Università

"Italia, un modello per i paesi arabi"

29 Marzo 2011

 "Italia e mondo arabo hanno una lunga storia comune ed entrambe potrebbero trarre grande vantaggio da reciproci rapporti di cooperazione". A muoversi in questa direzione è AlmaLaurea. "Uno strumento utile per affrontare la sfida dell'aggiornamento e della standardizzazione del mondo accademico arabo". A spiegarlo è il libanese Antoine Zahlan, professore di fisica e consulente di scienze politiche internazionali intervenendo alla Conferenza "Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterranea", promossa, il 10 e 11 marzo a Bologna, da AlmaLaurea e dall'AlmaMater. "E' auspicabile che AlmaLaurea sia maggiormente conosciuta nei paesi arabi al fine di promuovere la cooperazione tra le università presenti".

Come valuta il sistema di istruzione superiore dei paesi arabi?
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Il sistema di istruzione superiore dei paesi arabi è molto esteso ma più attento alla numerosità delle iscrizioni degli studenti che alla qualità dell'istruzione. Ci sono due aree però che possiamo valutare positivamente: le facoltà ingegneristiche e quelle mediche. I professori e gli esperti in materia sono stati infatti in grado di convincere i loro governi che è stupido avere medici e ingegneri non qualificati, a meno che non vogliamo che questi uccidano i loro pazienti e che ingegneri non qualificati costruiscano edifici che crollano! Ecco perché le facoltà mediche e ingegneristiche sono riuscite a mantenere standard adeguati. C'è una tremenda pressione sociale nei paesi arabi volta a garantire la formazione universitaria. Ma, i governi, a parte quelli dei Paesi del Golfo, non investono sufficienti risorse nel settore dell'istruzione superiore. Così discipline costose come ingegneria, scienze e medicina non sono in grado di espandere velocemente i tassi di iscrizione. Di conseguenza molti studenti sono costretti a studiare lingue o scienze sociali, facoltà in cui gli standard sono piuttosto bassi, dove le classi sono numerose e la qualità dell'istruzione è carente. Eppure, a causa della forte crescita demografica, nel mondo arabo una quota elevata della popolazione è in età scolare, ciò significa che c'è una grande richiesta di insegnanti con specializzazione in discipline umanistiche, dalle scuole elementari all'università. Ritengo inoltre che una buona padronanza della lingua madre e di una lingua straniera siano, oggi, molto importanti".  

Cosa pensa della "migrazione degli studenti" attraverso le due rive del Mediterraneo?
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Ci sono ovviamente molti tipi di migrazione. Probabilmente sono più di 150.000 gli studenti arabi che si iscrivono ogni anno nelle università dei paesi OCSE. La maggior parte sono già laureati. Ma c'è anche un deflusso consistente di laureati che emigrano verso i paesi OCSE, così l'Unione Europea riceve sia un numero rilevante di studenti che proseguono i loro studi che di studenti emigranti. In Europa i giovani che si laureano in lingue o in scienze sociali non sono particolarmente richiesti sul mercato del lavoro; diversa è la situazione per i laureati in medicina che emigrano numerosi in Europa dal Maghreb e per i laureati in ingegneria.
Circa centomila ingegneri ogni anno escono dalle università arabe, ma da quando i governi arabi stipulano contratti con imprese straniere internazionali - senza restrizioni per l'impiego di personale locale - di fatto stiamo esportando i nostri posti di lavoro. Il risultato è che gli ingegneri arabi vanno alla ricerca di un lavoro altrove. La migrazione dal mondo arabo verso l'Europa può essere facilmente ridotta in due modi; il primo è quello di aiutare i paesi arabi ad adottare le normative sul lavoro europee in modo che essi imparino ad esigere che le società straniere impieghino professionisti arabi e lavoratori arabi. Ci sono molti posti di lavoro nei paesi arabi e infatti noi importiamo 30 milioni di lavoratori stranieri e abbiamo 30 milioni di disoccupati. Quindi non ci resta che dare la priorità alla nostra gente come si fa in Europa e altrove. Il secondo impegno che i governi arabi dovrebbero prendere è quello di aggiornare le competenze dei loro lavoratori. La produttività del lavoro è relativamente bassa nei paesi arabi, ma può essere aumentata attraverso la formazione. Scarsa attenzione è data sia all'occupazione che alla formazione".

Cosa ne pensa di AlmaLaurea? Pensa che il modello AlmaLaurea possa essere esteso anche alla riva sud del Mediterraneo?
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Il processo di Bologna non sta avvenendo in un vacuum poiché i paesi europei hanno intrapreso una serie di attività che agevolano questo processo. La preoccupazione per i dati statistici, la qualità dell'istruzione, la libertà di associazione, il sostegno finanziario facilitano gli sforzi necessari a rendere il processo di Bologna un successo. La libertà di associazione è di fondamentale importanza per la formazione della società scientifica funzionale alla creazione di un'infrastruttura intellettuale indipendente che favorisca l'istruzione superiore. Le regolamentazioni e le politiche europee sul lavoro sono altrettanto indispensabili per il successo del processo: rendono infatti possibile ai laureati trovare lavoro. L'impegno paziente e sistematico dei cittadini europei nel settore della cooperazione all'interno dell'Unione Europea attira molta attenzione nel mondo arabo, è ammirevole vedere persone che lavorano insieme per integrare le loro economie. A questo proposito ritengo auspicabile che AlmaLaurea sia maggiormente conosciuta nei paesi arabi al fine di promuovere la cooperazione tra le università".

In che modo AlmaLaurea potrebbe favorire la comparazione tra le università del mondo arabo?
"Inutile dire che ci sono molte opportunità di cooperazione, sia multilaterale che bilaterale, tra l'UE e queste aree. In questo senso, l'Italia e il mondo arabo hanno una lunga storia comune ed entrambe le parti possono trarre vantaggio da reciproci rapporti di cooperazione. L'Italia potrebbe promuovere progetti sperimentali in collaborazione con i paesi arabi e così servire da modello per il resto della comunità. E' sempre più facile iniziare con dei programmi di piccola scala. Nel corso di questa conferenza internazionale sono stato felice di incontrare diversi esponenti del mondo arabo, del Marocco, dell'Algeria, della Tunisia e dell'Egitto. Ho avuto modo di apprendere come altri paesi abbiano già intrapreso dei rapporti di collaborazione con AlmaLaurea. Mossi i primi passi, la sfida è ora quella di accelerare il processo di cooperazione. L'aggiornamento e la standardizzazione delle università arabe pone molte sfide. Paracadutare le università straniere nei paesi arabi non deve essere una misura sostitutiva dello sforzo dedicato a migliorare le 400 università già esistenti".

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