Lavoro

L’internal auditor delle multinazionali

04 Luglio 2011

Miriam Breschi ha 31 anni ed è di Prato. Alle superiori ha svolto studi classici, ma all’università ha virato su Economia aziendale. Una scelta che ha pagato, perché già 10 giorni dopo la laurea, conseguita nel 2006 all’ateneo fiorentino, ha trovato il suo primo lavoro in uno studio di consulenza. Oggi Miriam è una specialista di internal auditing in Equitalia a Parma e al suo attivo ha quasi tre anni e mezzo di esperienza in due multinazionali farmaceutiche di primissimo piano come Eli Lilly Italia Spa e Menarini Industrie Farmaceutiche Riunite. “Ho iniziato con la gavetta – racconta –, ma alla fine sono stata premiata”. Secondo Miriam, la sua carriera è l’esempio di come dovrebbe andare la vita professionale per un giovane neolaureato, che deve “innanzitutto lavorare con umiltà e dedizione, essere disponibile e non perdersi d’animo, ma anche farsi valere”.

Innanzitutto, che cos’è l’internal audit?
“L’internal auditing è un’attività professionale di consulenza che punta al miglioramento dell’efficienza nella gestione di un’impresa. In pratica nel mio lavoro svolgo un controllo di conformità tra le attività svolte nell’impresa e le procedure aziendali. In seguito eseguo un’analisi delle ‘deviazioni’ che ho riscontrato e propongo soluzioni”.

Dopo la maturità classica hai scelto di studiare economia aziendale: come mai?
“Per ragioni pratiche. I miei interessi all’epoca erano altri, ma ho scelto la facoltà di economia perché pensavo che sarebbe stato più facile trovare un lavoro. In effetti è stato così, e anche se all’inizio è stata molto dura perché partivo in svantaggio sul piano delle competenze in scientifiche, in seguito mi sono appassionata agli studi economici perchè danno un immediato riscontro nella realtà”.

Come ti sei mossa dopo la laurea? È stato difficile trovare lavoro?
“Non è stato difficile, ma la mia non è stata fortuna. Ho iniziato a spedire cv già alcuni mesi prima di laurearmi, perché non volevo lasciare ‘buchi’ nel mio curriculum. Dieci giorni dopo la laurea, ho trovato un contratto a progetto in uno studio di consulenze professionali e ho subito accettato. Essendo un piccolo studio, quest’esperienza è stata positiva perché mi ha formato professionalmente, mi ha permesso di applicare immediatamente i concetti precedentemente studiati e di acquisire nuove conoscenze che si sono rivelate molto utili”.

In seguito che cosa hai fatto?
“Dopo lo studio professionale è stato il turno di Eli Lilly Italia Spa, l’affiliata italiana di una delle prime società farmaceutiche mondiali. Inizialmente ero una semplice stagista in affiancamento alla persona responsabile dell’ internal auditing. Terminato lo stage, e dopo una parentesi di un anno presso l’ufficio vendite, sono tornata all’originaria occupazione di internal audit unita alla compliance aziendale, dove sono rimasta fino a febbraio 2010”.

Che contratti hai avuto in questo periodo?
“A parte lo stage, sempre contratti a tempo determinato. Inizialmente mi andava bene, ma dopo tre anni e mezzo ho voluto cercare un po’di stabilità. Ho ricominciato a spedire cv e sono stata assunta presso un’altra multinazionale farmaceutica, la Menarini, ma è stata una piccola parentesi perché subito dopo ho ricevuto una proposta per una posizione a tempo indeterminato presso l’ufficio Internal audit di Equitalia. Ovviamente ho accettato, anche se questo ha significato un ribaltamento della vita privata e un trasferimento a Parma”.

Come giudichi la tua preparazione universitaria alla luce delle tue esperienze professionali?
“Nel complesso buona, anche se un po’ carente sotto l’aspetto pratico: per fare un esempio, nel primo lavoro che ho svolto, quello nello studio professionale, l’utilità dei miei studi è stata dell’80%, ma nei successivi lavori molto meno. Pensa che non avevo mai sentito nominare di internal audit prima di iniziare a occuparmene di persona!”.

Cosa ti senti di consigliare a un ragazzo che deve entrare nel mondo del lavoro?
“Il mio consiglio è di comportarsi, soprattutto all’inizio, con grande umiltà e dedizione, essere pronti a fare sacrifici e dare massima disponibilità senza perdersi d’animo. Prima o poi gli sforzi saranno riconosciuti e le gratificazioni economiche e professionali arriveranno. Certo, questo non esclude che ci siano aziende che approfittano della situazione o che richiedono competenze estremamente elevate anche per posizioni umili e mal retribuite. Diciamo che una carriera come la mia mi sembra quella giusta per un neolaureato: ho iniziato con la gavetta, ma alla fine sono stata premiata”.

Che ne pensi di AlmaLaurea?
“Oltre ad essere uno strumento di indagine interessante per la consultazione, è un ottimo mezzo per mettere in contatto le aziende con gli studenti. Questo secondo me dovrebbe essere l’obiettivo primario che AlmaLaurea dovrebbe perseguire nel tempo: il punto di coesione tra università e mondo del lavoro”.