Lavoro

Italiano di nascita, Polacco nell’anima

26 Luglio 2011

Giovanni Arlotti, 30 anni di Rimini, laureato in Scienze internazionali e diplomatiche all’ateneo di Bologna, ha fatto della Polonia la sua seconda casa. Passo dopo passo, nella terra che si estende tra il mar Baltico, a nord, fino ai monti Carpazi, a sud, si è costruito il suo percorso professionale e personale. Nel 2003 con una borsa Erasmus è arrivato all’Università di Varsavia dove è rimasto per otto mesi. L’anno successivo, dopo la laurea, è entrato all’Ambasciata italiana della capitale polacca grazie a un tirocinio Mae Crui. Infine, nel 2005 ha iniziato un dottorato di ricerca speciale in campo economico promosso dalla Warsaw School of Economics e dall’Università di Marne-la-Valle. Il tutto, inanellando nel corso degli anni diverse esperienze di lavoro, come office manager della Camera di Commercio italiana in Polonia, come responsabile marketing estero per la TTG Polska, come responsabile produttivo per uno stabilimento polacco della Ferrero e infine come project manager alla Ferrero Polska. Dopo un master a Bruxelles, oggi Giovanni lavora nel campo della progettazione europea per conto di un’agenzia governativa polacca.
Ma il suo sogno è uno e uno soltanto: ovvero, intraprendere la carriera diplomatica.
“Ho fatto domanda di cittadinanza in Polonia per poter accedere al concorso perché- racconta Giovanni- qui ci sono più opportunità che in Italia”

Com’è iniziata la tua avventura in Polonia?

“I primi anni di università a Forlì sono stati duri, studiavo facendo il pendolare. Ma n’è valsa la pena, la formazione era ottima e i docenti di alto livello. Poi, al terzo anno di corso in Scienze internazionali e diplomatiche sono partito per l’Erasmus. Come meta ho scelto la Polonia perché avevo delle conoscenze. Una decisione che mi ha letteralmente cambiato la vita: mi è piaciuto così tanto vivere a Varsavia, che ho decisivo di svolgervi anche la tesi di laurea, una ricerca di stampo europeo che analizzava le conseguenze per la Polonia dell’adesione all’Ue sui propri bilanci pubblici. Il tema era estremamente interessante e mi ha permesso di conoscere ancora meglio la realtà polacca”.

Finiti gli studi sei rimasto a Varsavia?
“A settembre del 2004 ho fatto domanda per entrare all’Ambasciata italiana in Polonia con le borse di tirocinio Mae Crui. Sono passato e per tre mesi ho vissuto a contatto con la realtà che mi interessava maggiormente: la diplomazia. Un’esperienza importante che ha influenzato anche le mie scelte professionali successive. Terminato il tirocinio sono rimasto in Polonia: il primo anno è stata dura, dovevo cercare un posto di lavoro, ma ottenere un permesso non era semplice. Alla fine, mi sono messo ad insegnare la lingua italiana nelle scuole finché non è arrivata la proposta della Camera di Commercio italo polacca. Ci ho lavorato da settembre 2005 a febbraio 2006 come office manager. Una sorta di manager con ampia libertà decisionale, ma anche grandi responsabilità”. 

Nel frattempo ti sei iscritto al dottorato di ricerca
“Il mio pallino era intraprendere la carriera diplomatica, così nel 2005 ha iniziato un dottorato di ricerca speciale in campo economico promosso dalla Warsaw School of Economics e dall’Università di Marne-la-Valle. Un percorso di alto livello che garantisce un doppio titolo, francese e polacco. Nel frattempo, collaboravo per una rivista polacca in italiano, il settimanale Polonia Affari. Nel 2006, ho cambiato lavoro, ero alla TTG Polska assunto come responsabile marketing estero”.

Quindi, hai intrapreso una carriera professione diversa?
“Mi ha assunto una società di logistica italiana, la Partners con sede in Polonia. Mi sono occupato della gestione dei magazzini e della produzione negli stabilimenti di imprese come Ferrero e Indesit. Una specie di responsabile produttivo, un ottimo ruolo, ma era anche parecchio stressante. Ricordo che la mattina mi svegliavo con già in mente una marea di problemi da risolvere. Poi, sono passato alla Ferrero Polska dove ho lavorato come project manager sempre in ambito logistico. Tutte esperienze rilevanti, ma distanti dalle mie corde e dai miei studi. Così, dopo un anno e mezzo, ho deciso di cambiare e grazie a un amico sono entrato in una filiale di una società di consulenza sui fondi europei. Ho seguito un master sulla gestione dei progetti nazionali e l’utilizzo dei fondi strutturali a Bruxelles grazie a una borsa di studio di tre mesi, un corso molto utile per lavorare nell’ambito dei progetti di cooperazione internazionale”.

E quando sei tornato a Varsavia?
“Sono entrato come project officer nell’Agenzia nazionale del programma della Commissione Europea Lifelong Learning, mi occupavo più che altro di paternariati e di rendicontazione. Dopo un anno, sono passato a un’Agenzia più grande, governativa che dipende dal Ministero dello sviluppo regionale polacco. Un centro di progettazione europeo dove ora mi occupo di audit ovvero di verificare i progetti finanziati dal fondo sociale. Il lavoro mi piace molto, ma il mio sogno resta la carriera diplomatica. Sto aspettando di avere la cittadinanza polacca per poter accedere ai concorsi in Polonia, ma è un percorso difficile”.

Perché non hai provato la carriera diplomatica in Italia?

“Se ripenso a quello che ho fatto in Polonia mi rendo conto che in Italia non avrei avuto nemmeno la metà delle possibilità. Nel nostro paese è praticamente impossibile entrare nella diplomazia: i posti sono pochi e la capacità non bastano, servono anche e anche le conoscenze. In Polonia le cose vanno diversamente, è un paese in crescita dove le tue azioni, per quanto piccole e per quanto giovane tu sia, hanno un peso, vengono tenute in considerazione”. 

Cosa ne pensi di AlmaLaurea?

“Penso sia una cosa interessante, soprattutto per i neolaureati. Essendomi trasferito non ho avuto possibilità di usufruirne, ma ricordo di aver trovato su AlmaLaurea diverse offerte che, qualora fossi rimasto in Italia, sarebbero potute interessarmi molto. Importante è anche il fatto che l’università non abbandoni i neolaureati a se stessi, quindi ben vengano iniziative come AlmaLaurea”.