Lavoro

Lavorare? Meglio all’estero

19 Novembre 2012

A volte si parte ancora prima di avere conseguito la laurea e non si torna più indietro.  Oppure si ritorna, magari proprio per studiare, ma poi la vita riporta di nuovo oltre i confini. È la storia di Fabio Locci, 30enne di Cagliari, che all’Università di Sassari si è iscritto dopo sei anni passati a Londra, mentre la laurea triennale in Economia e management del turismo l’ha conseguita quando già era residente in Repubblica Ceca. Praga è la città che ha scelto per vivere e lavorare. Una città in cui il lavoro si trova con facilità, anche con contratti a tempo indeterminato: “Molte multinazionali americane stanno aprendo i loro uffici qui”, racconta. Una città multiculturale e che offre un buon tenore di vita. “In tutta sincerità l’Italia mi manca – dice –, ma il problema nel nostro Paese è quello di crearsi un futuro”.

Come mai hai deciso di iscriverti all’università a 26 anni?
“È sta una scelta che è arrivata dopo diversi anni di lavoro all’estero. Dopo la maturità avevo voglia di scoprire il mondo e di avere una certa indipendenza economica, così sono partito per l´Inghilterra. Sono stato a Londra per quasi 6 anni e a Coventry City per circa un anno. Ho fatto diversi lavori, nella ristorazione, nel marketing research, nel customer service, finché sono entrato alla Marriott International, una delle principali catene di alberghi al mondo. È stato lì che mi sono reso conto di voler lavorare nel turismo e di aver bisogno di un riconoscimento per poter sviluppare la mia carriera in maniera diversa. Così ho fatto prima un corso a Londra e poi, anche per risparmiare, ho deciso di tornare in Italia. Ho scelto il corso in Economia e management del turismo all’università di Sassari sia perché all’epoca non c’erano molte altre alternative, sia perché volevo stare più vicino a casa”.

Ben presto, però, ti sei nuovamente trasferito all’estero
“Sì, dopo un anno sono partito per Bratislava, per seguire la mia fidanzata che è slovacca, e l’anno successivo abbiamo deciso di trasferirci a Praga. All’università la frequenza non era obbligatoria, così sono riuscito anche ad ottenere la laurea”.

A Praga, ancor prima di laurearti, hai trovato lavoro nel customer care per una multinazionale. Come hai fatto?
“A Praga il lavoro non manca, anche perché molte grandi aziende, soprattutto multinazionali americane, stanno tagliando gli uffici dislocati in tutta l’Europa occidentale, in Paesi come Italia, Spagna, Francia, Inghilterra, Irlanda e Portogallo, per trasferire le proprie attività in Repubblica Ceca. A Praga si sono insediate diverse aziende nel campo della farmaceutica e dell’information technology e c’è richiesta di personale in grado di parlare l’inglese, ma anche le altre lingue internazionali. Personalmente, ho trovato lavoro consultando il web e i portali di incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro”.

Di cosa ti occupavi, e di cosa di occupi ora?
“La prima società per cui ho lavorato è specializzata nella creazione di programmi software per le grandi aziende, e io mi occupavo del customer care. Al momento ho cambiato posizione: sono stato assunto da una società americana che fabbrica strumenti altamente tecnologici per gli ospedali e sono attualmente impiegato nell’area contabile”.

Come ti trovi a vivere e lavorare a Praga?

“Mi trovo bene. Facendo un paragone con l’Italia, la prima ragione del fatto che io stia bene quí è rappresentata dalla stabilità, ovvero dalla possibilità di aver un contratto a tempo indeterminato.
Un’altra ragione riguarda il tenore di vita che posso permettermi grazie al lavoro: posso permettermi un bell’appartamento e non sono obbligato a condividere la casa con altre persone. Inoltre, Praga offre una buona qualità di vita, offre cultura e intrattenimento, anche in lingua inglese. Certo, il ceco è una lingua molto complessa e rappresenta un ostacolo per gli stranieri, ma grazie all’uso diffuso dell’inglese è possibile integrarsi abbastanza bene. Oltre a questo, lavorare in una multinazionale ti permette di venire a contatto con persone che vengono da tantissimi posti e tante culture”.

Nel futuro pensi di tornare in Italia o spostarti in un altro Paese?
“In tutta sincerità, l’Italia mi manca. Penso che sia una terra fantastica, ma in cui i giovani hanno il problema di crearsi un futuro. Per il momento vivo l’Italia da turista e questo mi dispiace, con i miei colleghi italiani in ufficio se ne parla, ci si chiede come mai non sia possibile lavorare in Italia alle stesse condizioni in cui si lavora in Repubblica Ceca. Penso che una risposta a queste domande possa essere data solo dalla politica italiana. Ora a Praga ci sto bene, ma non escludo la possibilità di trasferirmi altrove in futuro”.

Credi che per i giovani laureati ci siano più possibilità all’estero rispetto all’Italia?
“A questa domanda rispondo con un sì netto: non ci sono dubbi”.