Lavoro

Una mediatrice tra Italia e Balcani

07 Marzo 2011

Gettare un ponte tra due culture, quella italiana e quella dei paesi balcanici. Questo il sogno di Suela Kalia. Classe 1984, Suela è nata in Albania, ma vive e ha studiato a Bologna, dove nel luglio 2010 si è laureata a pieni voti nella specialistica in Cooperazione e sviluppo locale e internazionale della Facoltà di Scienze politiche. "Sono soddisfatta del mio percorso universitario - dice -, ha rappresentato un'esperienza di crescita personale e culturale che mi ha arricchito e mi ha aiutato anche a comprendere meglio la realtà albanese". I professori, continua, "sono sempre stati disponibili, ma credo che l'Italia sia ancora un po' chiusa verso gli stranieri". Per sviluppare le sue competenze, Suela ora sta frequentando a Roma un master in Development economics and international cooperation. "Vorrei fare un tirocinio presso l'Organizzazione internazionale delle migrazioni e poi trovare un lavoro che mi permetta di tornare spesso in Albania".

 Dall'Albania a Bologna, come mai?
"Quando vivevo ancora in Albania ho cooperato come volontaria con dei missionari italiani che facevano parte della Caritas e con altre Ong italiane: sono loro che mi hanno consigliato di venire a studiare in Italia e mi hanno aiutata. Lavorare con loro mi ha permesso di imparare l'italiano e aumentato il desiderio di conoscere un altro paese europeo, fattori che mi hanno spinto a trasferirmi a Bologna".

 Perché hai scelto di specializzarti in Cooperazione internazionale?
"L'interesse per la cooperazione è nato quando ho fatto le mie prime esperienze di volontariato in Albania. Là però mi occupavo solo di cooperazione locale, ma m'interessava capire anche come funzionava la cooperazione internazionale e il mio percorso formativo presso l'Università di Bologna mi ha aiutata in questo senso. Venendo da un paese in via di sviluppo, i miei studi mi hanno anche permesso di comprendere meglio i problemi di sviluppo della mia terra, l'Albania".

 Hai avuto difficoltà con la lingua o nell'inserirti nell'ambiente universitario?
"Per quanto riguarda la lingua non ho mai avuto grandi problemi, anche perché, grazie anche alla televisione, parlo l'italiano già da quando avevo 10 anni e vivevo ancora in Albania. Rispetto all'integrazione in senso più ampio invece ho avuto un'esperienza più limitata, penso che ci sia nella società italiana ancora una certa chiusura nei confronti degli stranieri, provenienti soprattutto dai paesi in via di sviluppo. Nell'arco della mia esperienza formativa a Bologna ho instaurato un rapporto di amicizia solo con poche persone italiane, che conoscevano già in parte la realtà albanese. Diverso invece l'approccio con i professori e con l'amministrazione che si sono sempre dimostrati disponibilissimi e aperti".

 Sei soddisfatta del tuo percorso universitario?
"Sono molto contenta di aver frequentato il corso in Cooperazione e sviluppo locale e internazionale, perché credo di aver acquisito competenze che mi saranno utili quando mi troverò a lavorare in un paese in via di sviluppo. E' stata anche un'esperienza di crescita personale e culturale che mi ha arricchito e mi ha aiutato a rivedere la mia realtà di origine in una nuova ottica, convincendomi che lo sviluppo è possibile grazie anche alla formazione e all'investimento nel capitale umano e agli sforzi della cooperazione internazionale".

 E dopo la laurea che cosa hai fatto?
"Per acquisire maggiori competenze analitiche nel campo della cooperazione internazionale e in particolare nella redazione di progetti di sviluppo, mi sono iscritta a un master di secondo livello in Development economics and international cooperation che si tiene a Roma e che sto frequentando grazie a una borsa di studio del Ministero degli Affari esteri italiano. E' un corso molto interessante, si svolge in inglese e quasi tutti gli studenti sono internazionali. Gli argomenti che vengono approfonditi riguardano la crescita economica, la misurazione della povertà e la disuguaglianza, il partnership globale, il credito, la microfinanza e altri ancora. Penso che un'esperienza simile sia molto utile e spendibile sul mercato del lavoro".

 Pensi di tornare in Albania o comunque di lavorare con il tuo paese d'origine?
"Sì, mi piacerebbe. A tutti coloro che vengono da un paese in via di sviluppo e soprattutto che si occupano di cooperazione internazionale, consiglio di acquisire competenze professionali all'estero e poi utilizzarle nel proprio paese di origine per coniugare competenze teoriche acquisite attraverso la laurea e conoscenze pratiche relative al territorio in cui si opera. Credo anche che per uno studente straniero sia un po' più difficile trovare in Italia un lavoro che rispecchi le proprie aspettative e aspirazioni".

 E quindi che progetti hai per il tuo futuro?
"Dopo il master vorrei fare un tirocinio presso l'Organizzazione internazionale delle migrazioni a Roma visto anche che, per la mia tesi di laurea, mi sono occupata di gestione delle rimesse degli immigrati e relazioni bilaterali tra Italia e Albania. Poi, dopo lo stage, vorrei trovare un lavoro che mi permetta di tornare spesso in Albania o addirittura lavorare tra i due paesi".

Conosci AlmaLaurea? Che ne pensi?
"Sono contenta di ricevere da AlmaLaurea informazioni su seminari e iniziative formative. Inoltre terminata la laurea triennale mi ero rivolta allo sportello di AlmaLaurea grazie al quale ho trovato uno stage presso l'Ufficio immigrazione della Prefettura di Bologna".