Lavoro

“Le mie ‘regole d’oro’ per un cv internazionale”

30 Luglio 2012

Un amore nato quattro anni fa da una decisione presa “su due piedi”, quella di partire per l’Erasmus in Germania anche senza sapere una parola di tedesco. Ma da quell’episodio, il 27enne vicentino Elia Berdin ha raccolto la sfida e imparato la lingua. Anzi, dopo il conseguimento della laurea triennale in Economia del commercio internazionale all’università di Verona, ha deciso di tornare in Germania, e a Magdeburgo per la precisione, per conseguire la laurea specialistica. Gli studi in un’università tedesca, la conoscenza delle lingue – tra cui l’inglese e un eccellente portoghese – e uno stage in una grande azienda come la Henkel, hanno reso il curriculum di Elia interessante anche per un’altra multinazionale, la Bridgestone. Così, dopo la laurea nel marzo di quest’anno, Elia è partito per Francoforte dove dal primo maggio ha iniziato una nuova avventura professionale. “Stage durante gli studi, conoscenza di almeno un’altra lingua oltre all’inglese, voti abbastanza alti: queste sono le regole d’oro perché il proprio curriculum venga considerato dalle aziende tedesche di alto livello” dice Elia.

Cosa ti ha portato in Germania?
“Ero studente di Economia e commercio internazionale a Verona, quando ho fatto richiesta per una borsa Erasmus. Avevo selezionato come possibili destinazioni tre Paesi in cui si parla l’inglese, ma il mio professore mi suggerì la Germania. Io ribattei che non conoscevo la lingua, ma lui mi disse ‘vai e impara il tedesco, una lingua che in Italia è poco conosciuta’. Io ho accettato, un po’ da sprovveduto: è stata una scelta fatta su due piedi. L’inizio è stato molto complicato, poi però lo studio del tedesco è diventato una sfida: più passava il tempo più lo volevo imparare. Il sistema tedesco mi è piaciuto per molti aspetti, così a ottobre del 2009, dopo aver conseguito la laurea triennale, ho deciso di tornare in Germania per la specialistica. Ho studiato per tre semestri e poi ho preso quello che i tedeschi chiamano il ‘semestre di vacanza’. Per 7 mesi ho svolto uno stage alla Henkel, una multinazionale con sede a Düsseldorf”.

Sei contento di essere andato avanti nel tuo percorso con la Germania?
“Direi di sì, i momenti di difficoltà non sono mancati ma, guardandomi indietro a quattro anni dal mio primo arrivo in Germania, credo ne sia valsa la pena. La vita professionale offre di più rispetto all’Italia, le aziende sono in media più strutturate e per chi, come me, ha alle spalle un percorso economico, ma forse anche per chi ha studiato ingegneria, è possibile raggiungere posizioni gerarchicamente avanzate anche da giovani”.

Quali sono i tuoi progetti a medio e lungo termine: conti di rimanere in Germania o desideri tornare in Italia?
“Questo è il mio grande punto di domanda perché a me piacerebbe tornare, magari tra un paio d’anni. Per il momento, però, preferisco rimanere qua perché, basandomi sulle notizie che ricevo dai miei amici rimasti in Italia, mi accorgo che stipendi e posizioni sono molto diversi nei due Paesi”.

Come è avvenuto l’incontro con Bridgestone?
“Dopo la laurea specialistica, ho inviato il mio cv sia in Germania e che in Italia, soprattutto ad aziende milanesi e lombarde. Tuttavia, mai o quasi mai ho ricevuto inviti a colloqui da parte di miei connazionali. Fa eccezione un’azienda vicina a casa mia, di cui però ho rifiutato l’offerta perché la ritenevo di scarso interesse. In Germania, invece, sono riuscito a fare diversi colloqui, tra cui quello con Bridgestone. Dal primo maggio, lavoro come business analyst all’interno del dipartimento di product management. Mi occupo di analisi di mercato per i Paesi di lingua tedesca, ovvero la Germania, la Svizzera e l’Austria. Si tratta di un lavoro interessante”.

Credi che i cv dei laureati italiani siano apprezzati dalle aziende tedesche?
“Sinceramente, se non avessi studiato in Germania non so quanto successo avrei riscosso. Durante lo stage in Henkel ho potuto osservare che, su una ventina di lavoratori italiani, la grande maggioranza aveva studiato alla Bocconi. Altri venivano dal Politecnico di Milano, poi c’ero io che studiavo in un’università tedesca. Dunque, direi che i laureati italiani sono ricercati, a patto che conoscano la lingua e, spesso, anche che abbiano studiato in determinate università”.

AlmaLaurea ha lanciato una campagna per diffondere tra le aziende tedesche i cv dei laureati italiani: pensi che si tratti di un’iniziativa utile?
“Direi di sì. I laureati italiani dovrebbero però sapere alcune cose del mercato tedesco, riguardanti i requisiti che un curriculum dovrebbe avere per essere preso in considerazione dalle aziende di alto livello. Prima di tutto, servono uno o due stage svolti durante il periodo di studi, almeno di tre mesi l’uno. Poi i voti, che contano relativamente, ma devono essere buoni. Infine, occorre parlare almeno due lingue, meglio se imparate in soggiorni all’estero: il tedesco non è strettamente necessario, ma bisogna conoscere l’inglese e un’altra lingua. Se nel proprio cv non compaiono questi tre requisiti, difficilmente si avrà accesso ad una grande azienda. Quando si costruisce la propria carriera bisognerebbe pensare a questi step: credo che queste siano regole d’oro, valide sia per la Germania che per l’Italia”.