Università

Lavoro: i laureati triennali di Firenze

25 Gennaio 2011

"AlmaLaurea è un sistema molto positivo perché si fonda su un meccanismo semplice, chiaro e veloce e su un metodo intuitivo, accessibile a tutti. In pratica, uno studente interessato a capire lo stato del suo corso di laurea o la condizione occupazionale dei laureati del suo indirizzo di studi può accedere facilmente a tutte le informazioni necessarie, è sufficiente andare sul sito del Consorzio e cercare i dati tra le indagini pubblicate". Il sistema AlmaLaurea, Laura Bartuccio, 24 anni, laureata triennale in Statistica all'ateneo di Firenze, lo conosce molto: è stato argomento della sua tesi di laurea triennale. "Grazie a AlmaLaurea, ho indagato la condizione occupazionale dei laureati triennali dell'ateneo di Firenze- spiega Laura- eliminando i dati relativi ai laureati che non sono in cerca di occupazione o che avevano già un lavoro prima di laurearsi".

Come ti sei trovata all'università e perché hai scelto di frequentare Statistica?
"I numeri mi hanno sempre affascinato. All'inizio mi ero iscritta alla triennale in Matematica all'ateneo di Pisa, ma ero molto più interessata alla statistica che al calcolo puro. Così, quando ho scoperto che a Firenze c'era una vero e proprio Dipertimento per questo indirizzo di studi, ho cambiato. Sono rimasta molto soddisfatta dalla mia scelta: studio quello che mi piace. Inoltre, nel mio corso di laurea ci sono pochi iscritti, quindi, siamo molto seguiti dai docenti".

Alla fine della triennale hai svolto anche uno stage in azienda?
"Ho scelto come indirizzo di studi il curriculum in assicurazione e finanza. Così, ho avuto l'opportunità di fare un tirocinio in Arval Service Lease Italia spa, società del gruppo bancario BNP Paribas, tre mesi durante i quali ho svolto delle indagini statistiche per il call center dell'azienda. E' stata la mia prima esperienza di lavoro, davvero molto positiva".

Parliamo della tua tesi di laurea: di che cosa ti sei occupata?
"Il mio professore, Bruno Bertaccini mi ha suggerito di fare una tesi sulle lauree triennali, per capire quali laureati, tra quelli usciti dai corsi di studio previsti dalla riforma universitaria avviata nel 2000, aveva il tasso occupazionale più alto a un anno dal conseguimento del titolo. Per realizzare questo studio al "microscopio" mi sono servita dei dati raccolti da AlmaLaurea e relativi ai laureati triennali dell'ateneo di Firenze: attraverso le sue due indagini annuali, l'XI Profilo dei laureati italiani e il XII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati. In questo modo, sono riuscita a fotografare le performance occupazionali dei laureati triennali al netto degli inattivi: in altre parole, ho depurato il campione d'indagine da tutti gli studenti che non erano in cerca di occupazione, perché magari avevano scelto di proseguire con la specialistica e da tutti coloro che, ancora prima di laurearsi, avevano già qualche forma di impiego".

Che cosa hai scoperto?
"E' stato molto interessante e per certi versi mi aspettavo questi numeri. I laureati triennali con il tasso occupazionale più alto a un anno dalla laurea provengono soprattutto da indirizzi scientifici. Se guardiamo alle facoltà, quelle con il più alto tasso sono infatti: Medicina, 63%, Ingegneria, 48%. A seguire, Scienze della Formazione, 43%, Scienze matematiche e fisiche e Architettura, 41% . E poi, Lettere e Filosofia, Economia, Farmacia, Agraria, Psicologia, Scienze politiche e Giurisprudenza".

E se osserviamo i singoli corsi di laurea?
"In questo caso, il prevalere dei titoli scientifici, con l'aggiunta di Economia, su quelli umanistici è ancora più evidente. Il tasso occupazionale più alto si ha per le professioni sanitarie, anche se, è bene ricordarlo, si hanno corsi a numero programmato, da cui escono annualmente solo pochi laureati: in testa c'è  podologia con il 100% degli occupati, infermieristica, 88%, tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia, 70%. Poi scienze agrarie per la sicurezza alimentare, ingegneria elettrica, informatica, ostetrica, ingegneria per l'ambiente e il territorio, fisioterapia per esempio raggiunge il 58%".

E tra i corsi umanistici?
"In questo caso le cose vanno un po' meno bene: i primi in classifica tra i laureati triennali che hanno trovato lavoro a un anno dal titolo sono quelli in scienze dell'infanzia con il 56%. Poi, gli studi interculturali, 51%, cultura e stilismo della moda, 50%, relazioni industriali e sviluppo delle risorse umane, 45%. A seguire, educatore professionale, lingue e letterature straniere e, a fondo scala, operatori della sicurezza sociale, progettazione e gestione degli eventi dello spettacolo, scienze giuridiche, storia che tocca il 39%".

Dopo questa tesi di laurea, che idea ti sei fatta della riforma?
"Questi dati dimostrano che ci sono titoli di laurea per i quali la sola triennale non è sufficiente. Molti dei laureati proseguono infatti con la specialistica o perché non si sentono pronti per entrare nel mondo del lavoro, o perché, in verità, hanno cercato un posto di lavoro, ma invano. Io, ad esempio, ho deciso di proseguire con la specialistica perché credo che cinque anni di studio mi possano dare maggiori chance professionali. Ad ogni modo, penso si debba fare una differenza: con alcuni titoli, tre anni bastano per trovare lavoro, con diverse tipologie di studio no, perché servono più esami per entrare nello specifico della materia. I dati parlano da soli".

Il sistema universitario riformato ha alzato il livello di istruzione delle nuove generazioni?
"Dalla documentazione AlmaLaurea emerge che 75 laureati di primo livello su cento acquisiscono con la laurea un titolo che entra per la prima volta nella famiglia d'origine. Questo vuol dire che il livello di istruzione è cresciuto notevolmente con l'avvio della riforma, soprattutto con la cosiddetta "riforma della riforma", la 270. Parecchi giovani si iscrivono a un corso triennale proprio per avere maggiori chance professionali: il che accade, come si è visto, soprattutto per alcuni titoli di laurea afferenti all'area medica, ingegneristica, ma anche per scienze dell'infanzia e indirizzi interculturali".