Lavoro

L'uomo delle piogge

11 Gennaio 2011

Le stelle e lo spazio sembravano essere la destinazione del progetto di studio e di lavoro di Giovanni Paesano, torinese di 38 anni. Dopo la laurea in fisica, conseguita a Torino nel 1998 con una tesi in fisica dell'atmosfera, Giovanni ha però deciso con consapevolezza che la meteorologia sarebbe stato il suo futuro. La legge del 1994 che prevedeva l'istituzione degli uffici meteorologici regionali è stata fondamentale in questa scelta. Così si è iscritto a un master in ingegneria ambientale, attraverso cui ha iniziato la sua carriera lavorativa all'Arpa della Regione Piemonte. Prima con un tirocinio formativo, diventato poi un contratto a tempo indeterminato. Oggi Giovanni controlla il sistema idrogeologico piemontese per garantirne la totale sicurezza e incontra gli studenti per sensibilizzarli sui temi delle meteorologia. Il suo consiglio ai più giovani? Fare ciò che più interessa, ma con realismo.

Come mai hai scelto di studiare fisica?
"Mi sono sempre piaciute la matematica e in particolare la scienza e mi interessavano molto anche l'astrofisica e l'astronomia. Per frequentare astronomia avrei dovuto però trasferirmi a Bologna e la cosa sarebbe stata un po' complicata. Così ho scelto fisica, anche perché la ritenevo la facoltà che riunisse un po' tutti i miei interessi. Lì, infatti ho dato anche un esame di astrofisica e uno di meteorologia, altra materia che mi affascinava".

 Come giudichi la tua esperienza universitaria?
"Molto soddisfacente. Tra l'altro, in quel periodo a Torino insegnavano due professori che davano una buona fama al corso, Tullio Regge e Carlo Rubbia, che aveva da poco avuto il Nobel. Poi, chiaramente, ci sono stati professori con cui sono andato più o meno d'accordo. Per un periodo ho fatto anche l'assistente di un docente, organizzavo i laboratori e aiutavo gli studenti più giovani e inesperti".

Sei stato cinque mesi in Svezia con il programma Erasmus: cosa ti ha lasciato questa esperienza?
"E' stata l'esperienza in assoluto più bella della mia vita universitaria. All'inizio ero un po' intimidito, le lezioni erano in inglese, gli studenti fra di loro parlavano in svedese e anche il clima non aiutava a socializzare, così passavo il tempo in casa a studiare. Poi la situazione è cambiata in meglio e mi sono inserito. La cosa che più mi ha colpito è il rispetto che in Svezia gli studenti hanno per ogni cosa che riguardi l'università. Un esempio, forse banale, ma spiega bene: c'era sempre un vassoio con cioccolatini e brioche, gli studenti si servivano e lasciavano i soldi indicati sul prezzario: tutto da soli! Non penso che in Italia la cosa sarebbe possibile".

Perché dopo la laurea hai deciso di seguire un master in ingegneria ambientale?
"Come ho detto, la meteorologia mi è sempre interessata, in più sapevo che in base a una nuova normativa del 1994 tutte le regioni italiane avrebbero dovuto dotarsi di un'agenzia regionale per l'ambiente e che il Piemonte avrebbe presto aperto la sua a Torino. Così mi sono iscritto al master europeo in ingegneria ambientale presso il Politecnico di Torino, alla fine del quale ho iniziato un periodo di stage proprio al settore meteo-idrografico della Regione Piemonte, dove lavoro attualmente".

Di che cosa ti occupi? Quali sono le tue mansioni come metereologo?
"Direi che uno dei compiti più importanti è quello che riguarda i problemi legati alla sicurezza del sistema idrogeologico. Si possono facilmente immaginare i pericoli che si corrono, dopo o durante piogge molto intense, se il sistema idrografico non è adeguatamente monitorato. Ma prima del monitoraggio, c'è il lavoro del meteorologo che fa le previsioni e cerca di prevedere in tempo utile le situazioni di criticità. Così ogni giorno, a turno con i colleghi, mi occupo di scrivere il bollettino delle previsioni meteorologiche regionali, prevedendo i quantitativi di pioggia attesa e, se è il caso, allertando con sufficiente anticipo la Protezione civile per l'eventuale situazione di pericolo in arrivo. Un'altra delle cose che faccio insieme ai miei colleghi è controllare il trend meteorologico piemontese, senza contare i rapporti con le scuole e gli studenti che incontro periodicamente per informarli sul mondo della meteorologia".

 Che consigli daresti a chi deve ancora laurearsi, magari proprio in fisica?
"Io nel complesso sono stato fortunato, sono riuscito a restare nel solco delle materie che ho studiato, ma ho dovuto anche essere realista. L'idea iniziale era l'astrofisica ma trasferirmi a Bologna sarebbe stato un po' problematico, allora mi sono guardato intorno e per fortuna ho constatato che anche Torino andava bene. Realismo, quindi, ma la cosa veramente fondamentale è sempre quella di fare qualcosa che piaccia veramente, seguendo i propri desideri, o almeno provandoci! Se fai una cosa che ti piace o ti interessa, la vita diventa meno complicata. A me interessavano gli astri, ma anche il cielo e il clima. Anzi, come dico a volte ai ragazzi in visita al nostro ufficio meteo, io ho iniziato fisica che mi piaceva guardare il cielo di notte e ho finito col guardare ancora il cielo, ma di giorno".

 Cosa pensi di AlmaLaurea?
"Io, personalmente, ho seguito un percorso preciso e molto lineare dopo l'università, ma il punto è che non bisogna trascurare iniziative come queste. In questo senso, AlmaLaurea non può che essere utile, anche perché è un buon modo per dare un po' di visibilità ai laureati dopo gli studi".