Lavoro

“La Germania? È la terra delle opportunità”

16 Luglio 2012

La Germania è la terra delle opportunità, ma “bisogna saperle cogliere”. Ne è convinta Alba Gjermeni, 26 anni e una laurea con lode nella magistrale in Relazioni Internazionali, conseguita lo scorso dicembre all’Università di Bologna. Lei la Germania la conosce bene: c’è stata prima per l’Erasmus, poi per un periodo di ricerca e preparazione della tesi all’Università di Tübingen, quindi a Berlino, dove vive ancora oggi, per un tirocinio all’Istituto nazionale per il commercio estero, che le ha permesso di conoscere da vicino come lavora un’istituzione internazionale. Ma che ne pensa Alba della campagna AlmaLaurea per far conoscere alle aziende tedesche i laureati italiani? “È un’opportunità da non perdere, in Germania quello che conta è la bravura e si va avanti per meritocrazia – risponde –. In Italia, purtroppo, non è sempre così”.

Di che cosa trattava la tua tesi di laurea alla specialistica e come è stato avere come relatore il politologo Piero Ignazi?

“La mia tesi trattava dell’Europa come potenza civile, in pratica un’analisi del concetto di Civilian power Europe e della sua validità nella prassi tramite lo studio e l’approfondimento di tre casi. Piero Ignazi ho avuto il piacere di conoscerlo sia durante i corsi della triennale che poi nella magistrale. È una persona molto dedita al suo mestiere e per tale motivo esige molto dai suoi studenti, ma sa riconoscere e apprezzare un impegno sincero nello studio e nella ricerca. Avendo svolto gran parte del lavoro di ricerca e stesura della tesi presso l’Università di Tübingen con il supporto del professor Thomas Diez, i momenti di interazione con Ignazi sono stati meno intensi del solito. Ma si è mostrato sempre molto disponibile e attento alle mie esigenze, anche nell’accettare la mia richiesta di fare ricerca all’estero, ed è stato senz’altro un punto di riferimento molto importante”.

Hai vissuto in Germania in tre periodi diversi. Partiamo dai dieci mesi di Erasmus e dalla preparazione della tesi all’Università di Tübingen. Come ti sei trovata? Quali differenze hai notato tra il sistema universitario tedesco e quello italiano?
“Il primo impatto con Tübingen è stato un po’ forte, sia per la città e lo stile di vita, che per l’Università e la sua organizzazione. Tübingen è una piccola realtà che però sa offrire molto ai suoi abitanti e ai tanti studenti fuori sede. Per quanto riguarda l’Università, la cosa che credo sia più rilevante notare è il fatto che qui in Germania l’insegnamento è molto più interattivo che da noi, grazie anche al fatto che ci sono classi molto più piccole e che si dà una grandissima rilevanza all’apprendimento pratico: non solo sapere ma anche, o forse più importante, saper fare! Questo approccio all’insegnamento viene usato nelle materie più prettamente scientifiche (è notevole il numero di laboratori di ricerca dell’Università), ma anche nelle materie più umanistiche, dove gli studenti sono spesso chiamati a presentare progetti di ricerca di fronte alla classe e dove gli esami finali consistono spesso nella stesura di una tesina. Il rischio, ovviamente, è di tralasciare a volte alcuni aspetti teorici che sono altrettanto importanti. In Italia direi che le cose stiano all’inverso: troppa teoria, troppa poca prassi! Un’esperienza di studio in Germania permette in breve di colmare alcune lacune che noi studenti italiani ci portiamo dietro, e la consiglierei vivamente a tutti”.

Dopo la laurea hai fatto invece un tirocinio all’Istituto nazionale per il commercio estero a Berlino. Che tipo di esperienza è stata?
“Il tirocinio è stato molto interessante, anche perché per me è stato il primo contatto con il mondo lavorativo, trascurando i lavoretti estivi come cameriera. Posso dire che mi sono trovata molto bene, l’ambiente di lavoro era piacevole e stimolante e ho imparato molto, sia dal punto di vista delle mansioni pratiche che da uno più personale. L’Ice di Berlino è una struttura piccola e questo mi ha offerto la possibilità di vedere da vicino diversi aspetti del funzionamento di un’istituzione. Inoltre si lavorava parlando due lingue, italiano  e tedesco, e questo è stato proprio uno dei motivi per cui ho deciso di fare domanda per un tirocinio all’Ice: in effetti è un’esperienza forse unica nel suo genere, perché ti permette di testare le tue capacità linguistiche sotto diversi profili, primo di tutti nella comunicazione, anche quotidiana, con aziende tedesche e italiane, per le quali  l’Ice è spesso un tramite molto importante”.

Oggi che fai? Che aspirazioni professionali e di vita hai?
“Vivo ancora a Berlino, anche se in questi giorni sono in visita a Tübingen dove ho ancora molti cari amici. Al momento, approfittando anche delle vacanze estive, mi sto prendendo un po’ di tempo per riorganizzare le idee e pianificare meglio le prossime mosse. Trovare lavoro al giorno d’oggi, nonostante gli ottimi risultati negli studi e la conoscenza di diverse lingue, non è cosa semplice. Ma io sono fiduciosa, e cercherò di proseguire lungo la strada che mi sono immaginata. Mi piacerebbe continuare a vivere all’estero e lavorare presso un’istituzione che, come l’Ice, mi permetta di utilizzare contemporaneamente più di una lingua e che mi offra un ambiente di lavoro internazionale, che dal mio punto di vista è molto stimolante”. 

AlmaLaurea ha lanciato una campagna per far conoscere alle aziende tedesche la banca dati dei laureati italiani e così offrire loro nuove possibilità di lavoro. Che ne pensi? In Germania ci sono davvero più opportunità?
“Credo che la campagna di AlmaLaurea sia un’opportunità da non perdere per noi studenti e mi auguro abbia il maggior successo possibile. Per quanto riguarda me, continuerei volentieri a vivere in Germania, ma quanto al consigliarlo non saprei. Come ogni altra nazione anche la Germania ha le sue caratteristiche e bisogna sapersi adattare. A me piace vivere qui, anche se non penso che sia il Paese perfetto, ammesso che ce ne siano. È vero però che il mercato del lavoro tedesco offre molto, anche se la concorrenza non scherza. Ma se uno si impegna in quello che fa può riuscire ad ottenere risultati molto positivi: in Germania quello che conta è la bravura e si va avanti per meritocrazia. In Italia non è purtroppo sempre così, ed è questo secondo me che ci penalizza molto, avere un mercato del lavoro flessibile e che funziona su base meritocratica fa la sua bella differenza. Per concludere, in Germania ci sono davvero più possibilità, ma per chi le opportunità le sa cogliere”.