Lavoro

"Laureate: più welfare e una nuova visione del lavoro"

21 Marzo 2012

Più istruite, con un curriculum migliore, ma più svantaggiate sul lavoro. Con la crisi aumentano le differenze di genere sul lavoro, per le donne è più difficile trovare occupazione. Basta consultare i dati dell’ultimo Rapporto AlmaLaurea. Solo considerando i laureati specialistici biennali, a un anno dalla laurea lavora il 61% degli uomini contro il 54% delle donne. Gli uomini possono contare più delle colleghe su un lavoro stabile (37% contro il 31%) e meglio pagato (1.231 euro contro 956). Ne parliamo con Clementina Casula del Dipartimento di ricerche economiche e sociali dell’Università di Cagliari, autrice, insieme a Bruno Chiandotto del Dipartimento di Statistica di Firenze, dell’approfondimento sul divario occupazionale tra laureati e laureate.

Le donne si laureano prima e con voti migliori, ma sono più svantaggiate sul lavoro. Qual è il motivo?
“Nella nostra analisi dei dati abbiamo visto che sono più istruite, a tutti i livelli di istruzione e anche come dottori di ricerca. Il divario occupazionale non è quindi dovuto al merito, le donne sono più brave. Ma abbiamo escluso anche altre cause, visto che la segregazione per quanto riguarda la formazione, che pure è presente, non spiega le differenze di genere”.

Potrebbe ancora essere il “timore della maternità” a spingere le imprese ad assumere meno donne?
“No, il divario occupazionale non si spiega neanche con la maternità. Un approfondimento di AlmaLaurea piuttosto recente ha messo in evidenza come le donne laureate senza figli abbiano comunque svantaggi, mentre la condizione migliore è quella dei laureati con figli. Questo ci porta, quindi, a pensare che la ragione più probabile sia appunto quella di un modello occupazionale che ancora fa riferimento a una divisione del lavoro molto forte tra maschi e femmine”.

Sostenere l’occupazione femminile, però, vorrebbe dire sostenere l’economia nazionale, provare a uscire dalla crisi e sostenere anche il reddito delle famiglie. Che cosa servirebbe?
“L’occupazione femminile, lo vediamo da tutti i dati, sarebbe fondamentale. Lo è: diminuisce i rischi di povertà e fa crescere anche culturalmente il Paese. Quello che servirebbe sono delle politiche di welfare adeguate per la conciliazione lavoro-famiglia, prima di tutto. Ma non solo. Servirebbe anche la promozione di un’idea del lavoro femminile che non sia soltanto residuale rispetto a quello maschile”.

 

Guarda la video intervista