Lavoro

"Istruzione e lavoro: ecco dove puntare"

01 Marzo 2011

Dal diploma all'American College of Sofia, uno dei più vecchi istituti d'istruzione al di fuori degli Stati Uniti, chiuso durante il periodo comunista in Bulgaria e riaperto soltanto nel 1992, al dottorato di ricerca a un incarico a Bruxelles: Kornelia Kozovska è una giovane policy analyst e il suo approfondimento "Educational and long-term unemployment" è risultato tra i migliori contributi scientifici selezionati nell'ambito della conferenza internazionale promossa da AlmaLaurea.

Kornelia Kozovska non potrà essere presente a Bologna, a discutere il suo lavoro. Ma qui anticipa i contenuti: la relazione tra disoccupazione e livelli di istruzione nel contesto europeo, alla luce delle peculiarità dei singoli paesi. E racconta il suo percorso professionale, tra studi e ambizioni per il futuro. "Dopo la maturità ho vinto una borsa di studio per proseguire i miei studi negli Stati Uniti presso il Bryn Mawr College, dove ho studiato Scienze Politiche. Il mio interesse per la politica e il policymaking è stato per buona parte ispirato dal fatto di essere cresciuta durante il periodo di transizione in Bulgaria", racconta. "Ho voluto successivamente costruire un percorso di studi che mi avrebbe portato ad una specializzazione nel campo dell'economia di sviluppo e l'innovazione, in un contesto multidisciplinare ed internazionale". Da qui l'iscrizione al Master in Development, Innovation and Change dell'Università di Bologna.

Dopo il master che strada ha intrapreso?
"Dopo uno stage presso l'Ocse, dove ho lavorato su progetti di sviluppo locale nell'Europa dell'Est, ho deciso che era il momento di continuare i miei studi con un dottorato. Nel 2009 ho conseguito il dottorato di ricerca in Diritto ed Economia presso l'Università di Bologna con una tesi sulle politiche legati alla creazione di business clusters nell'Europa dell'Est e le loro performance economiche".

Come mai la scelta di proseguire il percorso di studi all'Università di Bologna, con il master prima e il dottorato poi?
"Durante i miei studi negli Stati Uniti ho colto l'opportunità di trascorrere un anno all'estero all'interno del programma Overseas. Mi ero dedicata allo studio della lingua italiana e quindi ho scelto come meta l'Italia. Bologna mi ha attratto sia per la sua storia e prestigio sia per il fatto di essere una città ancora a misura d'uomo. Ho fatto un'esperienza bella tra corsi interessanti, una vita culturale viva e molto accessibile. Sicuramente questi aspetti hanno contribuito nella scelta dei miei studi successivi".

Cosa fa adesso e quali sono le sue prospettive future?
"Negli ultimi tre anni ho lavorato ad Ispra, in provincia di Varese, presso il Centro comune di ricerca della Commissione europea, dove mi sono occupata di ricerca nell'ambito della competitività regionale, creando il primo indice composito europeo di competitività regionale (RCI), e dell'economia del lavoro e l'istruzione, in particolare su tematiche di occupazione dei neolaureati nei paesi europei e la transizione dal sistema d'istruzione al mercato del lavoro. Mi sto per trasferire a Bruxelles dove continuerò il mio lavoro come Policy Analyst presso la Direzione generale Occupazione, Affari Sociali e Integrazione della Commissione Europea, lavorando su indicatori sociali".

In cosa consiste l'indice di competitività regionale? Qual è la posizione dell'Italia oggi?
"Per costruire l'indice di competitività regionale, abbiamo studiato una serie molto ampia d'indicatori che variano da quelli strettamente economici a quelli più legati al well-being e al welfare. Quello che si può notare per quanto riguarda l'Italia è che a frenare le regioni storicamente considerate più competitive sono i fattori che descrivono la qualità delle istituzioni, così come percepita dai cittadini, e l'efficacia del sistema educativo di base. Sia il mercato del lavoro che il livello di innovazione del sistema produttivo rivelano un'elevata eterogeneità tra regioni del Nord e del Sud. I risultati del PISA 2006 (Programme for International Student Assessment) posizionano l'Italia sotto la media Ocse e nelle ultime posti tra i paesi Ue. I risultati appena usciti del 2009 confermano la posizione dell'Italia, anche se si nota un lieve miglioramento. Inoltre, basandosi su dati 2006, l'Italia è penultima tra i paesi Ue nella spesa pubblica, misurata come percentuale del Pil, dedicata all'istruzione superiore. Fattori che descrivono l'efficienza del mercato del lavoro come il livello di disoccupazione e la sua durata, la disoccupazione femminile, il tasso di occupazione, vedono l'Italia in una delle posizioni più problematiche tra i paesi europei. L'indice "Ease of doing business index", creato dalla Banca Mondiale, segnala che l'Italia è uno dei paesi dove è più difficile fare business, un fattore sicuramente frenante per la sua competitività. Dall'altra parte però, regioni come la Lombardia, il Lazio, Piemonte e l'Emilia-Romagna, occupano posizioni d'eccellenza in aspetti relativi alla sofisticazione del sistema produttivo come il livello di occupazione e creazione di valore aggiunto in settori high-tech, oltre che la presenza di distretti industriali".

Quali sono le variabili rilevanti nel determinare le differenze nei livelli occupazionali a livello europeo? Qual è il ruolo dei sistemi di welfare nazionali?
"Il rapporto tra il livello d'istruzione è la probabilità di cadere in disoccupazione è stato evidenziato da tanti studi empirici. In periodi di crisi economica, le persone con un livello d'istruzione bassa sono di solito il gruppo che soffre di più in termini di  occupazione e potrebbe cadere nella trappola della disoccupazione di lunga durata. Altri importanti variabili che influiscono sono l'età, il genere, l'esperienza lavorativa, la tipologia di contratti. Le condizioni generali economiche a livello regionale incidono anche in maniera sostanziale sul livello di occupazione. Il ruolo dei sistemi di welfare è sicuramente molto importante, in particolare la rigidità del mercato del lavoro e il mix tra l'uso di contratti temporanei e permanenti".

Cosa pensi di AlmaLaurea, credi sia un sistema utile per avvicinare i laureati al mondo del lavoro?
"Credo profondamente che AlmaLaurea sia una realtà d'avanguardia a livello europeo. Il legame stretto tra il mondo dell'istruzione e il mondo del lavoro è cruciale se si cerca di arrivare ad un sistema d'istruzione più efficiente e più recettivo ai segnali forniti dal mercato del lavoro. La recente crisi economica ha evidenziato in modo molto chiaro la posizione fortemente svantaggiata dei giovani neolaureati che hanno raggiunto altissimi livelli di disoccupazione in molti paesi europei. La difficoltà nella ricerca di un contratto di lavoro, dopo la laurea, ha un forte impatto sulla rapidità nel trovare sbocchi professionali di livello corrispondente al proprio grado di istruzione. Sicuramente ritengo che sia un servizio molto utile per le aziende che possono disporre di un bacino di curriculum importante, così da selezionare il miglior profilo corrispondente alle proprie necessità".