Lavoro

Giovani talenti: sono loro il futuro del paese

13 Giugno 2011

"Campus Mentis è un progetto, un modello rivolto a laureati e laureandi di talento che mira a promuovere lo sviluppo di un piano nazionale di orientamento che faciliti l'intercettazione dei profili migliori per metterli in contatto con il mondo delle aziende attraverso attività di tipo residenziale". Andrea Rocchi, coordinatore nazionale di Campus Mentis, passa in rassegna i punti di forza del progetto promosso dal Ministero della Gioventù e realizzato in collaborazione con il Centro di ricerca  Impresapiens dell'Università La Sapienza e sotto l'alto patronato della Repubblica italiana, a margine del Convegno nazionale "Qualità e valutazione del sistema universitario", tenutosi ad Alghero in occasione della presentazione della XIII Indagine AlmaLaurea sul profilo dei laureati italiani.
"Campus Mentis non guarda solo ed esclusivamente alla situazione contingente- precisa Rocchi- bensì al futuro del paese per formare, grazie a un piano di sviluppo di lungo periodo, la classe dirigente di domani". A questo fine, auspica, "una collaborazione con AlmaLaurea: un soggetto forte che ha il merito di aver messo a sistema il pubblico".

Campus Mentis: una risposta alla crisi degli ultimi anni che ha messo in ginocchio le imprese e minato il futuro dei giovani talenti?
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L'idea di Campus Mentis nasce in risposta a un'esigenza concreta espressa dal mercato del lavoro. Il nostro scopo è duplice: dare a tutti i giovani meritevoli l'opportunità di dimostrare quanto valgono e aiutare le aziende a incontrare profili eccellenti e rispondenti alle loro necessità. Un meccanismo virtuoso che, entrato a regime, soprattutto in un momento di concorrenza internazionale così forte, garantisce l'incontro tra domanda e offerta di capitale umano meglio qualificato. A questo fine, manteniamo un dialogo costante con il mondo delle imprese proprio per capire le loro esigenze e offrire attraverso i campus risposte al problema della disoccupazione giovanile. Con i campus residenziali abbiamo messo a punto un sistema di rete che, puntando su talento e meritocrazia, cerca di risolvere non solo il problema della crisi ancora in atto, ma guarda al futuro del paese".

Come si articola il progetto Campus Mentis?
"E' un piano di sviluppo e di orientamento nazionale che inserisce i giovani talenti all'interno di campus residenziali per un periodo di tre o cinque giorni a seconda delle attività che vengono svolte. In questo frangente, i laureati sono impegnati su iniziative formative e pratiche. In via generale, la mattina, seguono attività di training specifiche, come business english, career guidance, educazione civica, e affini: conoscenze indispensabili per capire quando e come relazionarsi con un mercato del lavoro sempre più competitivo e internazionale. Nel pomeriggio, incontrano le imprese, sostengono colloqui con i responsabili del personale di multinazionali italiane e internazionali, seguono seminari tematici e svolgono attività sportive. In questo modo, si formano vere e proprie community di studenti provenienti da tutta Italia e che si incontrano per la prima volta. Un hub, un framework condiviso e distribuito sull'intero territorio nazionale che coinvolge le istituzioni, le imprese e i giovani di talento al fine di promuovere l'incontro tra domanda e offerta di capitale umano altamente qualificato, un volano fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del territorio.

Come selezionate i talenti?
"La selezione avviene online e i candidati vengono scelti in base a una serie di requisiti prestabiliti: voto di laurea, età, massimo 27 anni, e ottima conoscenza dell'inglese. Stiamo predisponendo anche test psicoattitudinali per arrivare a una migliore comprensione delle aspettative e dei bisogni professionali degli iscritti. Una volta raccolti i questionari, si stila una graduatoria da cui attingere per indirizzare i giovani candidati in base ai loro profili nei diversi campus".

 Che risultati ha ottenuto la prima edizione di Campus Mentis?
"Dal primo monitoraggio effettuato, abbiamo avuto riscontri molto positivi: oltre l'80% di placement ad un anno, e parliamo del 2009, quindi del periodo di massima crisi, sulle principali cinquanta aziende che hanno partecipato all'iniziativa. Un autentico successo riscosso attraverso l'organizzazione di tre incontri residenziali, uno al nord, a Padova, uno al centro, a Roma, e uno al sud, a Catania. A partire dal 2011 abbiamo in programma l'organizzazione di cinque campus l'anno, quindici fino 2013, che coinvolgeranno tutto il paese e oltre 20 mila talenti. Nel prossimo triennio contiamo di coinvolgere dalle 200 alle 300 aziende, multinazionali importanti nazionali e straniere. In quest'ottica, stiamo inoltre lavorando alla realizzazione di ulteriori "tappe" itineranti con brevi seminari informativi in cui verranno raccolte le pre-iscrizioni per la partecipazione dei laureati ai nuovi eventi residenziali".

 Guardando al sistema formativo italiano, cosa non funziona?
"Nelle università italiane sono abbastanza scarsi i percorsi di orientamento, itinerari che guidino i laureati verso la scelta dell'indirizzo di studio più attinente alle loro attitudini e aspettative professionali, capaci di supportali al momento del  primo ingresso nel mercato del lavoro. Da qui l'idea di promuovere dei campus residenziali ad hoc che coinvolgano tutto il territorio nazionale.
In questo contesto, si comprende il valore del lavoro svolto da AlmaLaurea che attraverso le sue indagini annuali fotografa a livello nazionale e territoriale le performance formative delle università, facendo luce sui punti di forza e di debolezza di ogni ateneo italiano, e offre una mappattura attendibile degli sviluppi della condizione occupazionale dei laureati. Il punto di partenza è il medesimo: senza orientamento i laureati non sanno scegliere, spesso si fanno guidare dal caso nella scelta del loro percorso di studi. Un circolo vizioso che produce poi ritardi nel conseguimento del titolo e un alto tasso di abbandoni all'interno delle università. Sono tutti fenomeni che alla lunga hanno riflessi negativi sul mondo del lavoro, quindi all'interno delle imprese, mettendo così in forse anche il futuro del paese. Iniziative come Campus Mentis e AlmaLaurea puntano a mettere un freno proprio a questo meccanismo perverso".

Cosa nel pensa del lavoro svolto da AlmaLaurea? Vista l'unità di intenti, ovvero promuovere l'incontro tra domanda e offerta di lavoro altamente qualificato, prevedete di organizzare delle attività congiunte?
"Il modello AlmaLaurea è un modello forte e vincente. Con un approccio di soggetto privato mette a sistema il pubblico: riunendo sotto un unico capello più atenei italiani, diventa infatti un interlocutore indispensabile nei confronti di soggetti terzi, istituzioni e imprese. Non solo, ma grazie al suo lavoro, il Consorzio ha tutti gli strumenti necessari per creare dei percorsi di orientamento ad hoc che incentivino la crescita professionale dei giovani laureati meglio formati e quindi lo sviluppo del paese.
A questo scopo, stiamo ragionando insieme per attivare delle collaborazioni, soprattutto per quanto riguarda le attività di condivisione e di community nei confronti degli studenti e delle molteplici imprese con cui AlmaLaurea si relaziona".