Lavoro

Imprese Italiane e laureati cinesi

02 Marzo 2011

Sono nati in Italia e qui hanno studiato. E una volta conseguita la laurea, o il master, non sognano più il lavoro dei padri, emigrati dalla Cina per aprire ristoranti e negozi. Aspirano a qualcosa di più. Sono i giovani cinesi di seconda generazione che la Fondazione Italia Cina ha fatto incontrare, in occasione del "First Italy China Careee Day", lo scorso 16 febbraio, nella sede di Assolombarda, a Milano, con le grandi aziende italiane che hanno interessi nel paese asiatico.  

Un evento unico nel suo genere promosso dalla Fondazione Italia Cina, in collaborazione con Assolombarda e AssoCina e con la partnership del Consolato della Repubblica Popolare Cinese di Milano, presentato dal professor Francesco Boggio Ferraris, docente di grammatica cinese alla Cattolica di Milano e responsabile della scuola di formazione permanente della Fondazione Italia Cina.

Professore, perché questo evento?
"L'iniziativa è nata dalla volontà molto sentita dalla Fondazione di interpretare, o almeno cercare di farlo, la trasformazione sociale e intergenerazionale in atto nelle comunità cinesi in Italia".

Da una parte i padri emigrati, dall'altra i figli che sono nati in Italia e qui hanno studiato: cosa sta cambiando?
"In questo passaggio si sta perdendo la volontà di continuare un business etnico - i ristoranti piuttosto che il negozio - che è stata la ragione che ha portato molti cinesi a venire in Italia. Ora i loro figli, giovani italiani che hanno studiato alla Bocconi, alle università di Bologna, Napoli, Torino, chiedono di lavorare per grandi gruppi, cercano qualcosa di più nel lavoro e nelle possibilità di carriera. Per questo abbiamo deciso di farli incontrare con le aziende italiane".

Un'idea di successo, visto la risposta: 150 ragazzi che hanno presentato il loro curriculum.
"Tantissimi e tutti qualificati: sono giovani con lauree e master, che conoscono perfettamente il contesto sociale ed economico italiano, che parlano inglese, italiano e cinese. Insomma, i candidati ideali, soprattutto per le nostre aziende più internazionali. E molti di loro dichiarano la disponibilità a spostarsi, a rientrare in Cina, lo desiderano molto".

Iniziative di questo tipo rappresentano la missione della Fondazione Italia Cina?
"Si, certo. La Fondazione è nata nel 2003 su iniziativa dell'attuale presidente Cesare Romiti che ha raccolto lo spirito dell'Istituto Italo-cinese fondato da Vittorino Colombo. L'idea è di facilitare i rapporti istituzionali, economici e  politici tra l'Italia e la Cina. Con il Career Day raccogliamo anche l'esigenza di far incontrare i ragazzi con le aziende".  

La banca dati AlmaLaurea, al contrario, rende visibili i laureati italiani che conoscono il cinese: sono oltre 5.500. Allargherete l'evento in futuro?
"Visto il successo abbiamo intenzione di allargare il discorso, in futuro anche con una collaborazione con AlmaLaurea".

L'evento ha previsto un seminario operativo diviso in due momenti: durante la prima sessione sono intervenuti i relatori del mondo accademico, economico e specialisti del settore recruitment. L'appuntamento è stato avvalorato dalla testimonianza diretta del Presidente della maggiore associazione culturale di ragazzi cinesi della seconda generazione, affermatosi professionalmente tra l'Italia e la Cina. La seconda sessione è stata interamente dedicata agli incontri azienda/risorse cinesi. Le aziende interessate ad incontrare candidati cinesi, hanno potuto infatti usufruire di uno spazio nel quale valutare i profili e la preparazione delle risorse umane attraverso brevi interviste e colloqui mirati. Tra i partecipanti, il presidente della Fondazione Italia Cina Cesare Romiti, il presidente di Assolombarda Alberto Meomartini e Liang Hui, console generale della Repubblica popolare cinese a Milano.

Sito della Fondazione Italia Cina: http://www.italychina.org/