma anche famiglie, così come per lo sviluppo economico, e quindi per le imprese, e per lo sviluppo politico, e quindi per i Governi. In aggiunta, la creazione di piattaforme di discussione e di scambio tra soggetti interessati è fondamentale, contribuisce al miglioramento del sistema d'istruzione superiore basato sulla qualità e più rispondente alle esigenze del mercato. La cooperazione con i principali attori del mondo del lavoro e con i diversi settori economici consentirebbe di identificare le tendenze del mercato. Di conseguenza, ci permetterebbe di muoverci verso l'adozione di meccanismi finalizzati all'adeguamento permanente dei curricula e, al contempo, di sviluppare un quadro esaustivo delle qualifiche, dei meccanismi di orientamento e di consulenza. Ultimo, ma non meno importante, di contribuire a ricostruire un clima di fiducia tra due mondi che spesso tendono a ignorarsi".

Quali saranno gli effetti della "Primavera araba" sul mercato del lavoro nel Mediterraneo, soprattutto per i giovani laureati?
"Purtroppo non sono ottimista. Penso che la "Primavera araba" non riuscirà a cambiare in così poco tempo e in modo sostanziale la realtà del mercato del lavoro di questi paesi, né i loro sistemi, le loro istituzioni e le loro strutture. Gli scenari non sono certo dei migliori: il sistema produttivo arabo è caratterizzato in larga misura da imprese di piccole e piccolissime dimensioni, da un enorme settore informale e da un alto livello di disoccupazione che contrasta in modo netto con la crescita sempre più elevata della popolazione in età lavorativa. Si stima che 60 milioni di giovani entreranno nel mercato del lavoro nel prossimo decennio. Forse le cose andranno meglio in contesti come la Tunisia, dove c'è una certa consapevolezza dell'importanza dell'innovazione e dove i leader della rivoluzione sono per lo più mezzi di informazione, classi di ceto medio-alto e  laureati. Se tutti questi cervelli saranno in grado di pensare insieme al futuro del proprio paese, andranno avanti. Ma dubito che accadrà in tempi rapidi. In questo senso, ho paura che i laureati della regione non vedranno un miglioramento della loro situazione nei prossimi mesi, anche se, spero di sbagliarmi".

C'è secondo lei un futuro comune per l'area Euro Mediterranea?
"La mia opinione personale è che sia nell'interesse di tutti costruire questo futuro e continuare a lavorare sulla cooperazione: ad esempio abbiamo una situazione paradossale, in Europa stiamo assistendo a una drastica diminuzione della popolazione, di contro, sulla riva Sud del Mediterraneo la popolazione continua a crescere. Vuol dire che, per forza di cose, ci sono e ci saranno sempre di più in futuro movimenti di persone in entrambe le direzioni, migrazioni tra l'una e l'altra sponda che non saremo in grado di fermare. A tal proposito, una proposta molto valida, nata proprio nel corso della Conferenza, è quella di invitare i cervelli delle aree del nord nelle aree del sud. Di fatto, siamo tutti vicini di casa, quindi tanto più ci avviciniamo tanto meglio vivremo. Certo, ci vorrà del tempo, meno coinvolgimento delle questioni politiche, come il conflitto Israelo-Palestinese, più relazioni umane, basate sullo scambio diretto tra le persone. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso decisioni politiche, ma anche attraverso un utilizzo più naturale degli spostamenti delle persone".

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