Università

"Con la laurea è meglio"

14 Aprile 2011

"Uno strumento di cui l'Italia dovrebbe andare orgogliosa perchè permette di fotografare la condizione dei laureati italiani meglio che negli altri paesi". Per Francis Green, professore dell' Istituto di educazione dell'Università di Londra, AlmaLaurea è molto di più. "Un modello con una potenzialità di applicazione enorme, perfetto per aiutare i laureati a inserirsi nel mercato del lavoro". Nel corso della Conferenza Internazionale, "Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterranea", promossa da AlmaLaurea e AlmaMater il 10 e 11 marzo 2011 a Bologna, Green ha parlato anche di overqualification e dell'importanza per i giovani di conquistare, sempre e comunque, un titolo di laurea. "Il punto- ha spiegato- è che c'è poca fluidità all'interno del mercato del lavoro".

Quali sono i principali costi dell'overqualification nel caso britannico? Pensa che siano gli stessi nel caso italiano e europeo?
"Il costo principale di un eccesso di istruzione e dell'over-skilled per l'individuo è quello di provare insoddisfazione sul lavoro. Parliamo di persone che sono andate all'università, hanno acquisito determinate abilità e poi finalmente hanno trovato un lavoro, ma non usano le conoscenze che hanno appreso. E' un problema che sembra persistere, mentre potrebbe andar bene solo se fosse una condizione temporanea, di un anno o due. Poi, deve arrivare il lavoro migliore. Ma ciò non accade: la realtà, anche nel caso italiano, è molto diversa. Il 60% dei laureati over-educated è tale dopo un anno dall'ingresso sul mercato del lavoro, ma lo rimane anche dopo cinque anni. E' questo il problema e per risolverlo abbiamo bisogno di una maggiore fluidità all'interno del mercato del lavoro".

 Pensa che il problema dell'overqualification, tipicamente europeo, sia presente anche in paesi della sponda sud del Mediterraneo?
"Non posso dire esattamente in quali paesi della sponda sud il problema dell'eccesso di istruzione sia più evidente perché mancano dati comparabili sull'argomento. L'indagine OCSE dal titolo "Il programma per la valutazione internazionale delle competenze degli adulti", ci permetterà, nel giro di un paio di anni, quando i risultati saranno disponibili, di rispondere con maggiore precisione a questo proposito. Tuttavia, so che in realtà il paese che soffre maggiormente del problema della sovra-istruzione è la Corea del Sud dove quasi il 90% dei giovani è attualmente iscritto all'università. In un certo senso, se vogliamo sapere ciò che succede in un paese dove tutti vanno all'università, basta osservare la Corea e vedere il tipo di lavoro che stanno svolgendo i giovani laureati".

 Allora, in presenza di queste criticità perché i giovani dovrebbero proseguire gli studi?
"I giovani devono proseguire gli studi superiori perché il costo di non fare questa scelta è molto più elevato. I motivi sono soprattutto due. In primo luogo, non tutti saranno over-educated. Quindi, tra questi, molti laureati, se saranno fortunati, potranno trovare un buon lavoro: il che di per se è già un motivo valido per prendere la laurea. Ma anche i laureati che sul mercato del lavoro soffriranno di un eccesso di istruzione, saranno comunque in una posizione di vantaggio rispetto a chi non ha un titolo di studi universitario. Semplificando, in media, è meglio andare all'università anche se poi non si ottiene un lavoro adeguato al proprio titolo di studio, piuttosto che lasciare la scuola a 18 anni e trovare subito un lavoro".

 Quali studi o quale facoltà suggerirebbe a un giovane che decide di iscriversi all'università?
"Credo che i giovani debbano scegliere di studiare ciò che più desiderano, rimanendo tuttavia consapevoli delle conseguenze che questa scelta avrà sulle loro future opportunità di lavoro. Se qualcuno volesse studiare arte all'università, anche se non è una laurea particolarmente richiesta, mi sembra assolutamente ragionevole che lo faccia e probabilmente dovrebbero farlo. La cosa più importante per i giovani, quando sono all'università, è studiare una materia che li entusiasmi".

Qual è il valore aggiunto di AlmaLaurea nel facilitare l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro? Pensa che AlmaLaurea possa essere uno strumento efficace anche nel ridurre i problemi di insoddisfazione sul lavoro?
"AlmaLaurea è uno strumento di ricerca formidabile: ci aiuta a capire cosa sta succedendo. Le potenzialità di applicazione di questo sistema sono tanto ampie da renderlo un modello perfettamente adeguato all'inserimento dei laureati sul mercato del lavoro. Anche se non conosco la situazione in Italia, credo che i career advisor dovrebbero esserne informati. Lo ritengo uno strumento di ricerca fantastico, che non ha eguali. Il vostro paese dovrebbe esserne orgoglioso poiché ci permette di capire come stanno le cose in Italia meglio che in altri paesi".

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