Lavoro

La passione per "l’altro da se"

18 Ottobre 2011

Mettersi in gioco in contesti diversi, spesso difficili e distanti chilometri dal nostro modo di pensare all’“occidentale”. Un’autentica sfida con se stessi che Matteo Crosetti, laureato in economia e commercio a Torino, non ha avuto paura di intraprendere. Anzi, l’ha fronteggiata a testa alta e con il sorriso sulle labbra. “Sono sempre stato affascinato da culture e tradizioni diverse, dall’idea di confrontarmi con le mentalità di altre popolazioni. Per arrivare a questo livello di conoscenza non basta però fare un viaggio, è troppo breve e non ti permette di andare al cuore delle cose”. Ecco allora che la passione si trasforma in un lavoro che piace e coinvolge. “Tutto iniziò quando andai in Cambogia, un’esperienza che mi fece capire cosa volevo fare dopo la laurea: lavorare nel mondo della cooperazione internazionale” racconta Matteo che dopo uno stage in Palestina è volato in India e poi nuovamente in Palestina, a Gerusalemme, dove oggi lavora come capo progetto per una Ong italiana, Oxfam Italia. “Mi sono formato sul campo, sia a livello professionale che personale mettendo a frutto tutto quello che ho imparato in questi anni e facendo leva sul mio spirito di adattamento”.

Com’è iniziata la tua passione per la cooperazione internazionale?

“Dopo la maturità scientifica ho deciso di iscrivermi al corso di laurea in Economia e commercio perché ero affascinato dalla macroeconomia e dall’idea di poter maturare una formazione che poi mi permettesse di viaggiare per conto di imprese private. Poco dopo ci fu la riforma del sistema universitario, avrei potuto cambiare passando dal vecchio al nuovo ordinamento, ma non l’ho fatto. All’epoca infatti avevo già indirizzato il mio percorso formativo scegliendo alcune materie di esame specifiche e vicine alle tematiche che più mi interessavano, ovvero macroeconomia e cooperazione internazionale. Tuttavia credo che la riforma in se per se sia un bene, ha portato alcuni vantaggi sia dal punto di vista formativo che professionale: in primis, avvicina di più i laureati al mondo del lavoro e alla realtà delle imprese. Resta la pecca della preparazione, spesso troppo frammentata e poco approfondita”.

Nelle scelte per il tuo futuro, la curiosità per culture e tradizioni diverse ha avuto la meglio. Com’è iniziato?
“Sapevo per esperienza che un viaggio di alcune settimane non era sufficiente per conoscere altri mondi. Durante gli studi andai in Cambogia per alcune settimane di vacanza dove conobbi dei ragazzi che lavoravano per una ONG in loco, e dopo essermi fatto spiegare in cosa consistesse il loro lavoro, mi fu subito tutto più chiaro: il mio sogno era lavorare nel mondo della cooperazione internazionale. Una volta rientrato, mi sono iscritto a un corso dell’Istituto di Studi Politici Internazionali a Milano per approfondire alcune materie legate al mondo della cooperazione e dello sviluppo: microcredito, project cycle managment, politiche internazionali e europee, Onu e altre affini. Nel frattempo, ho preparato la mia tesi di laurea in Economia dello Sviluppo portando come case study un progetto in Palestina dell’Ong Oxfam Italia (ex UCODEP) di Arezzo. Dopo la laurea e prima di partire per la Palestina, per lavorare su un progetto promosso dalla stessa Ong toscana, ho seguito un altro corso: International trainig course in Comparative Microcredit and Microfinance alla Scuola di Amministrazione aziendale di Torino per acquisire competenze e abilità anche nel campo di programmi di microcredito”.

Una volta conseguito il diploma sei partito per la Palestina.
“Tre mesi di stage nel 2007 con l’Ong italiana Oxfam Italia come assistente del capo progetto all’interno del programma di food security finanziato dalla Comunità Europea nei territori occupati palestinesi. Il mio lavoro si divideva tra le sedi di Gerusalemme, dove l'organizzazione ha l'ufficio, e la zona al Nord, Tubas, Jenin, Nablus e Valle del Giordano a cui il centro, creato con il progetto, fornisce ancora oggi i suoi servizi. Il mio compito era legato alla formulazione di business planning, ricerche di mercato su prodotti e servizi forniti dal centro e analisi dell’impatto che le nostre attività avevano sulle realtà in cui operavamo. Si trattava di sostenibilità economica, un progetto destinato alla promozione dello sviluppo di un settore chiave in Palestina, come quello dei piccoli ruminanti”.

Una volta rientrato sei partito subito per l’India?
“Grazie a un programma di scambio dell’università di Torino, sono stato selezionato per una Internship in microfinance per una Ong indiana, Prayas. Dopo solo due settimane dal mio rientro dalla Palestina sono volato in India per sei mesi come assistente project manager. Un’esperienza dura ma unica che mi ha dato moltissimo sia a livello professionale che personale. All’epoca ero infatti l’unico espatriato all’interno di un’organizzazione non italiana. E’ così che ho imparato cosa vuol dire muoversi in questo campo, adattandosi a situazioni totalmente differenti, lavorando con persone di altra nazionalità, con culture, usi e tradizioni diverse, vivendo in situazioni disagiate, in villaggi spesso senza luce e acqua. Un modo di vivere che ti segna e che non è facile da affrontare, bisogna saperci stare e serve una buona dose di adattamento. Ho visto molte persone mollare”.

Di che cosa ti occupavi?

“Visione, approfondimento e partecipazione in progetti di microcredito, risparmio e microassicurazione. Conoscenze aggiuntive in progetti di income generating activities, capacity building and health and education. Quello che facevo mi piaceva, era molto interessante. Ma, una volta scaduto il visto e rientrato in Italia, ricevetti una nuova proposta di lavoro”.

Così sei tornato in Palestina a lavorare sempre per l’Ong italiana, UCODEP, diventata oggi Oxfam Italia. In che cosa consiste il tuo lavoro?

“Sono coordinatore progetto di diversi programmi. Tra questi, uno dedicato alla creazione di un servizio di assistenza veterinaria di cui sono stato responsabile dal 2008 ad oggi: mi occupo della realizzazione e gestione di una rete di mangimifici comunitari attraverso il sistema di revolving fund; dell’organizzazione di corsi formativi per gli allevatori; della produzione e commercializzazione di latticini locali e italiani; ma anche della distribuzione di input produttivi come ricoveri per animali e mangimi e alla realizzazione di attività innovative come l’inseminazione artificiale e unità di fitodepurazione. I progetti sono stato implementati in tutta l’area della Valle del Giordano ed ha coinvolto le comunità beduine e di allevatori dei Distretti di Tubas, Hebron, Betlemme, Jericho e Nablus. In questi anni, il mio profilo professionale è cresciuto notevolmente: oggi mi occupo di quatto progetti collaborando con le più grandi organizzazioni mondiali del settore”.

Cosa consigli a chi come te vorrebbe intraprendere il lavoro nelle organizzazioni internazionali?
“Di studiare le lingue, francese o inglese almeno, perché capita spesso di entrare in contatto con membri della Comunità europea, e di seguire un corso specifico, al di la della laurea, che ti permetta di capire che cosa vuol dire lavorare in una Ong e all’interno di progetti internazionali. Per il resto, serve passione, capacità di lavorare per risultati e con tempistiche ristrette, una buona dose di adattamento e capacità di relazionarsi con gli altri, anche se gli altri sono persone totalmente differenti da te e lontane dal tuo modo di pensare”.

Cosa ne pensi del servizio offerto da AlmaLaurea: avvicina il mondo dell’università a quello imprese?
“Penso che il servizio offerto da AlmaLaurea sia uno strumento utile per avvicinare i laureati e le persone in cerca di nuove opportunità al mondo del lavoro. Allo stesso tempo, ritengo che sia una possibilità per farsi conoscere da quelle imprese che cercano profili specifici sui quali possono investire. Un servizio che aggiorni gli utenti interessati anche sull’eventualità di corsi di formazione mirati al miglioramento del proprio profilo professionale, in sintonia con quanto richiesto dal mercato, penso che in futuro potrà essere un ulteriore sviluppo per il servizio offerto da AlmaLaurea”.