Università

L'università del futuro: tra ricerca e internazionalità

09 Febbraio 2011

"Dopo l'apertura dei mercati mondiali, la vocazione internazionale dell'ateneo di Trieste è diventata ancora più spiccata". Lorenza Rega, collaboratore del rettore area studenti e formazione dell'università di Trieste analizza, attraverso i dati AlmaLaurea, le perfomance dei laureati triestini: dall'internazionalizzazione al tasso di occupazione, dai corsi in lingua agli stage. Gli esiti del suo studio sono oggi raccolti nel contributo, "Impact and experiences of the Bologna Process at EU Universities. The University of Trieste, a case study", che la stessa autrice ha presentato al Convegno "Expanding Europe" (Università di Pécs, 11-13 ottobre 2010).
"Gli studenti devono essere stimolati a muoversi- spiega la professoressa Rega-, è il proposito che da tempo stiamo cercando di portare avanti nel nostro ateneo. Non a caso, la percentuale di studenti triestini disposti ad andare all'estero per esperienze di studio o stages è alta e siamo, in termini percentuali, il primo ateneo in Italia per numero di studenti stranieri".

 L'ateneo di Trieste ha una struttura fortemente internazionale, in che senso?
"La nostra università, già per la sua semplice posizione geografica, rappresenta una porta d'accesso verso l'Europa, soprattutto verso i paesi dell'Est. Una vocazione storica, insomma, che negli anni è diventata un valore aggiunto fondamentale, oggi ricercato da tutti gli atenei del mondo. Basta leggere la dichiarazione di Lisbona, che ha posto l'accento sulla creazione di una società della conoscenza più dinamica e competitiva: come obiettivo prioritario c'è la mobilità internazionale e l'internazionalizzazione del sistema universitario, considerati strumenti strategici per lo sviluppo sociale, culturale ed economico di qualsiasi paese europeo".

La riforma universitaria, da questo punto di vista, ha valorizzato l'internazionalizzazione del sistema accademico italiano?
"La riforma universitaria, con la divisione tra corsi triennali e specialistici/magistrali, è nata proprio con questo intento, ovvero incentivare la mobilità degli studenti e gli scambi interculturali tra i paesi al fine di creare un unico grande spazio europeo della conoscenza. Certo, all'inizio l'attuazione del nuovo impianto didattico ha comportato numerosi problemi, anche qui a Trieste, soprattutto dal punto di vista organizzativo e strutturale. Gli atenei non sono riusciti a tarare i programmi formativi in modo coerente determinando, gioco forza, un proliferare inusitato di corsi di laurea. Successivamente, con la cosiddetta "riforma della riforma" si è aggiustato il tiro: non si è solo ridotto il numero dei corsi di laurea, ma si è dato nuovo impulso al principio ispiratore della riforma stessa, favorendo la mobilità e l'internazionalizzazione degli studi. Oggi che il meccanismo è stato oliato a dovere, la riforma sta dando i suoi frutti".

Ricerca e internazionalizzazione sono i punti di forza dell'ateneo di Trieste
"Sono due elementi che vanno di pari passo, perché il mondo accademico non è solo didattica, ma anche e soprattutto attività di ricerca. E se la ricerca non è internazionale, che ricerca è? L'ateneo di Trieste, da questo punto di vista, è sempre stato all'avanguardia. L'anno scorso, è rientrato nella classifica delle migliori università al mondo stilata dal Times Higher Education come il primo ateneo italiano. Tra gli indicatori usati ci sono per l'appunto, oltre alla qualità della docenza, anche e soprattutto volume e qualità della ricerca, citazioni guadagnate dai prodotti di ricerca, innovazione e internazionalizzazione. C'è poi la Che Excellence Ranking, la graduatoria di istituzioni eccellenti messa a punto per il 2010 dal Centro per lo sviluppo dell'educazione superiore di Gütersloh in Germania. Anche in questo caso, l'ateneo triestino è stato incluso tra gli atenei top per i suoi corsi di laurea magistrale e il suo dottorato in Fisica. A confronto con altre università europee, Trieste ha brillato infatti grazie agli ottimi risultati riportati nell'ambito della ricerca a livello internazionale. Ovviamente, questa eccellenza si ripercuote con un effetto positivo anche sulla didattica. E' un circolo virtuoso: la ricerca incentiva l'internazionalizzazione, rende competitivo un sistema formativo e offre opportunità ai giovani che sono poi il futuro del paese".

 L'università di Trieste è impegnata in diversi programmi sia nell'ambito dell'Unione Europea che a livello internazionale?
 "Questo confronto serrato con le migliori università e i più grandi centri di ricerca del mondo ci permette di migliorare di anno in anno la qualità formativa del nostro ateneo. Abbiamo dei corsi di laurea interamente in lingua inglese, un certo numero di doppi titoli e siamo attivamente coinvolti in molteplici programmi di scambio internazionale. In Europa, con l'Erasmus, l'Alpe Adria e la Summer School Bovec. Ma anche in contesti più allargati con il Tempus, l'Isep, le borse di mobilità internazionale. Abbiamo creato un sistema formativo competitivo che attira studenti da tutta Italia e moltissimi da paesi stranieri, il che è abbastanza inusuale per il sistema accademico italiano. Nel 1999 ospitavamo 86 studenti provenienti da altri paesi con una borsa Erasmus, nel 2010 siamo arrivati a quasi 300. Secondo i dati AlmaLaurea, il 15% dei nostri laureati triennali ha svolto un periodo di studi all'estero nel corso degli studi universitari, contro il 10% della media nazionale. Si sale al 23% per gli specialistici. Non solo, ma moltissimi dei nostri studenti hanno un ottimo livello di inglese e anche di altre lingue, dal russo al cinese, dall'arabo al giapponese. Sono tutti aspetti importanti per la costruzione del futuro professionale delle giovani generazioni di cui il mercato del lavoro tiene conto".

Nel suo intervento citando sempre i dati AlmaLaurea, fotografa la situazione occupazionale dell'ateneo
"Il tasso di impiego triennale dopo un anno è del 44,7% (media nazionale: 45,7%). Ma se leggiamo dentro questi numeri, c'è molto di più. Il summenzionato 44,7% si compone di laureati che lavorano esclusivamente (26,9%) e di laureati che lavorano e sono iscritti alla laurea specialistica (17,8%). Inoltre, ben il 45,1% prosegue gli studi universitari dedicandosi esclusivamente alla laurea specialistica. I laureati che non lavorano, non sono iscritti alla specialistica e cercano un lavoro sono il 6,4% contro una media nazionale dell'8,9%. I laureati con un titolo magistrale hanno un tasso di occupazione a un anno del 53,8%, mentre la media nazionale è al 55,9%. Ma anche in questo caso, approfondendo, si vede che, del restante, il 24,9% non lavora e non cerca, ma ben il 13,9% prosegue la formazione con un dottorato, segno che nel nostro ateneo si fa ricerca. La media nazionale è dell' 8,5%. Inoltre, il nostro ateneo si è dato molto da fare negli ultimi anni per incrementare l'offerta di stage intercurriculari: i numeri di AlmaLaurea lo dicono chiaramente. Tra gli studenti con la triennale, il 65% ha fatto un tirocinio.  A livello nazionale siamo al 60,5%. Stessa cosa per la magistrale: il 60% contro una media italiana del 53%. L'ateneo ha un proprio ufficio di placement, che organizza ogni anno un career day, e svariati progetti finalizzati all'inserimento nel mondo del lavoro. Ad esemipo, in collaborazione con Italia Lavoro il progetto FIxO, in collaborazione con la Fondazione CRUI i tirocini presso le Rappresentanze italiane del MAE e la Rete Assocamerestero.

Crede che il sistema AlmaLaurea sia uno strumento efficiente ed efficace per avvicinare laureati e mondo del lavoro? In questo senso, la creazione di una futura European AlmaLaurea potrebbe essere considerata un elemento strategico decisivo per la costruzione di quello spazio europeo della conoscenza previsto dalla dichiarazione di Lisbona?
"Decisamente sì. L'università di Trieste è  oggi presente nella banca dati AlmaLaurea con 37.410 curriculum. certificati di laureati, di cui 1.776 di cittadinanza straniera. Lo Sportello AlmaLaurea, aperto presso la nostra università nel 2007, ha fornito finora alle aziende più di 3.800 curriculum, e di recente si nota un ricorso sempre maggiore a questo servizio da parte delle aziende stesse, anche estere, per es. della Slovenia. Va da sé, dunque, che una European AlmaLaurea può essere decisiva non solo per lo spazio europeo della conoscenza, ma anche per il sostegno alla mobilità professionale, un elemento fondamentale per combattere la disoccupazione giovanile e rafforzare la competitività dell'Unione Europea e, quindi, dei suoi Stati membri a livello mondiale".