Lavoro

“Più conoscenza nell’economia del dopo recessione”

26 Marzo 2012

Usare la conoscenza per bilanciare gli squilibri tra laureati e mondo del lavoro: è quello che suggerisce Nicole Smith del Center for education and workforce presso la Georgetown University di Washington, intervenuta al convegno “Dopo la laurea: studi ed esperienze di lavoro in Italia e nel contesto internazionale”. “È estremamente importante per noi – commenta Smith – capire il legame tra quello che si apprende e quello che succede una volta che ci si è laureati. Questo tipo di ricerca rappresenta, per le altre nazioni, un’opportunità per imparare e per trovare modi di ridurre la precarietà lavorativa, specialmente nell’economia del dopo recessione”.
Conoscere le dinamiche di ingresso nel mondo del lavoro da parte dei neolaureati, le loro aspettative e quelle delle aziende, aiuta anche a prevenire fenomeni come la “fuga dei cervelli”. “Ogni volta che i laureati non sono pagati quanto si aspetterebbero di guadagnare, emerge un problema di fuga dei cervelli – spiega Smith – , la questione è sempre centrale: devi creare i posti di lavoro perché i lavoratori più qualificati rimangano sul posto”.

Di seguito il testo integrale dell’intervista. Guarda un estratto video.

Una “società della conoscenza” prende i giovani e il loro destino come punto di riferimento per il futuro di ogni Paese. Pensa che il sistema di AlmaLaurea possa dare un buon contributo alla valorizzazione del capitale umano, specialmente per quanto riguarda i giovani? Crede che possa essere esteso ad altri Paesi, sia europei che extraeuropei?
“Penso che ciò che AlmaLaurea stia facendo sia estremamente importante. Che io sappia, un servizio di questo tipo non viene offerto in nessuna altra parte del mondo. Negli Stati Uniti abbiamo cercato di promuovere lo stesso sistema al livello dei singoli Stati, seguendo ciò che succede ai nostri studenti dopo la laurea. È estremamente importante per noi capire il legame tra la conoscenza, le capacità e le abilità che si acquisiscono nelle istituzioni post-secondarie e quello che succede una volta che ci si è laureati. Servizi come AlmaLaurea aiutano a migliorare la connettività tra il sistema dell’istruzione e il mondo del lavoro. Una volta che questi strumenti saranno implementati potremo diminuire la mancata corrispondenza tra gli studenti che si laureano e che, inizialmente, non sono in grado di inserirsi nel mercato del lavoro. Questo tipo di ricerca è estremamente importante e decisamente rappresenta, per altre nazioni, un’opportunità per imparare e per trovare modi di ridurre la precarietà lavorativa, specialmente nell’economia del dopo recessione”.

Pensa che un miglioramento della qualità del sistema educativo non seguito da una valorizzazione del sistema produttivo nazionale possa creare una dinamica di “fuga dei cervelli” da parte dei laureati?
“Ogni volta che i laureati non sono pagati quanto si aspetterebbero di guadagnare, emerge un problema di fuga dei cervelli, specialmente quando si è liberi di muoversi tra aree geografiche. Posso parlare in particolare degli Stati Uniti: molti Stati che non sono stati in grado di creare lavori tali da facilitare i titoli di studio conseguiti al loro interno, con stipendi paragonabili a quelli del resto del sistema, per questo hanno perso e stanno perdendo molti dei loro laureati di primo livello. È un grave problema. Posso fare degli esempi: il West Virginia è uno Stato in perdita, ha perso moltissimi laureati, che sono stati importati da Washington DC, Maryland, Virginia… questi sono gli Stati in cui è aumentato l’ingresso di laureati dal primo livello in su. Per cui, la questione della fuga dei cervelli è sempre centrale: devi creare i posti di lavoro perché i lavoratori più qualificati rimangano sul posto”.

Alla luce dell’attuale contesto globale, le barriere nell’accesso all’istruzione superiore e, più tardi, al mercato del lavoro, sono legate in modo persistente alle differenze di genere e tra generazioni, almeno nel contesto europeo. Cosa può dire degli Stati Uniti? Che tipo di azione si può intraprendere per promuovere le pari opportunità?
“La permanenza di opportunità da una generazione all’altra è qualcosa di cui ci preoccupiamo molto. Negli Stati Uniti, in particolare, una parte del problema ha a che fare con le questioni razziali e con il livello socioeconomico, per cui la mobilità intergenerazionale tende ad essere ciclica: se i tuoi genitori non hanno una laurea, tu hai meno possibilità di conseguirne una. Sono però in atto alcune politiche che iniziano nelle scuole superiori, perché il problema degli Stati Uniti è quello del completamento degli studi e di una efficace transizione all’educazione post-secondaria. Ciò che cerchiamo di fare è migliorare le istituzioni, aumentare la percentuale di chi si diploma alle superiori e passa all’università, fare in modo che gli studenti che provengono da condizioni sociali ed economiche più basse siano in grado di accedere all’educazione superiore mentre lavorano, per esempio, attraverso un tirocinio. Altrimenti, se vieni da una famiglia a basso reddito e non hai modo di guadagnare un po’ di soldi, allora hai meno possibilità di accedere all’istruzione post-secondaria. Negli Stati Uniti stiamo passando a un sistema di certificati educativi a breve termine: acquisisci un certificato nel giro di un anno, entri a far parte della forza lavoro e vieni pagato per ciò che fai, cominciando da lì a costruirti un percorso professionale”.

 

 

Questa pagina è disponibile in altre lingue: