Lavoro

La mia vita da consulente nell’Est Europa

09 Gennaio 2012

Adora il suo lavoro e nella vita non potrebbe fare altro. Indossa l’abito del consulente aziendale, e offre supporto alle imprese italiane che decidono di investire nei paesi dell’Est Europa, Alessio Conton, veneziano, 36 anni, laureato in Giurisprudenza all’ateneo di Bologna, respira tutta la liberta di poter gestire il suo tempo, viaggiando avanti e indietro per l’Europa - è “allergico ai contratti di dipendenza”- per coprire quella che lui stesso definisce “una zona grigia”. “Insegniamo alle imprese che vogliono andare all’Estero come muoversi, quando e come inserirsi all’interno di una realtà e di una cultura che non conoscono. In definitiva, leggiamo il non scritto perché, per agire non usiamo libri di testo o manuali, ma fiuto e esperienza” chiarisce Alessio che da vero tycoon dell’oltre confine, conosce ben sei lingue: inglese, francese, tedesco, sloveno, russo e ceco. Giù il capello.

Come hai deciso di iscriverti a giurisprudenza?
“Mi sono iscritto alla Facoltà di Legge a Bologna perché sapevo che era la migliore nel campo. E’ stata una bella esperienza: mi ha dato la forma mentis necessaria per andare avanti nella vita e nella professione. Nel frattempo, per arrotondare ho lavorato nell’ambito turistico: ho perfino cominciato a gestire un ostello della gioventù nel Veneziano”. 

La tesi in sloveno?
“L’ultimo anno di università sono andato in Slovenia. Tre mesi per fare ricerche e preparare la mia tesi di laurea, all’università di Lubiana, su “Stato e prospettive del sistema delle autonomia locali nell’ordinamento sloveno”. In questo modo, ho potuto imparare direttamente sul posto la lingua e ho iniziato a capire che cosa mi interessava fare dopo l’università”.

Ovvero?
“Dopo la laurea, tra il 2002 e il 2003, ho deciso di seguire un master in Euroconsulente esperto di relazioni con L’Est Europa. L’obbiettivo era preparare delle figure professionali ad hoc, dotate delle competenze necessarie per inserirsi nei contesti di lavoro che hanno a che fare proprio con i Paesi di quest’area.  Per sette mesi ho studiato norme e politiche comunitarie, fiscalità internazionale, contrattualistica, ho svolto simulazioni di progetti, attività di laboratorio, project work, sviluppato piani di comunicazione e molto altro. Al termine del master ho svolto uno stage a Praga alla Savino & Partners. Mi occupavo della gestione della clientela, dell’organizzazione e gestione delle pratiche e offrivo assistenze dirette ad investitori italiani ed esteri. Grazie a questa esperienza ho integrato il mio profilo con formazione internazionale che mi ha dato la possibilità di svolgere il mio lavoro di consulente oltre i confini nazionali”.

Dopo Praga, Mosca: di che cosa ti occupavi?
“Dal 2004 al 2006 sono stato responsabile dell'ufficio legale della IC & Partners della divisione russa. Un gruppo è formato da professionisti e consulenti specializzati nell'assistenza operativa alle imprese che vogliono sviluppare progetti di internazionalizzazione nei Paesi dell'Europa Centro Orientale, dei Balcani, Cina e della Federazione Russa. Così mi sono trasferito a Mosca, una città molto affascinante dove ho avuto modo di apprendere la lingua. Anche perché il mio compito era di assistere l'imprenditore in tutte le fasi del suo investimento, aiutandolo a trovare la soluzione più
vantaggiosa ed adatta alle sue esigenze, attraverso servizi personalizzati e di consulenza strategica ad alto livello. Ma lavorare per un sola realtà non era la mia massima aspirazione, anzi il mio sogno era di svolgere diverse attività di consulenza in giro per il mondo”.

E ce l’hai fatta: oggi lavori come libero professionista per diversi gruppi offrendo servizi di consulenza alle imprese che vogliono investire fuori dai confini italiani, in primis
Nei paesi dell’Est Europa.

“Negli ultimi tempi sono entrato come chief executive officer della controllata di una grande azienda italiana che opera nel campo della produzione e vendita di gas tecnici.. Sempre in questo paese porto avanti una collaborazione in qualità di general manager con una società internazionale che opera nel campo dell’IT (gestione integrata dei processi documentali). Continuo la mia attività di consulente aziendale con la Savino & Partners a.s,. Diciamo, che ho profilo caleidoscopico: questo mi permette di avere uno sguardo a 360°, attento a tutti i diversi aspetti del mercato. Un valore aggiunto di notevole importanza per chi svolge un’attività di consulenza come la mia”.

Che caratteristiche deve possedere un buon consulente che opera su scala internazionale?

“Oltre a una formazione di alto livello, deve avere una buona conoscenze delle lingue. E non parlo solo dell’inglese, ma possibilmente degli idiomi diffusi nei Paesi in cui si opera. Solo così sarà in grado di relazionarsi in modo corretto e strategico con le realtà all’interno delle quali l’impresa cliente che chiede supporto vuole inserirsi. Un consulente di alto livello conosce non solo la legislazione europea e nazionale, ma la storia, la cultura e le tradizioni di una popolazione. Entra in sintonia con questa realtà e si mette in gioco costantemente. Non ha preconcetti, è curioso e interessato al diverso. Non mancano una buone dose di capacità dialettiche, strategiche e economiche. E soprattutto, è attento a tutti i mutamenti di mercato, senza queste caratteristiche non potrebbe mai offrire supporto alle imprese”.

Negli ultimi anni come si andato modificando il tuo lavoro?
“Se penso ai cambiamenti che hanno interessato i paesi dell’Est negli ultimi anni, capisco come si evoluto in fretta il mercato. All’inizio le imprese italiane andavano in questi territori per risparmiare sulle loro produzioni. Poi le cose si sono trasformate, i prezzi sono saliti e i paesi dell’Est hanno cominciato a crescere. Così oggi si esce dal confine italiano per invertire e crescere in aree in via di evoluzione, dove tutto è ancora possibile e il mercato non è saturo. Questo andamento ha influito e non poco anche sul mio lavoro di consulente: in principio, le imprese si affidavano a persone del luogo per orientarsi all’interno del nuovo mercato. Ma l’effetto è stato disastroso: il meccanismo non ha funzionato come ci si aspettava e le perdite hanno superato spesso e volentieri i guadagni. Così, le nostre imprese hanno deciso di cambiare atteggiamento puntano tutto sul classico manager italiano espatriato. Ma aveva poche e nessuna conoscenza della realtà di riferimento, compresa la mancanza parlata e scritta della lingua locale. Non funzionò nemmeno in quel caso. Alla fine si comprese la necessità di affidarsi a persone differenti, italiani formati sul posto capaci di interagire con entrambe le realtà in modo ottimale”. 

Che cosa ne pensi del ruolo svolto da AlmaLaurea come ponte tra mondo del lavoro e università?
“E’ sicuramente uno strumento encomiabile che consiglio vivamente di utilizzare sia a chi intenda entrare in contatto con le aziende in cerca di profili di giovani laureati sia agli imprenditori che vogliano trovare il candidato ideale per le sfide che ci aspettano, soprattutto in questo 2012”.