Lavoro

“In Germania valorizzano i giovani”

30 Luglio 2012

Trasferirsi in Germania per approfondire i propri studi e ritrovarsi non con uno, ma con due lavori. È quello che è successo a Delia Cutolo, 27 enne di Napoli (Torre del Greco, per la precisione) con una laurea con lode alla magistrale in Lingue per la promozione di attività culturali, conseguita nel 2011 presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Dopo alcune esperienze lavorative al nord Italia, lo scorso gennaio Delia ha deciso di tornare in Germania, dove era già stata per l’Erasmus, con l’obiettivo di conseguire ulteriori certificazioni linguistiche. Nel frattempo è diventata insegnante di italiano in due scuole private della città e le è bastato rivolgersi al Centro dell’impiego tedesco per trovare un altro lavoro a tempo indeterminato come interprete e traduttrice. “In Germania sanno valorizzare i giovani – racconta –, li considerano una risorsa e nei giovani investono”. Quasi scontato il suo commento sulla campagna AlmaLaurea per far conoscere alle aziende tedesche i laureati italiani: “Certo che consiglierei un’esperienza professionale in Germania – dice – e la lingua può anche non essere un ostacolo”.

Ti sei laureata alla magistrale con una tesi sulla cultura tedesca. Ne sei appassionata?
“Per la tesi di specialistica ho scelto come argomento la traduzione in ambito filosofico. Sin dal Liceo linguistico, infatti, ho avuto una passione per il tedesco e di conseguenza per la cultura tedesca. Dopo la triennale in Beni culturali sono tornata sui miei passi, abbinando la promozione delle attività culturali con lo studio delle lingue e delle culture straniere, tedesco e inglese nello specifico”.

In Germania hai fatto anche l’Erasmus. Dove sei stata e come ti sei trovata?
“Sono partita nell’ambito dell’Erasmus e anche di uno scambio tra la Federico II, dove ho fatto la triennale, e l’Università di Görlitz, una cittadina al confine con la Polonia, e nel complesso non posso che giudicarla un’esperienza positiva. All’Università eravamo molto seguiti dal punto di vista amministrativo e didattico. Mi sono trovata discretamente bene anche a livello sociale, seppure Görlitz sia poco più di un paese: ha 60mila abitanti, e non c’era la vita universitaria che a quei tempi ricercavo. Ma guardandomi indietro posso dire che l’esperienza in Germania sia stata decisiva per le mie scelte future”.

Dopo la laurea hai avuto qualche esperienza professionale principalmente nel modenese. Lo scorso gennaio sei però tornata in Germania. Come mai?
“Sono partita per una serie di motivi, tra cui la volontà di migliorare ulteriormente il mio tedesco. Da gennaio vivo a Heidelberg, dove ho iniziato a collaborare con il centro di Studi italiani dell’Università e a studiare per raggiungere certificazioni di lingua avanzata. Nel frattempo ho iniziato a lavorare insegnando italiano in due scuole private a studenti di ogni età e, da un mese circa, sto facendo anche l’interprete e la traduttrice per un’azienda che si occupa di geotermia”.

Come hai trovato questo lavoro?
“Tramite l’ufficio di collocamento tedesco. Hanno uno sportello dedicato a chi ha titoli accademici: mi hanno fatto un colloquio, inserito il mio nominativo in un data base e dopo qualche tempo sono stata contattata da questa impresa che, collaborando con un’azienda italiana, necessitava di un’interprete. Mi hanno selezionata basandosi esclusivamente sul mio curriculum e proponendomi di iniziare a lavorare sin dal giorno dopo. Per me è stato quasi un miracolo, tanto che all’inizio non ci volevo credere . Mi hanno fatto una sorta di contratto di apprendistato, sei mesi di prova e poi tempo indeterminato”.

Credi che in Germania siano apprezzate le competenze dei laureati italiani?
“Sì, secondo me il sistema formativo italiano è in diversi aspetti migliore di quello tedesco e credo che in parte lo riconoscano gli stessi tedeschi. Gli italiani spesso hanno un bagaglio di conoscenze da fare invidia e hanno anche il pregio di portare con sé un buon livello di elasticità mentale, che viene molto apprezzato. Sicuramente il sistema tedesco ha dalla sua il pregio di mettere in comunicazione i giovani con il mondo del lavoro e di essere nel complesso molto più meritocratico.
Io sono soddisfatta dell’esperienza che sto vivendo, anche perché svolgo delle attività gratificanti – anche dal punto di vista economico – che in Italia difficilmente avrei trovato in così breve tempo”.

AlmaLaurea ha aperto la sua banca dati con i curricula dei laureati italiani alle imprese tedesche. Tu consiglieresti di fare un’esperienza lavorativa in Germania?
“Sicuramente. In Germania hanno una visione dei giovani opposta a quella italiana: credono nei giovani, li considerano una risorsa e investono in loro. Certo, c’è lo scoglio della lingua, ma non in tutti i settori: in ambito tecnico-scientifico, ad esempio, basta avere una buona conoscenza dell’inglese”.