Lavoro

Il matematico Italiano fa ricerca in Svizzera

16 Maggio 2011

Se pensa al suo futuro i punti di domanda lo travolgono. Ma di una cosa Stefano Gemin, 24 anni di Treviso, è sempre stato certo, l'importanza della ricerca. "Dopo la laurea ho preso anche in considerazione l'idea di lavorare per un'impresa, ma poi sono stato attratto dall'affascinante mondo della ricerca, e pertanto ho deciso di rimanerci" racconta Stefano che conclusa la magistrale in Matematica a Padova, zaino in spalla, si è trasferito in Svizzera. Oggi lavora come dottorando e teaching assistant all'ETH, Swiss Federal Institute of Technology Zurigo dove rimarrà fino al 2013. "Sono molto soddisfatto di quello che sto facendo, sembra offrire buone prospettive, di certo migliori di quelle che mi darebbe il mio paese". Che il mercato in Italia non offrisse grandi chance ai laureati, soprattutto quelli di primo pelo, Stefano lo avevo capito da tempo. "Prima della tesi ho trascorso dieci mesi all'università della California e mi sono reso conto delle opportunità che ci sono fuori dall'Italia".

Partiamo dalla laurea e dalla scelta di andare a studiare in America
"Mi sono iscritto alla Facoltà di Matematica di Padova perché i numeri sono sempre stati la mia passione. Devo ammettere, la formazione ricevuta all'università di Padova è stata ottima, sia alla triennale che alla specialistica. Non solo, mi ha dato l'opportunità, grazie a un programma di scambio, di trascorre un periodio all'estero per preparare la tesi di laurea. Così per quasi un anno ho studiato e fatto ricerca all'università della California. Un'esperienza importante: ho imparato sul posto l'inglese, ho conosciuto una realtà diversa e ho imparato come gira il mondo. Vedendo l'internazionalità delle università statunitensi e le possibilità professionali offerte ai laureati in America, dovute allo stretto rapporto con le aziende, mi è stato subito chiaro che in Italia non avrei avuto tali chances".

Perché non sei rimasto in America?
"Sono tornato per discutere la tesi, poi, per fare un dottorato in America la strada non è semplice: bisogna presentare un anno prima un application e vedere se qualche università accetta la candidatura. E' un sistema molto diverso dal nostro, gli atenei impartiscono conoscenze anche molto pratiche grazie a un costante collegamento con il mondo del lavoro. Un esempio? Tutti gli studenti durante il periodo estivo hanno la possibilità di svolgere uno stage retribuito in un'azienda di loro interesse: in questo modo, sviluppano delle competenze diverse che nel curriculum contano. Inoltre, fattore non trascurabile, amo il mio Paese e volevo avere l'opportunità di tornarci con una certa frequenza a visitare parenti e amici."

Quando sei rientrato in Italia, hai tentato di intraprendere la strada del dottorato
"Mi sono guardato un po' in giro, specialmente in altre Università europee in Svizzera, Germania, Olanda e Regno Unito. Credo che durante un periodo di formazione come il dottorato sia importante viaggiare all'estero e conoscere ambienti internazionali. Purtroppo in Italia non c'è attrazione per laureati stranieri, oltre a essercene poca per gli italiani, causa gli scarsi investimenti nella ricerca e un sistema che molte volte non premia realmente il merito. Ho vinto una borsa di 36 mesi per fare ricerca all'ETH Zurich nel campo dell'ottimizzazione e della ricerca operativa. Mi piace quello che faccio, le condizioni sono migliori che in Italia e anche le opportunità professionali sono maggiori, soprattutto per un profilo come il mio. I colleghi ricercatori di Padova, quelli che sono rimasti, parlano di un mercato del lavoro e della ricerca nazionale oltre che precario, quello accade anche in Svizzera, totalmente immobile. Non posso quindi che essere contento della mia scelta, anche se sul futuro ho ancora molti dubbi. Potrei restate in Svizzera o decidere di andare in un altro paese per continuare con il mio lavoro di ricercatore".