Lavoro

Internazionalità: la mia passione

02 Agosto 2011

Il luogo di nascita, Trieste, crocevia di culture differenti, la tesi di laurea in “Diplomazia dell’Energia: Aspetti internazionali della politica energetica russa” e la conoscenza di ben cinque lingue, inglese, francese, russo, sloveno, tedesco per Erika Hrovatin, 30 anni, laureata con il massimo dei voti in Scienze internazionali e diplomatiche all’ateneo triestino, hanno fatto la differenza, aprendole le strade del mercato del lavoro. “Vengo da una famiglia normale, dove studiare e andare all’università non era scontato. Grazie al supporto e alla fiducia della mia famiglia, all’impegno negli studi e alla curiosità sono riuscita a costruirmi un buon profilo professionale” racconta Erika che, seguendo la sua passione per l’estero, ha fatto centro. Nel curriculum raduna una serie di esperienze formative e professionali niente male: qualche mese in Russia per studiare, una collaborazione con lo Slori e con il settimanale Novi Gas, uno stage in Edison, diversi lavori più o meno importanti in Italia e poi l’approdo in Eni, dove oggi lavora come specialista nel gruppo dei negoziatori internazionali della divisione Exploration & Production. L’assunto di partenza: “Da ogni occupazione si può imparare molto”.

Laurea con il massimo dei voti in Scienze internazionali e diplomatiche: come ha cambiato la tua vita?
“Fin da quando studiavo al liceo linguistico sloveno, dove ho imparato anche un po’ di russo, il mio sogno era iscrivermi all’università e acquisire conoscenze specifiche nel campo delle relazioni internazionali. Questa passione credo sia dipesa in larga misura dal fatto che sono nata a Trieste, città di confine, dove convivono culture differenti, si parlano più lingue e si conoscono persone di diverse nazionalità. Il corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche con sede a Gorizia da questo punto di vista garantisce una formazione ottima nel campo delle relazioni internazionali. Non solo, ti permette di svolgere delle esperienze di studio all’estero - un valore aggiunto importante non solo per il proprio curriculum di studi ma anche per il proprio sviluppo personale. Io sono stata un mese a Mosca, presso l’Istituto statale di relazioni internazionali con il quale il nostro corso di laurea aveva un accordo di partenariato. In quell’occasione mi sono trovata bene che ho deciso di tornaci per svolgere la mia tesi di laurea nel campo della diplomazia energetica russa”.

Una volta laureata che cosa hai fatto?
“Appena laureata ho collaborato a un progetto transfrontaliero Interreg Italia - Slovenia 2000-2006 finanziato dall’Unione europea e gestito dallo Slori - l’ente di ricerca della comunità slovena in Italia. Il progetto prevedeva la creazione di un ufficio informativo attraverso il quale promuovere il dialogo attraverso la promozione di numerose iniziative culturali della comunità slovena nelle province di Trieste, Gorizia e Udine. Sono rimasta lì dall’ottobre del 2004 a febbraio del 2005 e mi occupavo della gestione del centro informativo, dell’organizzazione di conferenze stampa, eventi di culturali, di pubblicazioni di brochure e di attività affini. Terminata questa esperienza, ho iniziato a collaborare con articoli di cronaca internazionale per il settimanale locale, il Novi Glas. Lì ho imparato ad apprezzare molto l’apertura del direttore verso i giovani, approccio che in seguito ho imparato a non dare per scontato”.

Poi è arrivato lo stage in Edison?
“La collaborazione con Edison è nata da un accordo con l’Università di Trieste e dal loro interesse per il tema che avevo affrontato nella mia tesi di laurea. Sono entrata in Edison a giugno del 2005 con uno stage di sei mesi retribuito. Il mio compito era analizzare ed elaborare uno studio nel campo della politica energetica nell’area dell’ex Unione Sovietica. Nell’ambito di quello studio sono tornata a Mosca per svolgere delle ricerche. Purtroppo, a pochi giorni dalla fine dello stage mi hanno detto che non ci sarebbe stato un seguito alla nostra collaborazione e questo, sul momento, mi ha spiazzata in parte perché avevo iniziavo a sentirmi parte di un bel team, in parte perche a Milano mi mantenevo da sola e ritrovarmi di colpo senza un’entrata non era facile. Il periodo che ne è seguito è stato pieno di sfide ma superarlo mi ha rafforzata molto”.

A quel punto che cosa hai fatto?
“Senza perdermi d’animo mi sono messa a cercare un lavoro qualsiasi, non potevo stare senza un’occupazione. Ho trovato lavoro prima in un call center poi in una gelateria per trovare, infine,  lavoro in Saipem, come assistente del vicedirettore per le iniziative commerciali onshore in Medio Oriente e Africa settentrionale. Nella selezione per quel lavoro la conoscenza delle lingue ha contato moltissimo. E’ stata un’esperienza che mi ha permesso di maturare molte conoscenze in ambito organizzativo e relazionale in un ambiente professionale prettamente tecnico ingegneristico. Dopo un anno ho cominciato a crescere, realizzavo ricerche sui paesi di maggior interesse per l’azienda e scoprivo le varie fasi di sviluppo commerciale. Dopo un anno in quella posizione iniziava a nascere in me il desiderio di un lavoro in cui poter dare un contributo tangibile. Fu così pensai di trasferirmi a Londra dove il mercato del lavoro è più flessibile e dove i giovani hanno maggiori possibilità di crescita”.

Poi è arrivato il lavoro in Eni?
“Proprio nel momento in cui pensavo di mollare tutto per andare a Londra, sono arrivate tre proposte: un’offerta da Edison, una borsa di studio del Ministero degli affari esteri per un Master europeo e l’offerta di Eni. La scelta non è stata facile. Ho scelto Eni per diversi motivi, perché mi permetteva di coronare il mio interesse per l’energia, perché offre grandi opportunità in termini di sviluppo professionale, perché è un’azienda internazionale come poche e, non ultimo, perché prevedeva la possibilità di lavorare all’estero. E’ stato così che mi sono trasferita a Mosca, dove sono rimasta per quasi due anni spesso in viaggio tra Mosca e la Siberia occidentale. In Russia sono stata molto bene, anche se ogni tanto le sfide che dovevo affrontare non erano semplici. Ho avuto modo di mettere a frutto tutte le conoscenze acquisite negli ultimi anni e ad imparare molto di più. Poco dopo essere rientrata in Italia ho cambiato famiglia professionale passando nel gruppo dei negoziatori dove lavoro tutt’ora. Devo dire che in questo gruppo mi trovo bene perché è composto da giovani motivati e molto professionali, guidati da persone con esperienza dalle quali si può imparare molto, per me questo aspetto è molto importante.”

Cosa ne pensi di AlmaLaurea, è un canale utile per I laureati che vogliono entrare nel mercato del lavoro?
“Dal punto di vista di un ex studente AlmaLaurea è senza dubbio una risorsa preziosissima. Nella fattispecie, ricordo che da neolaureata ho ricevuto varie segnalazioni di master o simili che avrei quasi certamente seguito se in quel periodo non avessi avuto interessi così specifici”.