Lavoro

“Non si vive di sole lettere”

27 Settembre 2011

Una passione per la letteratura russa e un grande spirito d’intraprendenza. Così Carlotta Viviani, classe 1974 e una laurea conseguita nel 1999 a pieni voti in Lingue e letterature straniere all’Università di Firenze, ha fondato, insieme ad altri colleghi, una cooperativa di traduzioni con specializzazione letteraria. Ma “la letteratura non dà il pane”, dice lei, che per guadagnare attualmente ricopre a tempo pieno per il Comune di Firenze il ruolo di responsabile nel settore delle risorse umane. Un consiglio ai giovani? Studiare le lingue all’interno di Facoltà come Scienze politiche, Studi internazionali, Scienze aziendali o diplomatiche, in grado di aprire più porte a carriere diverse e a eventuali concorsi nel settore pubblico

Come mai hai scelto lo studio della lingua e della letteratura russa?
“Si è trattato di una scelta dettata dalla curiosità personale più che dalle aspettative riguardanti il lavoro: ero spinta dalla volontà di studiare una lingua particolare rimanendo all’interno dell’offerta formativa proposta dall’Università di Firenze all’epoca della mia iscrizione. Sin dall’inizio ero consapevole della scarsità delle prospettive di lavoro legate alla specializzazione che stavo seguendo: nel settore umanistico, la conoscenza del russo non offre grandi possibilità perché le scuole in cui questa lingua è insegnata sono davvero poche. Ma anche in altri ambiti produttivi non ci sono grandi prospettive: ad esempio, i rapporti commerciali tra Italia e Russia si tengono per lo più in inglese, dunque anche in questo caso la conoscenza del russo aiuta ma non è indispensabile”.

Sei soddisfatta della qualità del percorso formativo che hai seguito a Firenze?
“All’Università mi sono trovata abbastanza bene e la formazione che ho ricevuto riguardo alla lingua e alla letteratura russa è stata di livello molto buono”.

Hai studiato anche in Russia e in Austria. Come sono state queste esperienze?
“Sono stata un paio di volte a Vienna e tre volte a Mosca, dove ho scritto anche la mia tesi di laurea. All’epoca, nella mia facoltà non si effettuavano scambi Erasmus per via della difficoltà nel riconoscimento degli esami svolti all’estero. Io, comunque, sono sempre partita con la copertura di borse di studio”.

Le esperienze di lavoro che hai fatto fino ad ora sono state attinenti al tuo percorso di studi?
“Ho sempre lavorato, anche quando studiavo. Due mesi dopo la laurea mi hanno assunta in un’importante azienda di organizzazione congressi, poi ho deciso di cambiare e di crescere, ho lavorato nel settore privato come responsabile per il commercio estero, poi sono approdata al pubblico dove ho iniziato ad appassionarmi per la progettazione europea. Quindi sì, ho avuto esperienze di lavoro in cui ho sfruttato le conoscenze acquisite all’Università”.

Hai seguito anche un corso di perfezionamento in traduzione letteraria: ti è stato utile nella ricerca del lavoro?
“Il corso mi è servito soprattutto perché, dopo averlo concluso, ho fondato insieme ad altri colleghi e amici una cooperativa di traduzioni, la prima in Italia, a cui oggi lavorano quasi una trentina di soci e diversi collaboratori. Come si evince dal nome della cooperativa, ‘Il nuovo traduttore letterario’, siamo specializzati in testi di scienze umanistiche e di letteratura ma ci occupiamo anche di traduzioni commerciali e di qualsiasi altro tipo. Purtroppo non si vive solo di letteratura e di traduzioni, e così svolgo un altro lavoro a tempo pieno che però non ha a che fare con i miei studi, ma conto di poter cambiare, crescere e migliorare. Dallo scorso dicembre, mi occupo di risorse umane per il Comune di Firenze, dove ho vinto un concorso”.

Alla luce del tuo percorso professionale, rifaresti le stesse scelte di studio?
“Rifarei lo stesso percorso, ovviamente in rapporto all’offerta formativa presente nel momento in cui mi sono iscritta all’università. Complessivamente sono soddisfatta, anche perché le scelte non si fanno solo sulla base di interessi professionali ma anche di interessi personali”

Che cosa consiglieresti, oggi, a un giovane interessato allo studio delle lingue straniere?

“Gli consiglierei di non focalizzarsi esclusivamente sull’aspetto umanistico della lingua, che dà accesso a carriere in questo momento particolarmente complicate, come quella di insegnante, e a poco altro. Gli consiglierei comunque di spendere la maggior parte del tempo all’estero per approfondire lingua e cultura e creare anche possibili opportunità professionali”.

Conosci il consorzio Almalaurea?
“L’ho conosciuto sul finire del mio percorso di studi e ho inserito il mio cv da neolaureata. So che ci sono persone che lo utilizzano spesso per la ricerca del lavoro”.