Lavoro

Un futuro da traduttrice

09 Febbraio 2011

Una grande passione "nata per caso", che ora vorrebbe diventare una professione. Anna Acanfora, ventottenne napoletana, nel 2010 si è laureata con lode all'indirizzo di arabo della Facoltà di Lingue e letterature straniere dell'Università Orientale di Napoli. Ha scritto una tesi in Teoria e prassi della traduzione nella quale si è occupata anche del ruolo della donna nei paesi sauditi e yemeniti. Durante gli studi ha vissuto sette mesi in Giordania e tre in Siria: due esperienze che le hanno permesso di avvicinarsi ad altre culture e di conoscerle meglio. "In Siria - racconta - è stato semplice ambientarmi ed entrare in contatto anche con gente del posto". Oggi Anna sta cercando lavoro come traduttrice, preferibilmente in una casa editrice, anche se, dice, "non è facile in Italia e soprattutto a Napoli ci sono poche prospettive lavorative nel mio campo".

Come è nata la tua passione per l'arabo?
"In realtà è nato tutto per caso. Volevo studiare le lingue orientali ma ero indecisa tra cinese, giapponese e arabo. Mi sono appassionata dell'arabo seguendo le prime lezioni, da lì sono rimasta colpita, ho capito che era quello di cui mi volevo occupare".

Come giudichi la tua esperienza universitaria?
"Complessivamente è stata positiva. La qualità dei docenti e degli insegnamenti era buona, ma l'organizzazione non era il massimo. Gli strumenti e i laboratori linguistici erano insufficienti rispetto alla qualità degli insegnamenti".

Di cosa trattava la tua tesi di laurea?
"Era una tesi di traduzione nella quale mi sono occupata dei racconti di due scrittrici arabe, Umaymah Al-Khamis e Nadyah Al-Kawkabani. Partendo dalla traduzione dei racconti mi sono soffermata anche sul ruolo che le donne hanno nel mondo saudita e yemenita. Non è stato quindi un lavoro di sola traduzione, ma anche antropologico e letterario".

Durante gli studi universitari sei stata anche in Giordania e Siria. Come mai?
"In Giordania mi sono recata grazie a una borsa di studio del ministero degli Affari esteri. In Siria invece sono stata a Damasco per un viaggio di studio: su consiglio dei miei docenti, lì ho frequentato anche alcuni corsi universitari".

Come ti sei trovata in Siria e in Giordania? Hai avuto difficoltà ad ambientarti?
"Sono state entrambe delle esperienze positive. In Siria mi sono trovata molto a mio agio, vivevo in un quartiere molto piccolo di Damasco dove ho conosciuto molte persone in poco tempo, per lo più studenti di varie nazionalità. L'esperienza in Giordania è stata molto diversa, vissuta in maniera più matura. È stato ancora più semplice ambientarmi e sono entrata in contatto non solo con studenti ma anche con gente del posto, in particolare con donne giordane. Queste conoscenze mi sono state utili anche per la mia tesi".

Oggi cosa fai?
"Non lavoro ancora. Ho avuto un'esperienza in Alitalia come assistente di volo ma non era quello che voglio fare. Ho mandato invece molti curricula in agenzie di traduzione e case editrici, anche per svolgere tirocini, ma non ho ancora ricevuto risposte concrete. Ho fatto pure richiesta per insegnare italiano all'estero, ma anche qui sono in attesa di avere una risposta".

Qual è allora il lavoro che vorresti fare?
"Il mio sogno è lavorare come traduttrice, soprattutto nel campo della letteratura. In Italia però non ci sono tante possibilità, in particolare a Napoli non ci sono molte prospettive lavorative nel mio settore".