Università

"Investire nel capitale umano"

29 Marzo 2011

Le incertezze sulle prospettive dell'occupazione penalizzano soprattutto i giovani. In Italia, ma non solo. Le difficoltà si amplificano in riferimento ai paesi del Mediterraneo, soprattutto di quelli della sponda Sud, che stanno soffrendo di più gli effetti di una crisi che colpisce la popolazione giovanile più istruita. Occupazione e alta formazione, dunque, per garantire futuro delle nuove generazioni: sono questi i temi all'ordine del giorno, affrontati e discussi nella Conferenza internazionale "Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterranea"(Il video). Un dibattito promosso da AlmaLaurea e dall'Università di Bologna che ha coinvolto accademici, giovani ricercatori, imprenditori e policy maker di oltre 40 Paesi. L'occasione è stata la presentazione annuale del XIII Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, quest'anno inserita in un contesto internazionale, tappa conclusiva di un cammino cominciato nel 2010 all'Università di Bologna con una riflessione sul Bologna Process in occasione della presentazione del Profilo dei laureati italiani e del dodicesimo anniversario dell'Osservatorio della Magna Charta .

Dopo aver letto il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il rettore di Bologna Ivano Dionigi ha introdotto i lavori. "Qui si parla di giovani, si parla di conoscenza e di internazionalizzazione. E oggi l'università si fa carico di una responsabilità supplementare: quella dell'occupazione". Poi l'introduzione del presidente di AlmaLaurea, Fabio Roversi Monaco, che ha ricordato il ruolo del Consorzio Interuniversitario, che da 17 anni opera "dal basso, con buona capacità di governo e volontà sinergiche"; i saluti di Roberto Nicoletti, prorettore agli studenti dell'ateneo di Bologna e di Stefania Giannini, rettore dell'Università di Perugia per stranieri e coordinatrice delle Relazioni internazionali della Crui. Infine, l'apertura di Gilberto Antonelli, coordinatore scientifico della conferenza. "Occorrono orizzonti allargati, sono necessari nuove infrastrutture e nuovi ponti per lo sviluppo del capitale umano e dei posti di lavoro nell'area euro-mediterranea", le conclusioni del docente di economia politica.

Al centro della due giorni di dibattito, la presentazione del XIII Rapporto AlmaLaurea sui laureati e il lavoro. "Il quadro complessivo che emerge è complesso, ci parla delle difficoltà dei giovani a trovare un  posto di lavoro adeguato e in tempi ridotti, sebbene i laureati si trovino in condizioni migliori di quanto non avvenga per i diplomati nel nostro Paese", ha attaccato il professor Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, nella presentazione del nuovo Rapporto. L'indagine 2011 ha riguardato 400mila laureati del 2009, intervistati a un anno dalla laurea, del 2007, intervistati dopo tre anni, e del 2005, intervistati dopo cinque anni con tassi di risposta elevatissimi, intorno al 90% (Leggi la documentazione). "Offrire una documentazione certa, affidabile, tempestiva consente, oltre al dibattito tra studiosi, a chi governa di avere gli strumenti di poter scegliere e a chi deve orientare e orientarsi di farlo in modo consapevole", ha ricordato Cammelli.

 "L'Italia è in ritardo rispetto al numero dei laureati e la disoccupazione giovanile rimane un problema fondamentale per tante ragioni: politiche non adeguate, sistema delle imprese incapace di creare occupazione per i giovani, mondo dell'istruzione fortemente sganciato dal mercato", ha aperto il suo intervento Giorgio Vittadini, docente dell'Università "Bicocca" di Milano in veste di discussant. "Dal punto di vista della metodologia e della ricerca sul campo del mercato del lavoro meno male che c'è AlmaLaurea con la sua documentazione certa e che rappresenta le università, non un campione. Dati fondamentali per innovare e valutare politiche e servizi". Non solo. Le banche dati come AlmaLaurea "sono importanti per il ruolo dell'informazione nel mercato del lavoro: favoriscono l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e l'uso di canali formali di selezione. L'importante è che questo servizio diventi universale e sia sussidiario, governato e costruito dall'università". Vittadini ha poi aggiunto la sua analisi sugli effetti della riforma universitaria nel mercato del lavoro: "Il 3+2 ha allargato il numero di persone che si sono iscritte all'università, soprattutto ha formato gente più confacente ai bisogni del mondo del lavoro: abbiamo gente più formata ad apprendere. Questo chiede oggi l'industria. Infine, pochi laureati in Italia? Assurdo. Abbiamo bisogno di molti più laureati, è una polemica di tipo mediatico che deve finire".

La creazione di un sistema formativo Euro-Mediterraneo condiviso è una priorità: è la strada maestra attraverso cui aumentare le opportunità occupazionali dei giovani laureati, far crescere gli investimenti in ricerca, promuovere la circolazione dei cervelli e valorizzare i talenti. Di questo ne hanno discusso, in sette sessioni di lavoro parallele, studiosi provenienti da Libano, Marocco, Israele, Egitto, Algeria, Palestina, Tunisia, ma anche dell'area Balcanica, Stati Uniti, Olanda, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Inghilterra. (Vedi lo streaming degli interventi)
Fabbisogni di competenze, domanda di laureati e imprenditorialità nei diversi paesi, governance del mercato del lavoro, cooperazione interuniversitaria alla mobilità internazionale di laureati e dei ricercatori, overeducation, questioni di genere, disuguaglianza e sviluppo umano: sono questi alcuni dei principali temi trattati. Ma si sono affrontati anche i problemi di metodo e di applicazione empirica delle indagini, fino all'analisi delle strategie d'impresa e dei canali informativi.  

Gli studiosi dell'area Mediterranea: il silenzio per l'Egitto, la voce del Libano. Malak Reda, analista del Centro egiziano per gli studi economici, intervenuta sul ruolo dell'educazione per la competitività del sistema economico egiziano, ha fatto precedere il suo intervento da un minuto di silenzio per "rendere omaggio ai caduti della primavera araba". Poi, l'analisi. "Il mercato del lavoro egiziano è di fronte ad una sfida importante e seria anche per l'arrivo di tanti studenti e di giovani dai paesi in rivolta quali la vicina Libia, il che impone l'adozione di misure da parte del governo per aumentare l'occupazione e chiedere assistenza finanziaria alla comunità internazionale".
Tra gli approfondimenti, anche quello del professore libanese Antoine Zahlan (International science policy consultant). "La migrazione dal mondo arabo verso l'Europa può essere facilmente ridotta in due modi - ha detto - il primo è quello di aiutare i paesi arabi ad adottare le normative sul lavoro europee in modo che le società straniere impieghino professionisti e lavoratori arabi. Ora noi importiamo 30 milioni di lavoratori stranieri e abbiamo altrettanti disoccupati. Il secondo impegno che i governi arabi dovrebbero prendere è quello di aggiornare le competenze dei loro lavoratori".

Le conclusioni sono state affidate alla tavola rotonda moderata da Patrizio Bianchi, assessore all'Università, Lavoro e formazione dell'Emilia Romagna. Un dibattito chiuso dal video-intervento di Romano Prodi (Il video) che, da ex presidente della Commissione europea ha bacchettato l'Europa in riferimento alla crisi nel Mediterraneo:  "In questi giorni è venuto al centro il problema del quadro politico più rapido e più inaspettato di tutta l'umanità. Solo che quando cadde il Muro di Berlino avevamo la soluzione pronta. E oggi non l'abbiamo. E dobbiamo vergognarci di questo, perché il problema ha una dimensione umana forse maggiore". Per Prodi, si deve "legare Europa e Sud del Mediterraneo per uno sviluppo democratico che includa la nuova generazione". "Su questo - ha concluso - il contributo di AlmaLaurea e dell'Università di Bologna con questa conferenza internazionale è estremamente utile per fare finalmente una politica inclusiva".