Lavoro

Una laurea in statistica, quante opportunità

23 Novembre 2011

Algebra lineare, metodi di campionamento, modelli statistici, calcolo delle probabilità e processi stocastici, studio del caos e delle complessità. Ma anche analisi demografiche e dei fenomeni sociali e sanitari. Non c’è solo la matematica al centro del percorso universitario in statistica. Uno studio che richiede passione, ma che assicura ottime opportunità professionali come spiega Silvia Barbi, che AlmaLaurea ha incontrato a Roma lo scorso 21 ottobre quando, in occasione della Giornata nazionale della statistica, si è per la prima volta riunito il Gruppo permanente dei giovani statistici. Un gruppo nato per favorire lo scambio di esperienze e per spiegare che la statistica non è solo studio arido di numeri e dati. Modenese, classe 1985, Silvia ha un brillante curriculum universitario, in cui spicca tra l’altro un anno di studio a Seattle presso la University of Washington, e una bella carriera in un campo innovativo, quello della biostatistica. Laureatasi con lode nel 2009 all’Università di Bologna, Silvia ha iniziato a lavorare già durante gli studi, specializzandosi poi nella statistica applicata alla sanità. Oggi lavora per un importante gruppo europeo di ricerca che collabora con molte industrie farmaceutiche, valutando la sicurezza e l’efficacia dei loro prodotti. “La laurea in scienze statistiche aiuta molto – racconta –. Ci sono pochi laureati e molte richieste. Anche tra i miei colleghi dell’università non ne conosco nessuno che abbia avuto problemi a trovare lavoro”.

Come mai hai scelto di studiare statistica?

“Al liceo mi sono sempre piaciute sia le materie letterarie che quelle scientifiche ed inizialmente ho avuto difficoltà a scegliere il percorso da intraprendere. Ero indecisa tra matematica, che alle superiori era la mia materia preferita, e psicologia. Ma alla giornata dell’orientamento ho avuto modo di capire che cosa si fa a statistica e mi è piaciuto, perché rispetto a matematica lo studio è più vario”.

Per il programma Overseas hai vissuto per un anno negli Stati Uniti. Come giudichi questa esperienza?

“Ho scelto di andare a studiare alla University of Washington di Seattle, perché è uno dei primi posti al mondo nell’ambito della biostatistica. Lì ho seguito corsi di dottorato perché sono stata ammessa come graduate student. È stato molto stimolante, negli Stati Uniti i corsi sono strutturati in un modo diverso. Non c’è una distinzione netta fra studio ed esami, tutto è più continuo e concentrato. L’anno accademico alla University of Washington è diviso in tre parti e gli esami sono al termine di ogni sessione di lezioni. Inoltre settimanalmente devi consegnare compiti difficili e ci sono anche prove in itinere, così se uno studia regolarmente, per gli esami deve solo ripassare. In questo modo io sono riuscita a dare tutti gli esami e quando sono tornata a Bologna dovevo fare solo la tesi. Mi piacerebbe tornare all’estero, mi è rimasto un bellissimo ricordo, ma avere il visto per lavorare negli Stati Uniti non è semplice”.

Durante gli studi hai anche lavorato. Di che cosa ti sei occupata di preciso?
“Ho lavorato presso l’istituto di ricerca Carlo Cattaneo di Bologna. Inserivo e analizzavo dati su omicidi e suicidi in Italia e nel mondo. Era un contratto a progetto e potevo lavorare da casa: è stata un’esperienza utile per capire come poter applicare la statistica alla ricerca sociale. Inoltre, al primo anno della specialistica, con un contratto di supporto alla didattica, ho fatto l’assistente del corso di Statistica e calcolo delle probabilità per gli studenti al primo anno della triennale della mia stessa Facoltà. Ho mantenuto i contatti con la mia Facoltà e, così, anche di recente, ho tenuto un modulo breve di biostatistica per gli studenti del terzo anno”.

Oggi che cosa fai?
“Collaboro con molte industrie farmaceutiche per valutare la sicurezza e l’efficacia dei farmaci nelle diverse fasi della sperimentazione clinica. Ogni studio sui farmaci prevede infatti diverse analisi statistiche sia per la messa in commercio, sia per valutarne l’andamento post-registrazione”.

E come sei arrivata a occuparti di statistica in relazione alla medicina?
“Intanto all’Università, durante la specialistica, ho scelto un percorso che mi permettesse di approfondire le tematiche bio-sanitarie. Già per la preparazione della tesi di laurea triennale ho avuto la possibilità di collaborare con il Dipartimento integrato di Oncologia, ematologia e patologie dell’apparato respiratorio dell’Università di Modena e Reggio Emilia. E mi è piaciuto molto collaborare con medici. Così ho scelto il campo della biostatistica e della statistica applicata in ambito sanitario”.

Hai avuto difficoltà a trovare lavoro?
“Mi sono laureata a ottobre del 2009 e meno di tre mesi dopo ho iniziato a lavorare a Verona per il Cros Nt Group, un’organizzazione internazionale di analisi statistica nell’area della ricerca clinica ed epidemiologica. Conoscevo l’azienda, ho fatto domanda, ho superato il colloquio e mi hanno assunta. La laurea in Scienze statistiche aiuta molto, ci sono pochi laureati e molte richieste. Anche tra i miei compagni dell’Università non conosco nessuno che abbia avuto problemi a trovare un impiego: tutti coloro che hanno seguito il mio stesso indirizzo di statistica applicata alla ricerca sociale e sanitaria, oggi lavorano in aziende ospedaliere, industrie ed enti pubblici”.

Cosa consigli a chi decide di studiare statistica?
“Innanzitutto di fare un’esperienza all’estero, possibilmente durante gli studi come ho fatto io; è utilissima dal punto di vista della formazione e aumenta le opportunità nella ricerca di un impiego. Vivere in un Paese che non è il tuo, ti allarga gli orizzonti, ti arricchisce dal punto di vista umano e facilita il successivo inserimento in nuovi posti. Poi bisognerebbe chiarirsi il prima possibile le idee sul tipo di percorso professionale che si vuole intraprendere e inviare curricula mirati, senza però chiudere le porte a proposte di lavoro diverse, perché potrebbero presentare piacevoli sorprese”.

Conosci AlmaLaurea? Che ne pensi?

“AlmaLaurea è un servizio ben fatto. È un aiuto per chi cerca un lavoro. Dopo la laurea ho messo insieme i due curricula della triennale e della specialistica e mi sono arrivate diverse offerte”.