Lavoro

La professione a cavallo tra le culture

23 Febbraio 2011

"Un ingegnere non deve chiudersi mai in un ruolo, ma restare sempre aperto ad altre possibilità".
Un precetto che Kriss Iacopini, 31 anni, laureato in ingegneria per l'ambiente e il territorio a Firenze, ha messo in pratica nella sua professione, volando prima in Arabia Saudita, poi Qatar e infine in Romania per ASTALDI s.p.a. "L'università ti permette di avere quella la forma mentis che ti serve una volta entrato nel mondo del lavoro" spiega Kriss che le sue doti le ha messe alla prova negli ambienti più disparati. "Sono stato a contatto con moltissime popolazioni e culture diverse, non è sempre facile, ma ti permette di sperimentare i tuoi limiti".

Partiamo dalla scelta dell'università, come ti sei trovato?
"Mi sono iscritto alla laurea in ingegneria dell'ambiente e del territorio all'ateneo di Firenze. Un ottimo iter formativo, le materie che studiavo erano interessanti, soprattutto negli ultimi anni di corso. All'epoca, mi era stata offerta l'opportunità di passare al sistema riformato, ma ho preferito rimanere al vecchio ordinamento: non volevo frammentare il corso di studi. Credo infatti che la continuità dell'attività didattica sia un aspetto fondamentale: la consideravo un fiore all'occhiello del nostro sistema accademico perché ti permetteva di maturare una forma di ragionamento utile non solo a livello professionale, ma anche nella vita di tutti i giorni. Il che, non toglie che tra università e mondo del lavoro ci sia ancora un abisso: la riforma è nata con lo scopo di colmare dei gap, riformare i sistemi politici universitari e cercare una maggiore integrazione tra università e mondo del lavoro, ma sulla frammentazione nutro una certa perplessità. Ricordo che in passato siamo stati molte volte lodati per la nostra preparazione, contribuendo allo sviluppo di importanti progetti anche in ambito internazionale".

Nella tua tesi di laurea che argomenti hai affrontato?
"
Ho svolto una tesi sperimentale al dipartimento di Idraulica sulla modellazione e monitoraggio dell'erosione degli alvei in roccia nel bacino dell'alta Versilia. In altre parole, studiavo l'apporto solido derivato dai torrenti montani. Sono partito dai risultati raccolti da una ricerca americana che non era ancora stata esportata in Italia. E' stato molto interessante, anche se poi ho trovato lavoro in un ramo diverso, civile e trasporti".

Appena laureato che cosa hai fatto?
"Ho seguito un corso per le norme di sicurezza sui luoghi di lavoro e mi sono iscritto all'albo degli ingegneri dopo aver dato l'esame di stato. Poi, mi sono messo a caccia di un lavoro: all'epoca, eravamo agli albori della crisi e non ho avuto grosse difficoltà. Nel giro di un mese avevo un'occupazione. Ho cominciato a collaborare come libero professionista per uno studio di progettazione di Firenze. Mi occupavo soprattutto di ingegneria in campo edile, e di infrastrutture, come disegnatore di Autocad. L'attività mi piaceva, ma il passaggio dal mondo dell'università alla realtà dell'impresa non è stato indolore. Inizialmente, ero spaesato, mi mancavano alcune abilità pratiche e competenze che non si maturano certo nelle aule universitarie, anzi spesso esulano dagli studi che hai fatto. Mi riferisco, ad esempio, a conoscenze di carattere economico e normativo che si apprendono solo lavorando".

Intanto facevi domande per trovare lavoro all'estero?
"Volevo fare qualche esperienza oltreconfine. A dicembre del 2007 sono stato assunto da ASTALDI s.p.a. proprio per lavorare all'estero. Prima, come inviato in Arabia Saudita per 13 mesi, poi, in Qatar. Svolgevo un ruolo di coordinamento interno, di interfaccia tecnica con la direzione lavori e la committenza, per riassumere operavo nel "problem solving". E' un compito complesso: vivevo nel deserto ed ero a contatto con moltissime popolazioni, non solo arabi, ma anche filippini, bengalesi, indiani, di solito assunti come manodopera. Oggi, sono in Romania come responsabile ufficio tecnico per la riabilitazione di una ferrovia. Il mio lavoro mi piace, mi permette di entrare in contatto con culture diverse. Anche se questo richiede, oltre che ottime doti linguistiche, grandi capacità di adattamento".

Cosa ne pensi di quello che sta accadendo in Egitto e in Tunisia?
"La popolazione vuole cambiare. Cambiare le regole di una politica troppo conservatrice, che ha sottovalutato la globalizzazione, l'introduzione di internet e che non è in grado di contenere una disoccupazione crescente, specie tra i giovani, di ridurre una povertà diffusa e frustrante, di avviare una politica economica interna brillante e dinamica. Gli studenti, per primi, percepiscono i limiti del loro paese, e per primi chiedono di cambiare, di costituire nuove regole e nuove basi. Sono consapevoli che la loro religione non sia di ostacolo a un tale cambiamento, ma possa e debba integrarsi con esso. Le società straniere realizzano infrastrutture che sono fondamentali per lo sviluppo, importano tecnologie che ne aumentano il tenore di vita, sono un beneficio e un supporto importante per questi paesi. Spetta alla politica creare una distribuzione diffusa di ricchezza interna, percepibile da tutta la popolazione, con un indotto qualificato e strutturato, capace di coadiuvarsi con le imprese straniere che operano sul loro territorio".

Cosa ne pensi della Romania nell'Unione Europea?
"In base alla mia esperienza, posso solo dire che le cose stanno andando troppo in fretta. Lo sviluppo economico che questo paese sta conoscendo grazie agli investimenti dell'UE manca di una struttura politica, sociale ed economica comparabile con i modelli e i sistemi legislativi europei. Le leggi, le regolamentazioni, gli standard tecnici di un paese devono essere rivisti e riformati, per poter essere idonei al recepimento delle direttive comunitarie, altrimenti si lascia spazio a incompatibilità che potrebbero condurre a speculazioni accentuando il divario tra poveri e ricchi. È possibile che tante realtà locali si trovino impreparate a tali cambiamenti e che necessitano di tempi più idonei per adeguarsi. Forse esagero in questa mia analisi, ma la realtà lascia trasparire questo, e molti che ieri erano poveri oggi lo sono ancora di più".

Torneresti in Italia?
"Non mi chiudo nessuna porta a priori, ma all'estero le possibilità di fare carriera e di acquisire sul campo una buona professionalità sono notevolmente superiori. Mi piacerebbe mettere a disposizione la mia professionalità anche nel mio paese, qualora ci fosse la possibilità, anche se noto una certa difficoltà nel realizzare grandi opere".

Pensi che AlmaLaurea sia un sistema utile per avvicinare laureati e mondo del lavoro?
"Sì, è importante e positivo che ci sia un confronto per sfumare il più possibile la linea di separazione tra il mondo accademico e il mercato del lavoro. Auta a far sì che la formazione si allinei alle esigenze del mondo produttivo e che la professionalità e le esperienze siano acquisite e recepite dai metodi di studio".