Università

“L’istruzione è sacra”

30 Maggio 2012

L’istruzione è sacra, ha i suoi riti, i suoi tabù e bisogna indignarsi quando viene violata. “Proviamo sdegno dinanzi ai tagli di spesa, all’apparente incapacità del mercato del lavoro di riconoscere gli sforzi di chi ha studiato, a qualsiasi fenomeno che premia gli immeritevoli o danneggia i meritevoli”. A dirlo è Giancarlo Gasperoni, ordinario di sociologia all’Università di Bologna. A lui è stata affidata l’apertura dei lavori del convegno “Laurearsi in tempi di crisi. Come valorizzare gli studi universitari” per la presentazione della XIV Profilo dei laureati italiani. Ma sia ben chiaro, ha aggiunto il sociologo, “dicendo che l’istruzione è sacra non intendo che ceto accademico e scuola non siano suscettibili di
critica. Anzi, il fastidio che proviamo quando l’istruzione viene violata, riguarda in misura maggiore quei comportamenti lesivi tenuti da chi dovrebbe difenderne la sacralità”.

Gli esempi, purtroppo, non mancano: compravendita di esami, fenomeni di nepotismo, sprechi, esiti concorsuali che non premiano il merito, perdurare delle diseguaglianze sociali. Anche di questo si è parlato al convegno. Ma, attenzione, la crisi non è solo quella economica. Oltre alla crisi finanziaria, a quella del mercato del lavoro, alla crisi dell’occupabilità dei giovani laureati, ce n’è un’altra che non va sottovalutata. È la “crisi di significato valoriale che sta investendo l’istruzione in generale e quella universitaria in
particolare”, ha evidenziato Gasperoni. Una crisi i cui colpevoli non sono per una volta le banche d’affari e la finanza internazionale: sono le istituzioni, la politica, la società, sono i giovani che ritengono un merito saper copiare, sono i genitori che cercano scorciatoie per i propri figli, sono i mass media che amplificano irraggiungibili modelli di successo. “I colpevoli siamo noi”, ha lasciato intendere il sociologo.

“In molti Paesi gli incentivi a imbrogliare sono forti proprio perché sono consistenti i vantaggi che se ne possono trarre” ha aggiunto Gasperoni, ricordando le tesi di dottorato copiate e le lauree a pagamento che hanno recentemente portato alle dimissioni il ministro tedesco della Difesa Karl-Theodor zu Guttenberg, il presidente dell’Ungheria Pal Schmitt, l’ad di Yahoo Scott Thompson, per finire con il consigliere regionale della Lombardia Renzo Bossi. “Ma se qualcuno compra, vuol dire che c’è anche qualcuno che vende, il che è peggio”. A ciò si aggiungono gli inviti, talvolta molto espliciti, a non perdere tempo nel conseguire una laurea. “Tanto Steve Jobs mica si è laureato, no? Bill Gates? Neppure. Mark Zuckerberg? Neppure. Negli Stati Uniti la Fondazione Thiel ha istituito nel 2010 un programma che conferisce 100 mila dollari a testa a una ventina di giovani  promettenti purché si impegnino a non iscriversi a studi universitari”.
Ma l’Università è e deve essere un valore, è un impegno che richiede il “sacrificio delle famiglie che sostengono i figli allo studio, il sacrificio degli studenti che si impegnano negli studi” e si indignano di fronte alle “manifestazioni di disprezzo per l’istruzione e la
cultura”. E proprio a loro era dedicata la parte conclusiva dell’intervento di Giancarlo Gasperoni: agli oltre 200mila laureati che hanno risposto all’indagine di AlmaLaurea, “a loro e che insieme alle famiglie hanno mostrato di credere nell’istruzione, che ci hanno
investito e hanno compiuto – chi più, chi meno – il sacrificio che dà senso all’istruzione universitaria”.

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