Lavoro

“Arrivano notizie di morti e feriti”

07 Febbraio 2011

"Le notizie che arrivano sono di morti, feriti, bombe in piazza. Scarseggiano i beni primari, le banche sono chiuse, dopo una certa ora non si può uscire e la sicurezza nelle strade è assicurata dagli abitanti del quartiere che si sono spontaneamente organizzati in comitati".  A parlare sulla situazione drammatica che sta vivendo l'Egitto è Patrizio Fanti, trentenne di Roma, residente al Cairo da poco più di un anno. "Quello che sta succedendo ha sorpreso tutti, anche chi vive qui da molto tempo", racconta. Patrizio è un junior project officer, lavora per conto dell'International Organization for Migration, Iom. Si è laureato con il massimo dei voti nel 2008 con la specialistica in Storia delle istituzioni politiche parlamentari all'ateneo La Sapienza di Roma. Ha trascorso sei mesi in Francia durante gli studi triennali e si è messo in tasca un master in Relazioni Internazionali dell'università di Bologna. Una volta preso il diploma, si è rimboccato le maniche per fare esperienza e lavorare nel mondo della cooperazione internazionale. Ovviamente, fuori dall'Italia. "Per operare nelle organizzazioni internazionali- spiega infatti Patrizio- la cosa migliore è studiare in un altro paese, magari seguendo un master o, meglio ancora, iscrivendosi a un corso di laurea di un'università estera".

Ci puoi raccontare in diretta cosa sta succedendo?
"Quello che sta succedendo in Egitto ha sorpreso tutti, anche chi vive qui da molti anni: credo che nessuno se lo aspettasse. Il regime di Mubarak ha assicurato stabilità per trent'anni al paese e la sua politica estera di mediazione e di apertura verso l'Occidente gli ha consentito di avere il sostegno di molti paesi industrializzati. Purtroppo, si è creato un sistema politico ossificato che ha favorito clientelismo, corruzione ed ingiustizie sociali. Dello sviluppo economico del paese ne hanno beneficiato in pochi, il numero dei poveri è aumentato, la classe media è pressoché scomparsa e anche dal punto di vista culturale sembra ci sia stato un regresso dopo gli anni 60-70. In questi giorni, il popolo egiziano sta dimostrando tuttavia grande fierezza e grande maturità, ma la situazione è difficile. Scarseggiano i beni primari, le banche sono chiuse, dopo una certa ora non si può uscire e la sicurezza nelle strade è assicurata dagli abitanti del quartiere che si sono spontaneamente organizzati in comitati. E' un clima instabile e potrebbe precipitare da un momento all'altro in guerra civile, come dimostrano gli ultimi eventi: cittadini che chiedono le dimissioni del Presidente contro cittadini pro-Mubarak. Le notizie che arrivano sono di morti, feriti, bombe in piazza. Io auguro il meglio alla popolazione egiziana, e spero che la transizione sia il più indolore possibile e che questa gente possa avere un giorno quello che merita".

Questa ondata di movimenti di liberazione in Medio Oriente credi possa essere di esempio anche ad altri paesi?
“La democrazia e` un “regime” che presuppone una continua "attenzione", una continua "difesa", un continuo "impegno" e una continua "partecipazione dei cittadini", non è mai uno status acquisito per sempre, ma un "processo democratico" e se il suo fine ultimo e' assicurare l'uguaglianza dei diritti e doveri e il pieno beneficio per tutti i cittadini dello sviluppo economico e culturale del paese, credo ci sia ancora molto da fare. Una considerazione che vale anche per il nostro paese. Spero che il futuro per le nuove generazioni sia migliore”

Ripercorriamo la tua storia, partendo dalla tua laurea triennale e dalla tua esperienza in Francia
"Mi sono iscritto alla laurea triennale in Scienze politiche all'ateneo de La Sapienza nel 2002 e, nonostante fosse tutto ancora in divenire, erano infatti gli anni di avvio della riforma "3+2", mi sono trovato bene. Poco prima della tesi triennale, ho poi deciso di partire con una borsa Erasmus per la Francia dove sono rimasto per sei mesi all'università di Montpellier. Anche di questa esperienza ho un ricordo molto positivo. E' un'ottima università e i corsi sono molto ben strutturati. E' una scelta che rifarei a occhi chiusi perché mi è servita molto. Certo, all'inizio non è mai facile: le lezioni in lingua, un posto completamente diverso, lontano da casa, dove non conoscevo nessuno. Ma dopo un mese, non avevo più alcun problema. Anzi".

Dopo la triennale hai deciso di proseguire con la specialistica: come mai?
"In base alla mia esperienza accademica, credo che la riforma funzioni bene per alcuni corsi di studi, ma non per tutti. Nel mio caso, avere una laurea triennale serve a poco. Per diventare esperti di relazioni internazionali, mediazione, politiche comunitarie e, in generale, per tutte le professioni legate all'ambito delle scienze politiche, sono necessari anni di studio e diverse esperienze sul campo, soprattutto a livello internazionale. Da questo punto di vista, non sono rimasto molto soddisfatto dal meccanismo "3+2". Tuttavia, il mio corso di laurea specialistico in studi europei mi è piaciuto. Alla fine del biennio, mi sono laureato con una tesi in Storia delle istituzioni politiche comunitarie, "Il dibattito giornalistico sull'elezione del presidente della repubblica: 1999 -2006".

Una volta laureato hai deciso di frequentare un master: come mai?
"Uscito dall'università, non mi sentivo ancora pronto per il mondo del lavoro. Mi interessava l'ambito della cooperazione internazionale, ma ero consapevole del fatto che prima dovevo fare esperienza e maturare dei contatti. Così, mi sono iscritto al master in Relazioni internazionali dell'ateneo di Bologna. Ho scelto questo corso, soprattutto perché dava a tutti gli iscritti la possibilità di fare uno stage anche all'estero. E così è stato. Alla fine, sono partito per il Cairo, dove sono rimasto per tre mesi all'Ufficio di cooperazione internazionale italiana".

Che cosa facevi?
"Svolgevo diverse mansioni, cercavo finanziamenti per i progetti di istruzione e formazione dedicati all'Egitto, e fornivo supporto a tutte quelle iniziative sostenute dal Governo italiano per favorire la migrazione regolare. Insomma, mi sono fatto le ossa ed è stata una bellissima esperienza".

Una volta terminato lo stage però sei rimasto al Cairo?
"A marzo dello scorso anno ho avuto il primo contratto con lo Iom. Cercavano una persona che conoscesse bene i progetti che si facevano nel campo dell'istruzione e formazione e, visto che avevo già avuto esperienza, mi hanno scelto. Purtroppo, il problema in Egitto è molto serio: c'è un forte distacco tra ricchi e poveri, molte persone non sanno ne leggere, ne scrivere. E lo stipendio medio di un impiegato statale è di 100 euro. Nonostante alcuni ministeri si siano attivati e stiano attuando politiche per i giovani e per favorire l'occupazione, la crescita esponenziale della popolazione negli ultimi dieci anni e la corruzione dilagante hanno fatto si che le politiche adottate risultassero insufficienti. La maggior parte delle persone continua a vivere in una situazione di forte degrado economico e culturale".

Di che cosa ti occupi ora?
"Al momento, sto lavorando su un progetto pilota che punta a riformare i curricula del settore turistico alberghiero, un elemento economico strategico fondamentale per un paese come l'Egitto. Lo scopo è alzare il livello di competenze posseduto dalle figure professionali che operano in questo ambito, introducendo tutta una serie di iter formativi e di aggiornamenti professionali in linea con i principi dell'Unione Europea".

Se un laureato volesse seguire il tuo stesso percorso professionale, che cosa gli consiglieresti?
"
Per lavorare nel mondo della cooperazione internazionale in Italia le opportunità sono davvero poche. Meglio andare all'estero e frequentare un master ad hoc o addirittura iscriversi in un'università straniera con corsi specializzati nel settore. In questo modo, non si maturano solo delle maggiori competenze linguistiche, ma si accresce anche il proprio bagaglio culturale e si sviluppano delle competenze tecniche nettamente superiori".

Cosa pensi del servizio AlmaLaurea: credi che sia un sistema utile per mettere in relazione mondo dell'università e mercato del lavoro?
"Il servizio AlmaLaurea è un ottimo strumento che cerca di sopperire ad una mancanza endemica del sistema di istruzione italiano: la totale mancanza di raccordo con il mercato del lavoro, il che, nella maggior parte dei casi, porta alla produzione di profili professionali obsoleti e non in linea con le esigenze del mercato del lavoro. Personalmente, ritengo che sotto alcuni aspetti sia ancora da migliorare, ma vedo AlmaLaurea come un processo in divenire e dunque un'iniziativa importante e che andrebbe promossa molto di più anche dalle istituzioni universitarie".