Università

Mobilità, dentro e fuori dall’aula

22 Aprile 2011

Che il mercato del lavoro stia cambiando veste, diventando sempre più globale e privo di confini geografici è evidente. Ma il mondo della formazione sta facendo altrettanto? Si sta preparando a rispondere alle nuove dinamiche economiche, sociali e culturali espresse da imprese sempre più internazionali, laureati sempre più nomadi e mercati sempre più integrati? Lo abbiamo chiesto a Sergio Picarelli, Chief Sales Officer del Gruppo Adecco, a margine della Conferenza Internazionale, "Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterranea", promossa da AlmaLaurea e AlmaMater lo scorso 10 e 11 marzo a Bologna. "Credo, rispetto alla realtà formativa riscontrata negli altri paesi europei, che le università italiane, nonostante la loro ottima qualità, sia ancora poco attente alle esigenze attuali del mercato e della società" spiega Picarelli che dal 2002 lavora per la multinazionale nella Corporate di Zurigo. "AlmaLaurea- aggiunge Picarelli- svolge un lavoro che va nella direzione dell'internazionalità, aprendo il suo sistema all'area Euro Mediterranea permette di allargare gli orizzonti del mondo della formazione e dei laureati oltre il mercato nazionale".

Come sta cambiando oggi il mercato del lavoro?
"E' un mercato che sta diventando, senza ombra di dubbio, sempre più globale. Nel prossimo futuro, sarà uno dei settori dove le barriere geografiche conteranno sempre meno. In questo senso, parlare di mercato del lavoro limitandosi a una regione o una nazione diventa quasi anacronistico, soprattutto per lavori che non sono più legati al settore produttivo classico come quello della fabbrica: la mobilità credo sia la giusta chiave di lettura. In Europa, ad esempio, la popolazione sta invecchiando in modo esponenziale e questo provocherà da qui in avanti una richiesta sempre maggiore di figure professionali differenti, in momenti differenti, in paesi altrettanto differenti. Il lavoro non sarà quindi più riconducibile al luogo di nascita in cui il giovane si è laureato.  A maggior ragione ora, che è completamente mutato l'approccio al mercato del lavoro. Basti pensare che anche in paesi come l'Italia, dove c'è una "piazza" molto statistica, si vendono sempre più persone pronte a muoversi per ottenere un successo lavorativo o raggiungere una crescita professionale. Questo eliminerà qualsiasi concetto di cluster e di barriera geografica. E' evidente allora, che allargare il concetto stesso della formazione dall'Italia all'Europa, dall'Europa al Mediterraneo sia oggi indispensabile".

Il rapporto AlmaLaurea dice che il tasso di disoccupazione tra i laureati italiani, triennali e specialisti, nell'ultimo anno è aumentato, ma pone l'accento anche su fatto che chi si laurea ha comunque chance professionali e possibilità di carriera maggiori rispetto al giovane che si è fermato al diploma. Eppure, nelle università italiane il numero delle immatricolazioni è diminuito drasticamente nell'ultimo anno, dati Cun. Il punto è: la laurea è ancora una carta valida per entrare nel mercato del lavoro?
"I dati e le analisi statistiche sono da leggersi con molta attenzione. Vanno interpretate in modo corretto e razionale, altrimenti si rischia di prendere un abbaglio. Le faccio un esempio, se la popolazione invecchia come stiamo vedendo, il calo delle immatricolazioni nelle università è inevitabile, è un fatto fisiologico perché ci sono meno giovani di anziani. In questo senso, al di là della problematica sociale relativa al calo delle nascite, credo che l'università debba far fronte ai cambiamenti, mettendo sul tavolo un concetto di formazione diverso, percorsi di crescita professionale continui, capaci di garantire anche a persone più adulte di arricchire la propria professionalità. Sul fatto poi che la laurea sia un indiscutibile strumento di referenza per entrare nel mercato del lavoro, non ci sono dubbi. Ma la sua spendibilità cambia a seconda del paese che si prende in considerazione. Senza fare polemica, perché non vivo più da anni in Italia, credo quindi che il mondo della formazione andrebbe completamente rivisto per rispondere in modo adeguato alle mutate esigenze non solo del mondo produttivo, ma anche della società. In molti paesi, questo cambio di passo è già avvenuto. In Italia, mi pare di no". 

 In che modo potrebbe e dovrebbe cambiare il mondo dell'università italiana?
"Per diventare competitivo rispetto alle attese del mercato del lavoro, che, attenzione, non è più solo nazionale, ma globale, dovrebbe dotarsi di strutture educative molto più proattive rispetto a quelle che sono le tematiche del futuro. Inoltre, dovrebbe avere un approccio interculturale e una chiara consapevolezza del fatto che per avere laureati competitivi da inserire nel mercato del lavoro internazionale, si debba puntare in primis sulla conoscenza delle lingue. Sono messaggi importanti che purtroppo non vedo far propri dall'università italiana, per lo meno non ancora. Il punto è che se la formazione resta troppo radicata su se stessa, perde di vista quanto sta accadendo a livello globale e non aiuta gli studenti a inserirsi sul mercato. Cosa che non fanno gli atenei di altri paesi. Il mondo sta cambiando molto rapidamente e tutti devono adeguarsi imprese, persone e anche università".

In un mercato sempre più competitivo e globale come quello in cui viviamo oggi, crede che AlmaLaurea possa aiutare il mondo delle università ad avvicinarsi alle esigenze del mercato del lavoro internazionale, soprattutto euro mediterraneo?
"AlmaLaurea con le sue indagini e la banca dati dei laureati ha un approccio interessante che va nella direzione giusta, quella richiesta da un mercato del lavoro internazionale, sempre più dinamico e flessibile. Offre un servizio che aiuta i laureati che intendono inserirsi nel mondo del lavoro e da supporto alle imprese nella ricerca dei profili più rispondenti alle loro esigenze. In questo senso, più istituzioni operano in questa direzione, meglio è. Tuttavia, credo che oggi per essere veramente competitivi, si debba diventare al cento per cento internazionali, offrendo quindi anche opportunità professionali oltre confine".