Lavoro

Dalla lode al lavoro sognato

06 Febbraio 2012

Ha il curriculum nella banca dati AlmaLaurea e di sé scrive: giovane, dinamico, curioso e con tanta voglia di fare. Certo ha avuto molta voglia di studiare, Giantonio Chiarelli, 25 anni, doppio 110 e lode: quello conseguito durante la triennale in Informatica (indirizzo Sistemi informativi ed applicazioni web), all’università della Basilicata, e quello che ha coronato a luglio dell’anno scorso durante gli studi specialistici in Sicurezza delle reti informatiche, un percorso biennale svolto alla Sapienza di Roma. Alle spalle due tesi di laurea su progetti di ricerca scientifica molto ambiziosi e patrocinati dal Miur e dalla Comunità Europea.  E adesso? A solo un mese dal completamento degli studi universitari il lavoro che ha sempre desiderato è arrivato.

Ti aspettavi di trovare subito lavoro?
“No, non così presto. Inizialmente lo sconforto ha preso il sopravvento a causa del precario ed approssimativo andamento del mercato del lavoro italiano; tuttavia la voglia di fare e di concretizzare in una realtà professionale quanto ho analizzato per anni sui libri mi hanno spinto a sperare usando come scudo sogni ed aspettative per il mio futuro. Le proposte di lavoro non sono mancate, sia nel campo della ricerca scientifica che in quello industriale. I primi contatti di lavoro sono avvenuti dopo pochi giorni dal conseguimento della laurea specialistica con possibilità di impiego che spaziavano tra sistemista IT, security analyst, programmatore mobile, ecc. Trascorso un mese dall’incoronazione con l’alloro ho ricevuto una telefonata che sta caratterizzando e spero segnerà per molto tempo la mia carriera lavorativa: il colosso leader delle telecomunicazioni giapponesi, mi ha chiesto di entrare a far parte della squadra in ambito Networking & Security. Alla fatidica richiesta di colloquio e successiva conferma della mia posizione da parte dell’azienda, anni di sacrifici – rinunce e scelte forse azzardate hanno reso onore alla mia voglia di fare”.

Hai svolto stage durante gli studi, ritieni che siano utili?
“Durante la laurea specialistica ho svolto uno stage presso Ibm nella sede di Roma. E’ stata un’esperienza indimenticabile che mi ha aperto un mondo di conoscenze tecniche e rapporti sociali degni di Big Blue (il nomignolo con cui gli addetti al settore informatico identificano Ibm). Li ho ricevuto indicazioni, stimoli e suggerimenti che hanno incrementato ancora di più la mia voglia di fare, di studiare e di credere nel mio futuro professionale. Ma, ahimè, lo stage è servito anche per mettere in evidenza l’eccessivo divario che ancora esiste tra il mondo scolastico e quello lavorativo. In ogni caso è stata un’ottima esperienza per affacciarmi su una realtà, quella lavorativa, a cui troppo spesso si fa riferimento nelle aule universitarie ma che raramente viene analizzata e toccata con mano”.

Conosci AlmaLaurea: che opportunità ti ha dato?
“Conosco AlmaLaurea sotto due differenti profili, in cui penso si possano identificare numerosi giovani universitari: lo studente ed il laureato. Lo studente spesso vede AlmaLaurea, e l’adesione ad essa, solo come l’ennesimo vincolo burocratico a cui dover adempiere per il conseguimento della laurea; insomma una seccatura che spesso comporta file interminabili presso gli sportelli delle Segreterie Universitarie. Poi c’è il profilo del laureato: la persona che è in trepidante attesa della fatidica proposta di lavoro ed a cui si riempie il cuore di gioia nel ricevere una telefonata la cui apertura è caratterizzata dalla frase: ‘Buongiorno, sono l’azienda X abbiamo selezionato il suo profilo dalla banca dati AlmaLaurea per un colloquio di lavoro’. Il 90% delle proposte di lavoro che ho ricevuto, almeno una trentina, mi sono giunte attraverso una telefonata di questo tipo; mi è capitato più volte sia dopo il conseguimento della laurea triennale che dopo la specializzazione, anche se per il mio attuale lavoro non è stato così”.

Pensi sia uno strumento utile per i laureati?
“Assolutamente si, penso sia una valida vetrina sia per chi voglia mettere in mostra il proprio curriculum e le proprie competenze che per e aziende alla ricerca di validi professionisti; tuttavia meriterebbe una maggior attenzione da parte degli Atenei italiani, degli studenti e del ministero dell’Istruzione”.

Sei un laureato “110 e lode”: pensi che il Paese valorizzi i giovani eccellenti come te?
“Non penso di possedere le capacità e le competenze per poter rispondere a questa domanda, tuttavia basta seguire con spirito critico certosino le notizie fornite dai media e le ricerche di mercato per capire che l’attenzione verso noi giovani e verso il nostro futuro ormai fa acqua da tutte le parti ed è sempre più piena di soli buoni propositi da parte delle istituzioni. In ogni caso una risposta più precisa a questa domanda penso la possa fornire Antonio, un amico: laureato in Informatica 110 e lode impiegato come cameriere in una pizzeria del quartiere San Lorenzo di Roma. Penso di aver reso l’idea, no?!?”.

Quanto conta o deve contare il merito per fare spazio ai giovani?
“A mio modesto parere dovrebbe essere l’unica e sola metrica di valutazione per l’ingresso nel mondo lavorativo. Anche se penso che non si debba fare l’errore di valutare il merito solo in base alle conoscenze. Una persona può essere meritevole anche se pur non possedendo delle basi teoriche solide ha una spiccata propensione al ragionamento, alla risoluzione dei problemi ed al lavoro in gruppo”.

Che caratteristiche occorrono per entrare nel mondo del lavoro secondo la tua esperienza. Basta una buona preparazione?
“Una buona preparazione, magari contornata da un voto di laurea alto, è un buon biglietto da visita per ogni tipologia di impiego, ma non basta; io ho sempre creduto che per emergere sia opportuno una buona dose di spirito di adattamento, capacità critica di ragionamento e tanta voglia di fare e di osare. Ad esempio, puoi essere a conoscenza di tutti i protocolli di rete adottati nelle telecomunicazioni ma se non li analizzi in modo critico, o non riesci ad integrarti in modo produttivo nel team di lavoro, oppure non sei propositivo in quello che fai allora tutta la tua conoscenza non serve a nulla. Puoi anche possedere tutte queste qualità, ma se non hai il coraggio di osare finisci per cedere alla prima proposta di lavoro non gratificante e poco remunerativa che ricevi. La mia esperienza mi sta insegnando sempre più che un laureato non ha solo bisogno di un grande bagaglio culturale, ma anche di una serie di soft-skill (problem-solving, team working, capacità gestionali, elasticità mentali) che troppo spesso sono trascurate”.

Vieni da un istituto tecnico, dove ti sei diplomato con il massimo: quanto è importante, o invece bistrattata, la cultura tecnica?
“E’ comune il pensiero che la cultura tecnica sia superficiale e riduttiva per la vita di un individuo, e che gli istituti tecnici non siano in grado di contribuire alla sana crescita di un ragazzo. Tipicamente questi luoghi comuni sono ben sfoggiati da chi ha frequentato licei classici o scuole private. Se non avessi frequentato il piccolo istituto tecnico di un paesino a Sud della Basilicata, probabilmente ora non avrei la preparazione e la professionalità che molti manager di azienda mi riconoscono”.

Cosa ti senti di dire ai giovani laureandi, o neo-laureati in cerca di lavoro?
“Cercate di capire con chiarezza come continuare a disegnare il vostro futuro. Se la proposta di lavoro che ricevete non vi soddisfa, non accettate o comunque valutate bene la vostra risposta. Ogni mattina vi dovrete alzare per recarvi sul posto di lavoro e non vorrete di certo svegliarvi con l’angoscia di dover iniziare un nuovo giorno pieno di insoddisfazione. Abbiate il coraggio di osare, di sfruttare quella ingenuità che spesso viene attribuita a noi giovani, per continuare a sognare e desiderare per voi il meglio. Vedrete che, anche grazie ad una buona dose di fortuna, verrete ripagati. Lo so, non è facile; ma quando siete in difficoltà ripetete quello che io ho sempre detto a me stesso: guarda in alto per cadere in basso, se guardi in basso finisci sotto i tuoi stessi piedi”.